C'è tempo di Walter Veltroni stasera su Sky Cinema Uno

C'è tempo di Walter Veltroni stasera su Sky Cinema Uno

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Fonte: Digital-News (original)

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Sky Italia
  domenica, 13 ottobre 2019
 06:00

 C'è tempo di Walter Veltroni stasera su Sky Cinema UnoEra arrivato nei cinema lo scorso 7 marzo grazie a Vision Distibution. Ora sbarca in tv. Infatti, domenica 13 ottobre va in onda su Sky Cinema Uno, in prima tv il film C'è tempo di Walter Veltroni (disponibile anche on demand su Sky e NOW TV), sua prima sua opera di finzione. Si tratta di una fiaba interpretata da Stefano Fresi, al fianco del quale appaiono Giovanni Fuoco, Simona Molinari, Francesca Zezza e Jean-Pierre Léaud.

Protagonista del film è Stefano ( Stefano Fresi), quarantenne precario e irrisolto che di lavoro fa l'osservatore di arcobaleni. Lui, che di suo padre non ha mai voluto sapere neanche il nome, deve lasciare il paesino del Piemonte in cui vive per correre a Roma. Improvvisamente si è ritrovato orfano e con un fratellastro tredicenne di cui non conosceva l’esistenza, Giovanni (Giovanni Fuoco)), rimasto solo al mondo. Accettandone la tutela, Stefano potrà beneficiare di un lascito a suo favore. Lui è dubbioso ma sua moglie ha un piano: prendere i soldi e lasciare il ragazzino in un collegio. Inizia così un viaggio attraverso un'Italia dimenticata dalle autostrade che, grazie all’incontro con la cantante Simona in tour con sua figlia, farà capire a entrambi che essere fratelli può essere una scoperta sorprendente, come un meraviglioso arcobaleno a due volte sovrapposte.

«L’idea del film era quella di far incontrare due persone totalmente diverse e di farle viaggiare in una macchina, che poi è la vera macchina di Stefano Fresi – racconta Veltroni –. Il tema del film è per l’appunto l’incontro, lo scambio, l’incontro con ciò che è diverso da sé. L’arcobaleno è simbolico: è l’incontro di tanti colori diversi che si compongono. Volevo fare una commedia tradizionale nel vero senso della parola e ho pensato ai grandi come Scola, Age e Scarpelli e tutti gli altri che erano coltissimi ma si rivolgevano a un pubblico più ampio possibile. Volevamo avere un linguaggio popolare di commedia».

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