Superospiti all'Ariston: zero attori, quattro star musicali

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Fonte: Il Giornale

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Televisione
  lunedì, 28 gennaio 2008
 00:00
Ovvio che il via vai sia ancora continuo: al Festival manca un mese e quindi figurarsi quanti contatti tra organizzatori, manager e case discografiche. Obiettivo: superospiti. Regola: non esagerare, bastano le canzoni in gara. Perciò quest’anno all’Ariston non arriveranno gli attoroni hollywoodiani, niente John Travolta in aereo privato (però cachet pubblico) o tantomeno Sharon Stone in abito lunghissimo (ma cortissima apparizione). E anche le megastar del pop saranno a scartamento ridotto, segno impietoso dei tempi che corrono. Certo, tutto dipende da Pippo Baudo che (giustamente) ha concentrato l’attenzione più sulle canzoni in gara e meno sugli orpelli scintillanti che di solito le circondano, ossia comparsate inutili e soprattutto pagate a peso d’oro.

Quattro grandi cantanti internazionali, uno per serata (a parte il venerdì). D’altronde le cose vanno così e, vuoi per l’asfissia delle major discografiche (la Universal non ha proposto nessun cantante), vuoi per il calendario obiettivamente sfortunato (sono pochi i grandi artisti con un cd in uscita contemporaneamente al festival), bisogna accontentarsi. E allora il nome più sorprendente tra quelli in procinto di apparire sarà Leona Lewis, una ventitreenne che in Gran Bretagna è già un fenomeno di quelli che arrivano ogni dieci anni. Per intenderci, il suo album Spirit, una miscela di pop e soul molto patinato, è uscito a novembre e in una settimana ha venduto quasi un milione e mezzo di copie, roba da età dell’oro della discografia. Adesso che il singolo Bleeding love viaggia bene anche in Italia è il momento giusto di conoscerla, tanto più che sta per debuttare anche qui lo show che l’ha fatta decollare.

Se non fosse per l’edizione inglese di X Factor (a marzo su Raidue), Leona Lewis sarebbe ancora nel mondo dei sogni, altro che superstar. E invece ha vinto la quarta edizione del talent show e adesso per la Sony Bmg vale tanto oro quanto canta, è una delle poche novità che meritano l’applauso e sulla bilancia del marketing forse pesa più di Beyoncé. All’Ariston in abito da sera farà la sua bella figura, tanto più che è di origini italiane e figurarsi se Pippo non ci piazzerà anche questa domanda nell’intervistina di rito. Chi avrà un po’ di meno da raccontare sono i Duran Duran, che a Sanremo sono ormai di casa e, se verranno, spiegheranno tutt’al più che sapore ha il pop a cinquant’anni (Simon Le Bon li compirà a ottobre). Molto più giovane è Peter Cincotti, che pure lui è di origini italiane, si è fatto un nome con le sue ballate jazz e per questo la Warner lo ha proposto a Sanremo: ma non è tra i più probabili.

D’altronde i candidati all’ospitata sono tanti, ma ancora pochi i sicuri. E, cancellati James Blunt e Michael Bublè (che erano stati richiesti dagli organizzatori), irraggiungibili i vari Madonna o Bruce Springsteen, rimangono Alicia Keys, Ben Harper, Avril Lavigne e Lenny Kravitz, che tra tutti è il più probabile se non altro perché proprio a ridosso del Festival pubblicherà il cd It is time for a love revolution.

Chi invece è vicino al sì è Annie Lennox, lei però nel ramo duetti. Quest’anno infatti la serata del giovedì sarà destinata agli incontri tra cantanti in gara e ospiti: e lei potrebbe duettare con i Tiromancino di Federico Zampaglione, che hanno un brano molto personale e, si dice, molto bello. Perciò, come vedete, il Festival prova a lasciar perdere l’eccesso di paillettes che negli anni scorsi ha fatto sgolare i puristi e si concentra sui cantanti, che sono poi la sua ragione sociale. E difatti nella serata del venerdì, quella che da un po’ di anni è una sorta di omaggio alla canzone italiana (grazie Tony Renis), il livello qualitativo si alzerà di molto.

Dovrebbero arrivare Antonello Venditti, che a giorni darà l’annuncio ufficiale. E poi Fiorella Mannoia in fase carioca, Giorgia, che attraversa un vivace momento creativo, e forse Gianni Morandi che all’Ariston vorrebbe ripetere quel «Grazie a tutti» che è il titolo del suo ultimo ciddì. Discorso a parte per Lorenzo Jovanotti che accetterà solo se gli viene «l’idea per fare un bel pezzo di tv». E, da quello che si sente dire, l’ispirazione giusta è già dietro l’angolo. Coraggio.

Paolo Giordano
per "Il Giornale"
(27/01/08)

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