L'accordo sul digitale in Sardegna apre nuove prospettive industriali

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Fonte: Il Corriere delle Comunicazioni

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Digitale Terrestre
  domenica, 03 febbraio 2008
 00:00
Nei giorni scorsi il tavolo tecnico sulla pianificazione delle reti digitali terrestri della Sardegna voluto dal ministro Gentiloni e gestito dall'Agcom si è concluso con un accordo da parte di tutti gli operatori. Molti commentatori hanno a ragione scritto che finisce così il far west italiano delle frequenze. E vero. Ma non basta. In realtà l'accordo raggiunto porta con sé molti risultati positivi, tecnici, politici e soprattutto industriali.

I vantaggi tecnici sono diversi. L'Italia sceglie una pianificazione isofrequenziale, ovvero una rete su una sola e identica frequenza ovunque. Si tratta di una scelta tecnica avanzata, che si è imposta come l'unica in grado di risolvere il caos delle frequenze attualmente in uso in Italia, e che neanche paesi europei con situazioni molto più semplici di quella italiana hanno finora scelto. Quindi il nostro Paese, paradossalmente, di fatto va ad occupare una posizione di avanguardia sull'uso dello spettro in Europa.

Altro vantaggio conseguenza dell'isofrequenza è che tutti gli operatori, anche le tv locali, avranno garantita la loro copertura analogica, con  significativi ampliamenti di copertura, inoltre le tv locali avranno ognuna un Mux digitale, con la possibilità di ampliare l'offerta o di vendere banda. Infine, l'Italia pianifica l'uso dello spettro rispettando gli accordi internazionali. Questo rappresenta il dato politico più importante. Come è stato possibile il raggiungimento di questo risultato?

L'accordo è stato possibile perché le imprese televisive, nazionali e locali lo hanno voluto. Sul piano tecnico gli artefici dell'accordo sono stati gli ingegneri delle principali aziende televisive, Bianca Papini per TiMedia, Marco Mezzetti di Elettronica Industriale, Roberto Serafini della Rai coadiuvati dal lavoro di Antonio Sassano direttore della Fondazione Bordoni. Dimostrando che quando si vuole, l'Italia possiede competenze di grande rilievo anche per risolvere situazioni considerate caotiche.

Mentre sul piano politico l'accordo è maturato in lunghi mesi di discussioni ed approfondimenti tra le imprese raccolte nell'Associazione Dgtvi. Il ministro e Agcom hanno capito che l'accordo tra le imprese era possibile, che andava coltivato ed accompagnato perché avrebbe risolto anche i loro problemi.

Per l'Autorità avere finalmente un vero Piano delle frequenze che non rimanesse sulla carta come in precedenza avvenuto, e per il ministro siglare un accordo mai raggiunto in Italia che facesse rientrare il Paese nella legalità internazionale. Ma perché gli imprenditori televisivi che considerano le frequenze un bene prezioso, al pari dei loro stessi figli, hanno deciso di mettere tutto in discussione? La verità è che la svolta digitale rappresenta un cambio di paradigma anche per il pietrificato mondo televisivo italiano: permette alle imprese di definire il valore del bene "frequenza" e di avere un assetto stabile, senza interferenze e contenziosi, con un ampliamento di copertura e, soprattutto, con aumento di capacità trasmissiva.

La capacità resa disponibile dalla digitalizzazione apre un nuovo scenario industriale. Come valorizzare economicamente questa nuova ricchezza? Che tipo di servizi aggiuntivi trasmettere? Cambia il modo di intendere l'impresa televisiva. Finisce l'impresa verticale, con l'imprenditore che si occupa di tutto, e la gestione della rete diventa un business autonomo, per di più a rendimento certo e costante e che fa gola a molti.

Ma la svolta digitale richiede alle imprese televisive competenze nuove. Sul piano tecnico la gestione di una rete SFN (isofrequenza) è diverso e più complicato, la valorizzazione della capacità trasmissiva richiede competenze manageriali più sofisticate, valorizzazione dell'asset ed una nuova gestione finanziaria. In pratica, una nuova cultura imprenditoriale. Ecco perché tutti sono costretti a mettersi in gioco e a trovare nuove forme di collaborazione.

Lo scenario più interessante è quello che si giocherà attorno al consolidamento di alcuni grandi poli di attrazione che costituiranno i nuovi operatori di rete. È possibile immaginare che i poli aggregatoli saranno Elettronica Industriale (Rti), da una parte, Rai Way dall'altra, con l'incognita di un grande attore straniero, gli spagnoli di Abertis o i francesi di TDF, ormai presenti da mesi in Italia per studiare la situazione ed il modo per entrare sul mercato italiano.

Cercheranno di mettere le mani su pezzi pregiati di rete, comprese le torri degli operatori mobili, mentre tra i televisivi il pezzo più ambito è la rete di Telecom Italia Media con i suoi 4 mux. Un nuovo mercato, grandi operatori di rete che gestiranno contemporaneamente servizi finora separati, di telefonia fissa, mobile e televisione. Una vera concorrenza. Forse è la volta buona.

Enzo Lima
per "Il Corriere delle Comunicazioni"
(28/01/08)

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