La Rai dei partiti dove il digitale è finito su Sky

News inserita da:

Fonte: Il Messaggero

T
Televisione
  lunedì, 21 maggio 2007
 00:00

Per trovare una Rai che i format invece di comprarli li vende bisogna percorrere fino in fondo l'ultimo vialetto di Saxa Rubra.

Qui c'è Rai Utile, piccolo presidio della tv pubblica nelle future frontiere del digitale terrestre, il cui palinsesto, dopo essere stato studiato in Francia e Spagna sta per essere ceduto alla tv greca.

Il responsabile Angiolino Lonardi, già vicedirettore del Gr, è arrivato tre anni fa con la mission (poi rivelatasi impossibile) di lanciare il digitale terrestre Rai. «Non abbiamo nemmeno i soldi la carta, forse perché siamo digitali» scherza

Qui la crisi Rai passa molto a monte, più dimenticati di così dall'azienda madre non si può essere. «Se si crede in un progetto - spiega Lonardi - bisogna almeno essere coerenti. Io aspetto ancora che qualcuno mi spieghi cosa fanno i nostri vecchi storici canali digitali (da premium a Gambero rosso) su un canale a pagamento come Sky invece che sul digitale terrestre. Non mi pare una scelta da servizio pubblico».

Ci trasferiamo per girare la domanda a viale Mazzini, dove però il direttore generale e il suo staff stanno per partire per il Kenia.

Affaccendatissimo, Pierluigi Malesani, uno dei più stretti collaboratori di Claudio Cappon, trova il tempo di spiegara che il digitale terrestre è una delle priorità delle "linee guida" del dg.

Linee guida che prevedono anche la sistemazione di Rai International, che non è l'ultimo dei problemi, ma una convenzione con Palazzo Chigi che vale decine di milioni di euro.
Malesani - uno dei cinquanta direttori in attesa di ricollocazione, attende di tornare in prima linea proprio per realizzare quel progetto. Ma le nomine si sa, sono bloccate.

In attesa di tornare pienamente  operativo è anche Gianluca Veronesi, già direttore delle Relazioni esterne. E' lui a svelarci il mistero di Fabio Fazio e Lucia Annunziata, ingaggiati da Endemol e consociate per lavorare in Rai Una stranezza di cui si fa un gran parlare. «Il punto - dice Veronesi - è che la precedente gestione aziendale non voleva averli a libro paga. E si é risolto il problema con le società esterne.

Ed ecco spuntare la politica. «Io - tuona dal suo ufficio ai pian alti una storica dirigente come Giuliana Del Bufalo -non sopporto le ipocrisie. Sentir parlare della Gentiloni come una legge che libererà la Rai dalla politica mi fa arrabbiare.

Parliamoci chiaro
- prosegue -da qui la politica non se ne andrà mai. Il problema è che oggi è debole e confusa e la Rai ne paga le conseguenze. Ma si può mettere in piedi desso, dopo aver aspettato un anno, un casino come quello su Petroni? Per cambiare un voto in Cda ci stanno precipitando in una palude di corsi e ricorso in tribunale».

Abbiamo percorso un paio di volte i 15 chilometri che separano viale Mazzini da Saxa Rubra per capire qual è il malessere che tormenta il popolo degli 11 mila dipendenti Rai.

Dai mega dirigenti all'ultimo precario fermato al bar due sono i dati che uniscono: nessuno ha paura che la tv pubblica non arrivi a pagare le tredicesime come nel '93 col consiglio dei Professori; nessuno pensa di poter prescindere dai partiti. Una transumanza è già in atto. Verso la Margherita, che con politici abili come Gentiloni e Lusetti e un consigliere come Rizzo Nervo tiene l'agenda dei dibattiti.

Dirigenti da sempre in quota centrodestra come Carlo Nardello e Piero Gaffuri portano idealmente all'occhiello il fiore dei di. E i convegni sulla Rai del partito di Rutelli sono molto più frequentati di quelli diessini.

Clemente Mimun, che sta per fare le valigie per la direzione del Tg5, ricorda i suoi vent' anni di Rai con affetto e lascia un messaggio di fiducia: « La Rai - dice ha superato tante tempeste, passerà anche questa. E poi la tv pubblica e Mediaset hanno bisogno l'una dell' altra». Un discorso realistico come la battuta che lancia un ospite della sua stanza: «Nel centro sinistra già si spintonano per chi giocherà il ruòlo del salvatore della patria. Stavolta non sarà Baudo, ma i candidati non mancano».

Due palazzine più in là il nuovo direttore del Tg1 Gianni Riotta affida al video, con a fianco il ministro Gentiloni e Fedele Confalonieri, il suo messaggio: «Noi saremo sempre indipendenti». Ma arrivano anche segnali inquietanti. Un precario storico, dentro e fuori dalla Rai con vari contratti ma con la prospettiva certa dell'assunzione, ha passato la mano. Trova più tranquillo e interessante del grande tg un lavoretto all'università.

Alberto Guarnieri
per "Il Messaggero"

Ultimi Palinsesti