Miriam Pisani (Mediaset): ''Iris, nicchia economica sul DTT''

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Fonte: L'Opinione

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Digitale Terrestre
  domenica, 29 giugno 2008
 00:00
Per molti ma non per tutti. Per quelli che non sopportano la televisione generalista accusata di ogni nefandezza socio culturale l’alternativa c’è.

Di nicchia, elegante, sul digitale terrestre e senza spendere un euro. Non se n’è parlato molto e il palinsesto non ha ancora fatto la sua comparsa nelle pagine dedicate ai programmi televisivi. Eppure c’è più di un motivo di curiosità il primo è che a capo di Iris c’è la prima donna direttore di rete di Mediaset.

Unica donna. Difficile lavorare in un universo maschile?
A livello di lavoro non ho mai avvertito una significativa differenza nei rapporti. O, per lo meno, non percepisco questa divisione tra manager (uomini) e operative (donne). Certo devi impegnarti, importi e magari devi insistere un po’. Ma forse sono stata fortunata perché ho lavorato con manager che erano anche persone, normali.

Parliamo di Iris che appare diverso dalla televisione generalista.
Certo. Abbiamo mission diverse. A noi non tocca consegnare un’audience a una concessionaria. E, visto che siamo in onda da fine novembre, ci stiamo divertendo in questa fase che definirei “sperimentale”. Ma per fortuna “giochiamo” con una library di 1.000 film che abbiamo in casa e non rincorriamo il box office perché ci siamo mappati in modo del tutto diverso: Iris è cinema d’autore e abbiamo impostato un palinsesto fisso per i prossimi 2 anni in modo da creare quella che viene abitualmente definita come “abitudine al consumo”.

Oltre a un repertorio di film d’annata che cosa caratterizza Iris?
Le rubriche culturali. Noi privilegiamo e diamo più spazio in orari più accessibili a quello che va in onda su una rete generalista magari solo a tarda notte. Ma il cinema è l’elemento caratterizzante e di cinema parlano le rubriche di opinionisti come Anna Praderio, Carlo Rossella, Piera Detassis e i due fratelli Vanzina e Gian Arturo Ferrari. Oltre al cinema però, al venerdì, c’è lo spazio riservato al teatro e, in autunno, una stagione di concerti in prima serata e di opera lirica.

Non temete di diventare una rete di nicchia?
Dobbiamo essere un’alternativa, questa è la nostra mission, altrimenti farenno solamente una copia di quello che fanno tutti gli altri. Un’ottava rete generalista davvero non servirebbe. Inoltre tra poco più di due settimane (il 14 luglio, ndr) ci sarà anche la Rai con la sua offerta digitale.

In compenso fate a tv a basso costo.
Perché ci riusciamo e perché abbiamo moltissimo materiale a disposizione che possiamo valorizzare liberamente. Certo, se si escludono i costi fissi della struttura, siamo davvero a basso a costo.

Finora non avete molta visibilità, come intendete organizzarvi per far conoscere al pubblico la programmazione?
I primi mesi è stato il tam tam, il passa parola. Ora siamo presenti con il palinsesto sui settimanali televisivi e ci stiamo organizzando per mettere in rete sul nostro sito, a partire da luglio, i dettagli dei programmi. Stiamo anche studiando azioni mirate con la free press e poi cercheremo di farci spazio anche sui quotidiani, soprattutto nelle aree “all digital”.

Vi siete fatti un’idea del pubblico che vi segue?
Non abbiamo, come sapete, dati Auditel, tuttavia dai ritorni che ci riporta il marketing ci sembra di avere un pubblico molto allargato come età. Oltre la fascia commerciale che va dai 15 ai 64 anni. C’è anche una componente di studenti universitari che scelgono film d’autore che altrimenti non avrebbero opportunità di vedere altrove.

Nel palinsesto troverà spazio anche l’informazione?
Abbiamo “sposato” Paolo Liguori e il suo TgCom. Ne mandiamo in onda cinque edizioni al giorno e in più abbiamo una rubricata in esclusiva curata dallo stesso Liguori sul cinema.

Alessandra Mieli
per "L'Opinione"
(26-6-08)

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