Germania, polemiche per il reality show che scova presunti pedofili

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Fonte: corriere.it

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Televisione
  domenica, 10 ottobre 2010
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Format scandaloso, mancata informazione, programma giuridicamente spinoso. Sono solo alcune delle critiche piovute sulla nuova serie "Tatort Internet" ("Internet, scena del crimine"), in onda in Germania sulla rete Rtl 2. Dieci puntate in prima serata dove la parte dei cattivi la fanno i presunti pedofili nascosti dietro il monitor di un pc. Quella dei buoni, reporter e psicologi che lavorano in collaborazione con la polizia, usando come esca delle volontarie che si fingono adolescenti.

TV DEL CETO BASSO - In Germania sono noti come "docu-reality", programmi che attingono dal "Grande Fratello" e sfruttano il linguaggio tipico delle fiction. "Tatort Internet - Schützt endlich unsere Kinder" ("Internet, scena del crimine: proteggete finalmente i nostri figli") è partito giovedì scorso sulla privata Rtl 2, non certamente nuova a propinare al pubblico tedesco format di dubbio gusto, al limite del trash. La rete commerciale, che tra i suoi cavalli di battaglia dispone appunto del Big Brother e di una serie infinita di talent, nell'agosto scorso ha licenziato la responsabile dell'intrattenimento, annunciando di volersi togliere di dosso l'immagine di "rete del ceto inferiore" e puntare su programmi di qualità. L'intento, però, è riuscito solo a metà.

SHOW STANA-PEDOFILI - «Gli inquirenti mettono in guardia dalla scena del crimine più grande al mondo: Internet». Inizia con questo avvertimento lo show di un'ora e un quarto che trasforma la caccia al pedofilo in una gogna pubblica e incolla al teleschermo i tedeschi. Prima scena: un'anonima abitazione in periferia a Monaco di Baviera, in realtà, riempita con decine di telecamere nascoste e adibita a studio televisivo. Fuori dalla porta il reporter e la troupe in attesa della prima preda: Stefan, un cinquantaquattrenne padre di famiglia è convinto di incontrare qui la 13enne Julia. In realtà l'esca è un'attrice diciottenne che si era costruita un falso profilo su una chat. I poliziotti sono nascosti dietro casa e la giornalista di Rtl 2 è pronta con il microfono. Il tutto montato in un clima di pathos crescente e parossistico. In sovrimpressione scorrono alcuni estratti delle conversazioni tra il predatore e la ragazzina, mentre una musica inquietante accompagna la visione dello spettatore.

Appena il presunto pedofilo suona al campanello di casa la giornalista salta fuori, lo bombarda di domande e lo confronta con i messaggi compromettenti scambiati sul web con la finta 13enne: «Non ti vergogni di quello che stavi per fare?»; «Diresti queste cose ai tuoi figli?»; «Perché lo fai, come reagirebbe tua moglie se lo scoprisse?». L'uomo, visibilmente imbarazzato e turbato, è reso irriconoscibile e la sua voce è distorta. Nega però di essere venuto per fare sesso: «Passavo di qui per visitare un cantiere», l'improbabile giustificazione. Dopo il lungo e a tratti duro confronto con la reporter, il potenziale predatore viene infine consegnato nelle mani degli agenti e portato via.

CACCIA ALL'UOMO - Per la puntata d'esordio a commentare in studio c'era una testimonial d'eccezione: Stephanie zu Guttenberg, moglie del ministro della Difesa Karl-Theodor zu Guttenberg e presidente dell'associazione internazionale a tutela dei minori "Innocence in Danger". Dai critici televisivi e da gran parte dei giornali il prodotto, ispirato al format americano della Nbc "To Catch a Predator", è stato bocciato senza appello.

Spiegel Online parla di tv-trash: «Invece di informare genitori e bambini, lo scandaloso format spinge su effetti scioccanti a buon mercato»; per il Kölner Stadt-Anzeiger è una pericolosa «caccia all'uomo». Altre critiche si concentrano sull'aspetto giuridico con la pubblicazione in parte dei dati personali degli arrestati. Altri contestano al programma di non approfondire l'ambito della vittima, insomma di non comunicare quelle regole che possano evitare ai bambini di diventare poi effettivamente un'esca per i predatori. Inoltre, sottolinea la Süddeutsche Zeitung, «Internet non è il solo luogo dove avvengono questi crimini: le statistiche ci dicono che l'80 per cento degli abusi sessuali si verificano in ambito familiare o nell'ambiente sociale».

"Tatort Internet" è partito con una discreta audience di 1,34 milioni di spettatori. La seconda puntata si concentrerà su due insegnati delle medie sospettati di essere pedofili. Certo, anche per loro vale il principio di presunzione di innocenza sino a quando non si comprovi la reale colpa di un crimine. Ad ergersi a giudice in questo caso è però ancora una volta la televisione. E la sentenza sembra già scritta.

Elmar Burchia
per "corriere.it"

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