Studio Eurovisioni - Netflix, rischi e opportunità per l'Italia

Studio Eurovisioni - Netflix, rischi e opportunità per l'Italia

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Fonte: Ansa

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Internet e Tv
  giovedì, 22 ottobre 2015
 18:23

Studio Eurovisioni - Netflix, rischi e opportunità per l'ItaliaTutela delle identità culturali, innovazione tecnologica e apertura di nuovi mercati nell'era di Netflix: nel giorno del suo sbarco in Italia, è la stata la nuova piattaforma la protagonista del dibattito svoltosi al festival Eurovisioni, in programma oggi e domani al Palazzetto del Burcardo di Roma. Partendo da un focus sulla Convenzione Unesco 2005, che promuove e protegge la diversità culturale e linguistica e della quale si celebra il decennale, è apparso evidente il duplice ruolo di opportunità e minaccia che il colosso digitale può rappresentare nell'ambito dell'industria culturale. Soprattutto per l'Italia, che si appresta (insieme a Spagna e Portogallo) a fare i conti con questo nuovo servizio in un mercato audiovisivo diviso tra Rai, Mediaset e Sky e nel quale la copertura della banda larga ancora non è totale.

Netflix possa essere però una vera «rivoluzione» lo dicono i numeri non trascurabili dell'azienda (che entro il 2016 ha intenzione di essere presente su scala globale): circa 62 milioni di abbonati in 54 Paesi, 5,5 miliardi di dollari incassati e 300 milioni di dollari di investimenti per nuovi contenuti nel 2014 (dal 2015 anche produzioni di comedy show, documentari e film per il cinema), 2 miliardi di ore al mese di consumo di film e programmi tv.

Se è naturale pensare a un ampliamento dell'offerta, sorge spontaneo il timore per noi europei di essere «colonizzati» da questo gigante digitale, con il rischio di perdere la nostra specificità culturale: «In realtà rapporto all'eccezione culturale probabilmente non ci sarà un grande cambiamento. Per il 90% la piattaforma offrirà contenuti americani, il resto saranno contenuti locali», ha spiegato Giacomo Mazzone, segretario generale di Eurovisioni, che ha presentato uno studio su Netflix. «Il lancio di nuove serie tv locali è lo strumento usato da Netflix al posto delle normali campagne pubblicitarie per promuovere l'avvio del servizio in uno specifico Paese: è stato così in Francia con Marseille, in Colombia con Narcos, e anche in Italia con la serie poliziesca Suburra», ha spiegato, «ma poi la spinta produttiva si interrompe, perchè questa realtà è uno strumento in primo luogo di distribuzione. Basti pensare che i dipendenti dell'azienda sono quasi tutti informatici».

Dalla ricerca emerge che le performance di Netflix in Europa nel 2014 hanno avuto uno slancio iniziale ma poi si sono attestate su percentuali più o meno stabili: in Belgio il 5% della popolazione di lingua fiamminga e la stessa percentuale anche in Olanda, dove il 47% conosce sia il brand che il servizio. Più alto il numero di utenti in Danimarca: qui nel 2014, a un anno dal lancio, a guardare i programmi della piattaforma è stato il 19% del telespettatori.

Va aggiunto comunque che Netflix in alcuni Paesi ha rappresentato uno stimolo per lo sviluppo di nuove produzioni. È accaduto per esempio in Inghilterra, dove la BBC per contrastare il competitor digitale ha ripensato e ampliato la propria offerta per i giovani. «Una scelta che si è rivelata vincente», ha detto Mazzone, «perchè il pubblico ha premiato la BBC, privilegiando contenuti gratuiti a quelli a pagamento». Sul seguito che la piattaforma avrà in Italia è ancora prematuro pronunciarsi: «Il problema è sempre la capacità di fidelizzazione del cliente. Le serie tv sono utilissime a questo scopo. Ma bisogna vedere cosa accadrà dopo il primo mese di fruizione gratuita».

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