Tv e sport, un rapporto di dipendenza

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Fonte: Europa

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Sport
  giovedì, 09 agosto 2007
 00:00

Sport d’estate? L’anno scorso di questi tempi si parlava dei mondiali, e del fattaccio calciopoli. Ora ricominciano le amichevoli, ma il vero evento sportivo (televisivo) sembra essere un altro. Piccolo evento, ma con i suoi affezionati. Un nuovo fenomeno sta nascendo? Chissà. Dopo la morte del campione di wrestling Benoit, Italia1 ha ben pensato di cambiare spettacolo e offrirci lo slamball. Puro show americano, come il wrestling d’altra parte. Inventato da Mason Gordon, ex giocatore di football e basket universitario, lo slamball è la sintesi di quattro sport tradizionali: basket, ginnastica artistica, hockey e football americano. 

Lo sport è giocato su un campo simile a quello della pallacanestro, ma con dei tappeti elastici posti nell’area dei 3 secondi, che permettono di fare delle schiacciate a canestro.

Inoltre, come nell’hockey, il campo è circondato da una parete in plexiglas, e perciò non c’è interruzione all’azione. Lo slamball è un basket giocato sui tappeti elastici, acrobatico e mozzafiato, una sorta di videogame impazzito, e poco importa chi vince. Conta la spettacolarità del tiro.

Tanto che sembra un gioco creato apposta per la tv, meglio per le voci di Ciccio Valenti e Dan Peterson: «Uh, c’è più parabola che nella pallacanestro! »; «Va lassù in cima e la va a pigiare!»; «Guaaaardaaaaaaaaaa, graaaande tiro, e la metteeeeeeee!»; «Muraglia! Non passa! Chi sbaglia coach?».

Dipendenza reciproca
La tv crea un nuovo sport? Tra tv e sport c’è un rapporto di dipendenza reciproca. Gli sport esistono solo se la tv parla di loro, ma la tv ha bisogno degli sport per fare grandi ascolti. La tv modifica gli sport, i quali, trasformandosi, offrono al piccolo schermo nuove occasioni di spettacolo. E perciò il calcio giocato è diverso dal calcio visto in tv. L’anno scorso di questi tempi si discuteva di 16:9, il formato con il quale venivano trasmesse le partite del mondiale. Il 16:9 consente di inquadrare una porzione più ampia del campo e quindi di seguire più dettagliatamente lo sviluppo delle azioni. Per favorire questa possibilità, la regia dei mondiali privilegiava le inquadrature da lontano. Lo spettatore vedeva meglio se però possedeva un televisore adatto. E così la tecnologia cercava di migliorare la visione, una visione però sempre diversa da quella possibile sugli spalti dello stadio. È che la televisione tenta continuamente di  inghiottire corpi estranei e farli suoi.

Tanto che l’evento sportivo viene sezionato dalla tecnologia: i replay, il ralenty, le moviole. Sono inutili ai fini del risultato, ma esibiscono il dominio della tv sullo show. Con slamball il cerchio si è chiuso: non conta l’azione, conta l’acrobazia finale amplificata dalla tecnologia televisiva.

E conta (sic) Ciccio Valenti che urla «Muraglia!».

Stefania Carini
per "Europa"
(03/08/07)

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