Si torna a parlare di wrestling in tv sulla Gazzetta di oggi

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Fonte: Digital-Sat (original)

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Sport
  mercoledì, 04 luglio 2007
 00:00
La Gazzetta dello Sport di oggi dedica un'intera pagina al wrestling e alle polemiche suscitate dopo il terribile caso di cronaca che ha coinvolto il famoso atleta canadese Chris Benoit, causa che sta alla base della decisione di Italia 1 di sospendere ogni trasmissione WWE dai suoi palinsesti.
 
Sulle colonne della rosea oggi torna a parlare Luca Tiraboschi, direttore di Italia 1, che ribadisce quanto già detto nei giorni scorsi: «Ho preso questa decisione non soltanto come direttore della prima rete di riferimento per bambini, ma anche come padre. Non si può confondere il confine tra la fantasia e la realtà. Benoit era l'idolo di milioni di ragazzi e attraverso la tv arrivava in tutto il mondo , ma finché si trattava di "botte" tra personaggi al confine tra supereroi dei fumetti e protagonisti dei cartoni animati, tutto funzionava nei giusti canoni dello spettacolo e del divertimento. Se invece la cronaca nera più efferata contamina la nostra proposta allora Italia 1 non ci sta più».
 
A seguire, la giornalista Gabriella Mancini, analizza gli ascolti di Smackdown negli ultimi tempi: «Italia 1 ha cominciato a trasmettere il wrestling a metà degli anni Ottanta, quando era un fenomeno folcloristico, ma negli ultimi tempi è diventato molto più violento. Gli ascolti andavano molto bene, ma ultimamente il trend era in calo. In base ai dati Auditel elaborati da Immagine e Sport, nel 2004 il doppio appuntamento mattutino e serale viaggiava su cifre dai 600 agli 800 mila spettatori la mattina e quasi 2 milioni la sera. Il boom c'è stato nella prima serata del 2005 con programmi che hanno sfiorato anche i tre milioni. Quest'anno la puntata mattutina di massimo ascolto è stata a gennaio (1.080.000), ma l'interesse era diminuito visto che a giugno il wrestling era sceso contando 430.000 spettatori per una puntata. Ha influito certamente il periodo estivo, fatto sta che era un prodotto più interessante in prima serata e che il meglio di sé in tv l'ha già dato».
 
Accanto a queste dichiarazioni, si scaglia il comunicato ufficiale di Sky in difesa dello sport spettacolo che la pay-tv satellitare continuerà a trasmettere: «Sky prosegue com'è, non abbiamo la presunzione di scegliere al posto dei nostri abbonati. Inoltre Sky è dotata del sistema del "parental control" che permette ai genitori di escludere la visione di alcuni canali ai figli consentendo loro di svolgere il loro ruolo di genitori». Sky sottolinea che le proprie logiche «sono diverse dalla televisione generalista. Non abbiamo bisogno di grandi numeri — continua —, ma di varietà dell'offerta. Gli abbonati chiedono anche il wrestling, che per noi è un cartone animato con umani, e li accontentiamo. In ogni caso, lasciamo la possibilità di vederlo o no».
 
Infine, riportiamo un breve editoriale a firma di Dan Peterson sul caso steroidi all'interno della WWE. All'interno anche alcune brevi considerazioni sul fenomeno mediatico italiano:
 
Dan PetersonPiù o meno 25 anni fa, venne programmata una serata di wrestling nello Stato di New Jersey. L'ente statale per il controllo dello sport, contattò l'allora WWF (oggi WWE) per i controlli medici, come si fa normalmente per il pugilato. La WWF rispose: «Noi non siamo uno sport. Siamo spettacolo. Quindi, come non controllate Bruce Springsteen, non fatelo neppure con i nostri».
Con questa mossa, il wrestling si tolse da ogni possibile controllo medico o antidoping. Liberati da questi controlli, gli atleti hanno avuto per anni carta bianca per ingerire di tutto.
Quando un wrestler muore, è una tragedia, ma viene presto dimenticato. Anzi, diventa un eroe. Ma quando uno, strapieno di sostanze dopanti, come Chris Benoit, stermina la famiglia e si suicida, allora, i media alzano la voce. Spero di non cadere in facile moralismo ma voglio ricordare che il 50% del pubblico del wrestling è composto da bambini impressionabili, fra i 7 e i 14 anni. Il wrestling non sarà uno sport ma i suoi protagonisti diventano modelli per questi bambini.
Sono stato il primo telecronista di wrestling in Italia, almeno per i canali importanti. L'ho sempre presentato come uno spettacolo sportivo, non enfatizzando mai la violenza. Il wrestling in tv è finito k.o. anche per questo: è diseducativo. Cosa deve succedere adesso? Oh, semplice. Il governo americano deve istituire una commissione per controllare il wrestling come fa per il pugilato, gli sport olimpici e tutto il resto. Non penso che il wrestling possa recuperare da questa situazione.
Almeno non appieno. Ma potrà dire che è uno sport, che propone modelli per i bambini, solo se ammetterà che ha bisogno di controlli seri e severi.

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