Mimun: ''Rimango in Mediaset, non torno a Saxa Rubra''

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Fonte: Il Sole 24 Ore

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Televisione
  sabato, 26 aprile 2008
 00:00

MiLa strada tra Rai e Mediaset la conosce bene. L'ha già fatta tre volte, avanti e indietro. Clemente J. Mimun - romano, 55 anni, figlio di un libico scampato alle persecuzioni contro gli ebrei, e di un'ebrea romana - entra alla Rai nel 1983 con la segnalazione di Claudio Martelli, in quota socialista nel telegiornale democristiano.

Nel 1992 passa a Mediaset, è tra i fondatori del Tg5, del quale diventa vicedirettore. Nel 1994 è di nuovo a Saxa Rubra, alla guida del Tg2, per poi passare nel 2002 a dirigere il Tg1. «Cacciato da Prodi» - come ricorda - torna sulle reti berlusconiane nel luglio del 2007, alla direzione del Tg5.

A favore di Mimun ci sono gli ascolti, che ha sempre ottenuto. I suoi critici sottolineano invece la sua vicinanza con il centro-destra e gli rinfacciano il "panino": il servizio del telegiornale che infila l'opposizione tra Governo e maggioranza. Ma Mimun è quasi stanco di ripeterlo: «La regola dei due terzi è stata introdotta dall'ex presidente Rai. Roberto Zaccaria».

Dopo la vittoria elettorale di Berlusconi, si sta preparando al gran rientro alla Rai?
"No, nel modo più assoluto. Sto bene dove sono. Al Tg5 si lavora con la massima libertà e i risultati che otteniamo vengono considerati e premiati. Il tam tam delle nomine è iniziato da un pezzo, ma io non c'entro niente".

Eppure in un recente fuori onda, proprio sulle reti Mediaset, era lei a parlare del Tg2 e della Rai.
"Ma no, quelle trasmesse da Striscia erano chiacchiere da bar. Parlavo di una sfida impossibile: quella di dirigere una rete e un telegiornale nello stesso tempo. E mi è scappato, senza pensarci, il riferimento al Tg2. In futuro starò più attento alle telecamere, soprattutto quando sono spente, o sembrano spente."

In mezzo a tanti complimenti nei suoi confronti, Pier Silvio Berlusconi ha detto che lei non sarebbe adatto a « fare l'anchorman e che ne avete parlato con serenità».
"Con i vertici del gruppo c'è un rapporto ottimo. Vorrei che fosse chiaro: con Pier Silvio Berlusconi, con Fedele Confalonieri e con Giuliano Adreani c'è totale sintonia sul piano professionale e un legame amichevole su quello personale"

In passato quando Berlusconi ha vinto le elezioni, nel 1994 e nel 2001, a lei è stato affidato un telegiornale Rai, una coincidenza?
"Guardi, quando cambiano i governi alla Rai cambiano i direttori dei telegiornali. Chiunque vinca le elezioni. A volte sono diversi i tempi: nel 2001 Berlusconi ha atteso un anno prima di modificare i vertici delle testate; nel 2006 Prodi ci mise solo quattro mesi a farmi fuori."

Come giudica l'informazione in Italia. I giornali sembrano non capire più il Paese, a cominciare dalle ragioni di chi vota Lega. E la televisione?
"
Non me la sento di accusare i giornali, perché nessuno aveva capito come avrebbero votato gli italiani. Sondaggi, sociologi, politici, anche Grillo: nessuno aveva capito. Per capire bisogna conoscere la pancia del Paese: i giornalisti navigano su internet ma non prendono il tram".

Cosa ha in mente per il suo Tg5?
"Abbiamo completato il riassetto tematico del Tg5: gli spazi all'economia e alla politica, hanno dato peso al giornale e ci hanno fatto guadagnare autorevolezza. Ora dobbiamo rinnovare contenuti e confezione; e poi completare il lavoro con l'organizzazione. Ci vorranno ancora un paio d'anni: voglio realizzare un telegiornale che renda la concorrenza antiquata, voglio che gli altri siano costretti a inseguirci."

Luca Veronese
per "Il Sole 24 Ore"

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