Dahlia, perdite per 25 milioni di euro nel 2010: batosta da 100 mln per svedesi e americani

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Fonte: Digital-Sat (original)

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Economia
  mercoledì, 10 agosto 2011
 17:13

L'ultimo "addebito" è di lunedì scorso con i 5 mila euro di multa decisi dall'Autorità Antitrust per non aver informato a dovere i clienti della situazione societaria. Stiamo parlando di Dahlia Tv, emittente pay del gruppo Wallemberg nata nel marzo 2009 e messa in liquidazione ad inizio 2011 dopo aver accumulato perdite su perdite.

E' Italia Oggi a quantificarle: 25 milioni di euro nell'anno 2010 e altri 21 milioni nel 2009. Un disastro per gli azionisti, a cominciare dai già citati Wallemberg che con il fondo statunitense Constellation sono arrivati fino a 100 milioni di euro persi nell'operazione. Anche Telecom Italia Media non ride a fronte dei 5,7 milioni persi a fine 2009 e ai 3 milioni versati nel 2010, senza considerare le svalutazioni. Per TI Media il danno è rappresentato anche dai 13,4 milioni di euro mancanti dall'attività di operatore di rete dato che ospitava i canali Dahlia sul suo secondo multiplex nazionale.

I dati riportati dal quotidiano economico provengono in buona parte dai dati diffusi dall'Antitrust nelle premesse del procedimento che ha portato alla sanzione: al 25 febbraio 2011 erano rimaste solo 174.292 tessere attive, di cui 32.436 abbonati e 141.856 prepagati. A motivare queste cifre sono riportate alcune dichiarazioni dell'ex ad Fabrizio Grassi: «Quando siamo partiti, nel marzo del 2009, abbiamo ereditato circa 120 mila tessere dell'offerta a pagamento di La7. Poi abbiamo iniziato a vendere le nostre tessere, tra agosto e novembre 2009. I diritti di visione di quello tessere sono scaduti quasi tutti nel novembre del 2010. A quel punto quasi nessuno ha più rinnovato, visto che nell'estate 2010 avevamo perso i diritti su squadre dì calcio strategiche come Fiorentina e Palermo, e quindi ecco spiegate il crollo».

Fabrizio Grassi, ex amministratore delegato di DahliaLa ricostruzione di Italia Oggi appare plausibile: «con i conti in rosso e gli abbonamenti in forte calo, gli azionisti hanno cominciato a litigare». Gli svedesi chiedevano una maggiore partecipazione di Telecom, invito declinato più volte da Giovanni Stella che non intendeva rituffarsi nell'avventura pay da cui era uscito poco tempo prima, preferendo l'attività di operatore di rete. Gli americani - rivela Italia Oggi - «sarebbero stati disponibili a proseguire, in attesa del beauty contest dove avrebbero potuto valorizzare le frequenze, stimate attorno ai 100-150 milioni di euro, nella scia di quanto fatto tempo prima in Italia da Tarak Ben Ammar. Alla fine si è preferito chiudere baracca e burattini, ritirandosi dal tavolo di gioco prima che le perdite assumessero dimensioni ancor più pesanti».

Chi si chiede che fine abbia fatto Fabrizio Grassi, l'ex amministratore delegato di Dahlia, sappia che si è trasferito a Londra dove si è occupato delle produzioni televisive di alcuni match di rugby per la Bbc e ha di recente inaugurato un sito a pagamento per la preparazione ai test di ammissione all'università.

Giorgio Scorsone
per "Digital-Sat.it"

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