Mtv racconta la realtà della Libia in rivolta con gli occhi dei giovani

Mtv racconta la realtà della Libia in rivolta con gli occhi dei giovani

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Fonte: Digital-Sat (com.stampa)

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Televisione
  lunedì, 04 aprile 2011
 06:00

MTV NEWS, il telegiornale di Mtv Italia che racconta la realtà dei ragazzi in presa diretta, senza filtri e censure, decide per la prima volta di oltrepassare i confini nazionali e di raccontare i ragazzi che vivono a 120 chilometri dalle nostre coste: i giovani della Libia in rivolta.

"Mtv News - Libia: i ragazzi e la rivoluzione" vuole far conoscere ai giovani italiani la vita dei loro coetanei d'oltremare che sono molto simili nelle necessità quotidiane o nell'utilizzo di internet, ma allo stesso tempo culturalmente molto diversi.

Chi sono questi ragazzi che hanno alimentato la rivolta contro il regime di Gheddafi? Perchè combattono fino al sacrificio più grande, quello della vita? Cosa li ha spinti alla rivolta, per quali ideali muoiono o mettono la loro vita al servizio della "rivoluzione"? E ancora, come vivevano prima di quel 17 febbraio e cosa sperano per il futuro?

In questa puntata delle MTV NEWS non c'è politica né schieramento, bensì la realtà dei ragazzi di Bengasi, raccontata da loro stessi e fotografata nell'esatto momento in cui pensavano di essere più che mai vicini alla libertà dal Rais. MTV NEWS è stata a Bengasi nel periodo successivo all'inizio delle rivolte e precedente all'intervento internazionale, quando la città si considerava "liberata" e i ragazzi di Bengasi iniziavano a immaginare e costruire il futuro.

"Mtv News - Libia: i ragazzi e la rivoluzione" in onda dal 4 aprile tutti i giorni, dal lunedì al venerdì alle ore 19.30 e nelle edizioni del telegiornale, il sabato con lo speciale da 1 ora alle 21.00 su Mtv Italia (canale 8 del DTT). Tutti gli speciali anche su www.mtvnews.it

Il reportage delle Mtv News in Libia è di Gian Micalessin, realizzazione video di Marcello Pastonesi. Direzione editoriale di Francesca Ulivi.

LE STORIE DEI RAGAZZI

LA STORIA DI MOHAMMED - in onda lunedì 4 aprile

Mohammad ha 21 anni, studia archeologia all'università ed è membro attivo del gruppo "Giovani per il Cambiamento". Vive e lavora in una delle tende che affollano il lungomare di Bengasi. Dopo le prime proteste e la reazione armata del regime, i ragazzi del gruppo volontario hanno deciso di vivere in queste tende, come forma di protesta (dicono che non torneranno a casa finchè la Libia non sarà liberata), ma anche per dare alla popolazione di Bengasi un punto di riferimento per gli aiuti di qualsiasi tipo (cibo, medicine, informazioni, organizzazione di manifestazioni etc). Tra le tante tende, c'è anche quella dell'università, dove si sono trasferiti studenti e professori in attesa della ripresa delle attività. Mohammed ci spiega come è iniziata la rivoluzione, ovvero con la protesta organizzata via Facebook il 17 febbraio davanti al consolato italiano (anniversario delle manifestazioni del 2006 contro le caricature di Maometto sulla maglietta esibita da Calderoli). Mohammed ci porta davanti al consolato abbbandonato e ci spiega come quella protesta sia l'origine di tutto, con l'inizio degli scontri con le forze di Gheddafi che hanno sparato contro i manifestanti. Ci porta anche all'ospedale di Bengasi, dove ha lavorato come volontario al pronto soccorso nei primi giorni della rivoluzione e ricostruisce gli orrendi momenti che ha vissuto in quei giorni, testimoniati dalle immagini impresse sul suo telefonino. Lo accompagnamo durante la distribuzione degli aiuti. Ci racconta i suoi ideali, cosa vuole per il futuro, ma anche le sue passioni, il rapporto con la religione, quello con l'altro sesso (che non c'è, perchè non ha mai avuto una fidanzata). 

LE DONNE DI BENGASI - in onda martedì 5 aprile

Le protagoniste sono Ines, 23 anni, fisiatra e attivista per la rivoluzione; Mawada, 20enne e anche lei impegnata nel movimento e tutte le ragazze e le donne che nei gioni successivi alle prime sommosse si sono attivate per supportare gli insorti, per propagandare la rivoluzione e aiutare le famiglie dei caduti. Le seguiamo mentre preparano un gruppo di bambini delle scuole elementari e medie per  una manifestazione  di appoggio alla rivoluzione, facendo disegnare loro cartelli e insegnando loro slogan. Partecipiano con loro ad una manifestazione organizzata dalle donne per dimostrare il loro appoggio e solidarietà ai poliziotti di vari commissariati di Bengasi, che nei giorni precedenti non sono andati a lavorare per paura di venir considerati ancora "pro Gheddafi" Ines ci fa conoscere suo padre militante convinto della rivoluzione. Ci spiega che è stato lui ad incoraggiare sia lei sia il fratello Anoos, che adesso si trova al fronte come volontario. Il padre si dice orgoglioso della loro scelta. Ines ci spiega che ha paura per il fratello ma è contenta, poi registra un video messaggio di saluti e incoraggiamento per il fratello al fronte.

IN VIAGGIO VERSO IL FRONTE - in onda mercoledì 6 aprile

I protagonisti sono Mohanned, 21 anni studente di medicina, Rafik, 22 anni studente di economia e Saad, 24 anni laureato in economia. Sono tutti amici di Anoos, il fratello di Ines che è al fronte e si mettono in viaggio per andare a salutarlo e portare il messaggio della sorella. Lo invidiano e lo ammirano un po' perchè ha avuto il corggio di andare al fronte. Il viaggio è da Bengasi a Brega, 300 chilometri, per poi tentare di andare fino a Ras Lanuf, dove è in corso la battaglia e dovrebbe trovarsi Anoos. Nel lungo viaggio in macchina Mohanned e i suoi amici ci raccontano la loro vita, l'importanza della religione e delle leggi islamiche, perché vogliono che Gheddafi se ne vada. In una sosta lungo il viaggio in un bar incontrano un combattente che è tornato indietro per riparare la macchina. Mentre beve un succo di frutta e mangia un wafer, su un divano semisfondato, il combattente, faccia distrutta, tutto sporco, cappuccio della felpa calato suglio occhi stanchi e kalashnikov sempre accanto, racconta ai ragazzi com'è la situazione al fronte. Poi tira fuori il telefonino e mostra un filmato di combattimenti in cui un egiziano viene ucciso mentre tentava di sparare con un Rpg ad un elicottero governativo. L'ultimo check point prima del fronte è Brega, dove finalmente i ragazzi incontrano Anoos, il fratello di Ines, 21 anni anche lui, studente universitario e giocatore di pallacanestro. Anoos ha deciso di andare al fronte dopo che un suo amico è stato ucciso durante le manifestazioni, ora ha un kalasnikov al posto dello zainetto, porta gli aiuti al fronte, soccorre i feriti e, se necessario, spara. Dopo aver guardato il video della sorella si commuove e le manda un messaggio nel quale chiede di pregare per lui, perchè lui continuerà a combattere finche la Libia non sarà liberata o non morirà. Saluta poi i suoi amici, dicendogli di andare via perchè lì è pericoloso. Intanto Mohanned e i suoi amici incontrano altri volontari tutti diretti al fronte: l'impressione è quella di una grande disorganizzazione e allo stesso tempo di una enorme motivazione a combattere. A un certo punto suona una sirena fortissima, sembra che stia arrivando l'aviazione di Gheddafi: Mohanned, Rafik e Saad scappano di corsa impauriti, ma poco dopo scoprono che era la sirena del pranzo... decidono comunque di tornare a Bengasi.

LA STORIA TAREK E MUSTAFA' - in onda giovedì 7 aprile

I protagonisti sono: Tarek, 20 anni, che studia ingegneria ed è un boy scout e  il suo amico Mustafà che ha la sua stessa età e studia con lui. Al cimitero troviamo Tarek davanti ad una fila di tombe fresche. Racconta che il 20 febbraio era venuto qui a seppelire un gruppo di giovani uccisi il giorno prima. Lui era rimasto lì, il suo amico Mustafà detto Mufta era tornato verso la città al seguito di un corteo diretto verso la caserma principale di Bengasi, la Katiba, per protestare contro Gheddafi. Davanti alla caserma Mustafà viene ferito gravemente ad un braccio dalle forze governative  e viene portato in ospedale. Tarek e altri amici arrivano a casa di Mustafa, appena uscito dall'ospedale con un braccio tenuto insieme da una staffa d'acciaio. E' stato ferito il 20 febbraio dopo aver lasciato Tarek al cimitero. Ci racconta perchè aveva deciso di partecipare alla manifestazione davanti alla Katiba, di come i militari di Gheddafi abbiano iniziato a sparare come cecchini sulla folla, della sua fuga dietro un riparo, del tentativo di prendere una pietra per lanciarla contro la caserma e del fatto che solo in quel momento si rende conto di non avere più il braccio. Mustafà è un normale studente universitario, che faceva il boy scout, appassionato di calcio e di playstation. Anche lui ha deciso di partecipare alle manifestazioni perchè alcuni suoi amici erano morti e provava molta rabbia per la reazione di Gheddafi alle manifestazioni pacifiche. Tarek poi ci porta alla Katiba, ci racconta cosa successe quel 20 di febbraio e ci mostra un filmato molto drammatico dal suo telefonino dove si vedono i manifestanti che combattono con pochissimi fucili e molte pietre contro i mitragliatori delle forze di Gheddafi. Tarek ci porta dentro la caserma distrutta e ci spiega come uno dei manifestanti si sia buttato contro il portone principale con l'auto per aprire un varco e consentire agli altri di entrare.

LA STORIA DI MAWADA - in onda venerdì 8 aprile

Mawada ha 20 anni, studia informatica all'università, ha un sito di shopping online, è stata negli Stati Uniti per studiare un'estate e in vari altri paesi europei. Da quando è scoppiata la rivoluzione ha lasciato i suoi innumerevoli interessi e si è buttata a capofitto in ogni attività possibile che le consentisse di supportare la rivoluzione. Seguiamo Mawada che ci porta in una scuola dove sua madre e un gruppo di altre donne hanno organizzato varie attività: un folto gruppo di ragazzi e ragazze fa una rivista, archivia immagini delle manifestazioni per documentazione, disegna manifesti, poster e caricature da portare nelle dimostrazioni. Il gruppo di Mawada sta raccogliendo tutti i filmati realizzati da chi ha partecipato alla rivoluzione assieme alle loro testimonianze per realizzare un documentario/diario che racconti giorno per giorno gli eventi da metà febbraio in poi. Con lei partecipiamo ad una manifestazione tutta al femminile per chiedere la "no-fly zone". Mawada vuole la democrazia, vuole andare a votare, vuole un sistema educativo migliore, un paese che permetta a lei e alla sua generazione un futuro migliore. Per questo si dice disposta a tutto, anche ad imparare a sparare e andare a combattere.

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