I video sul web schiacciano il tradizionale valore della tv

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Fonte: Il Sole 24 Ore

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Internet e Tv
  domenica, 10 febbraio 2008
 00:00

Google, Yahoo!, Msn-Microsoft: la posta in gioco - la leadership tra motori di ricerca, il buco da cui entrare nell'altro mondo della rete - sarà sempre più dipendente dai video.

Tre sono i grandi cambiamenti di scenario nel consumo di audiovisivo, secondo la relazione di Erik Lambert, esperto di tecnologie e comunicazione, al festival Eurovisioni, svoltosi a Roma nell'ottobre scorso: la distribuzione su richiesta, l'irruzione dei video autoprodotti dagli utenti, l'evoluzione sociale dell'utilizzo dei video.

Internet è il maggior vettore di tali cambiamenti. Le abitazioni statunitensi che hanno accesso a servizi di video on demand passeranno dal 28,9% del 2006 al 40,5% nel 2008 e al 45,6% nel 2009 (fonte SeaChange). Negli Stati Uniti, in un mese, il 75% di coloro che navigano in rete vedono almeno un video.

Bisogna fare attenzione alle reali dimensioni quantitative del fenomeno: secondo Leichtman Research Group, sul totale adulti, negli Stati Uniti, sono il 14% quelli che guardano almeno un video a settimana; solo il 4% lo fa ogni giorno. E alle dinamiche generazionali: all'interno di quel 4%, il 41% ha dai 18 ai 34 anni. In media, un cittadino statunitense passa cinque ore al giorno davanti al televisore e due minuti e 40 secondi a vedere video sulla rete. In Europa, le percentuali degli utenti della rete consumatori di video sono poco più basse degli Stati Uniti: in un mese, la media degli internauti che fanno streaming è del 58% in Spagna, del 56% in Gran Bretagna, del 55% in Francia, ma eravamo al 2006.

Con la giusta prospettiva va vista anche la pubblicità: negli Stati Uniti, nel 2006, quella inclusa nei video, spot online compresi, era pari a 1,4 miliardi di dollari (sui 16,4 miliardi di tutta la pubblicità online) rispetto ai 63,3 miliardi della pubblicità televisiva. La dinamica di crescita, però, è impressionante: la pubblicità sui video in rete crescerà del 320% tra il 2006 e il 2011 rispetto al 122% della pubblicità online, arrivando a 6,2 miliardi di dollari: il 10% della pubblicità tv ma c'è chi prevede che nel 2010 la rete avrà il 10% della spesa pubblicitaria su tutti i media nel mondo (Deloitte).

I formati dei video che circolano in rete? Prevalgono i "corti", secondo eMarketer: le news con il 13,7% seguite dai trailer di film e serie tv (12%) sono i più scelti dagli utenti mentre i film valgono solo il 3,2% del totale. Quanto ai film e agli show televisivi, la percentuale degli utilizzatori di internet che li guardano è del 7% tra i 50 e i 64 anni, del 16% tra i 30 e i 49 ma sale al 30% nella fascia 18-29 anni

La particolarità del consumo di video su internet è la possibilità per l'utente di condividerlo con altri. È il loro uso sociale, inattuabile con gli altri media. Il 54% degli utilizzatori di video online dichiara di averli ricevuti da amici e familiari. Tale uso sociale di trailer e spezzoni, secondo alcune ricerche, non sostituisce la tv tradizionale ma aumenta le opzioni a disposizione degli utenti. Secondo Knowledge Networks, il 78% dei videoutilizzatori della rete dichiara che tale uso aumenta la propensione a vedere un determinato programma. Il 25% guarda il programma in tv più di prima, dopo aver visto un video su internet.

Laverà "rivoluzione" sonoi video autoprodotti, gli user generated Content, che alterano la tradizionale catena del valore dell'audiovisivo, mettendo in discussione il ruolo dell'editore e gli introiti destinati agli autori. «I video autoprodotti - commenta Lambert - tolgono tempo alla tv classica ma apportano un introito pubblicitario molto più basso. In rete vanno i due o i quattro minuti ritenuti più interessanti di uno show ma per la pubblicità non è la stessa còsa. I siti che vendono pubblicità, però, hanno bisogno di traffico e cercano contenuti originali, non riciclati, anche a basso costo. In Italiapotrebbe crearsi un mercato del documentario».

Negli Stati Uniti guardano i video in rete 75 milioni di utenti (eMarketer): diverranno quasi 100 nel 2010.1 contenuti autoprodotti nel dicembre 2004 rappresentavano l'i% delle pagine viste negli Stati Uniti: nell'aprile 2007 erano al 13%. I relativi introiti pubblicitari, comunque, rimarranno marginali rispetto alla pubblicità televisiva.

Marco Mele
per "Il Sole 24 Ore"
(07/02/08)

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