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Mediaset, per futuro Premium al lavoro su ipotesi. Oggi prima udienza causa Vivendi

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Fonte: Agenzie

Economia

Mediaset, per futuro Premium al lavoro su ipotesi. Oggi prima udienza causa VivendiUn'offerta comune tra Infinity, la piattaforma di serie e film in streaming, e Premium con l'obiettivo di diventare l'offerta tv per famiglie completa di programmi per ragazzi e documentari. Il tutto declinato sulla fibra e probabilmente sul satellite, con meno spazio al digitale terrestre. E' in sintesi, a quanto apprende l'Adnkronos, il piano allo studio di Mediaset nelle ultime settimane, concepito come un'alternativa alla cessione della pay tv. E le novita', nella fisionomia di Premium qualora la pay tv rimanesse nel gruppo, sarebbero anche tecnologiche.

L'idea e' quella di spingere l'acceleratore sugli abbonamenti in fibra, una modalita' gia' sfruttata da Sky in accordo con gli operatori delle tlc e dalla piattaforma USA on demand Netflix, e per cui Mediaset potrebbe anche stringere accordi con Open Fiber senza la necessita' di fare alleanze con altri operatori cedendo i propri contenuti. La modalita' della fibra dovrebbe tuttavia andare di pari passo con il satellite che permette la visione in hd, senza contare che ad oggi la connessione internet ultraveloce consentita dalla fibra non e' presente in tutta Italia. Inoltre Mediaset ha gia' una quota importante di tivusat, la piattaforma satellitare gratuita e si calcola che siano due milioni gli utenti che hanno l'antenna satellitare ma nessun abbonamento.

IL PIANO B - Si va quindi definendo il piano B di Mediaset nel caso in cui non trovi un acquirente per Premium. Lo ha riportato anche ieri Affari&Finanza di Repubblica spiegando che si tratta di un piano basato sul taglio dei costi, sulla ristrutturazione dell'offerta, (meno calcio, ma non senza calcio e piu' film e serie Tv). E pure qui, anche se l'attendismo e' la chiave di lettura di queste settimane, qualcosa si comincia a intravedere. Intanto nel nuovo piano industriale di Mediaset, presentato in dicembre, si parlava gia' di "aprire" la piattaforma. L'ipotesi sarebbe di mettere sul mercato competenze tecnologiche e di marketing per fare da gestore di pacchetti di contenuti di altri. C'e' poi il problema del satellite. A Cologno negano con decisione, ma tra gli addetti ai lavori l'ipotesi circola ancora: si tratterebbe di iniziare ad affiancare all'offerta della pay sul digitale terrestre anche un'offerta via satellite. I costi sarebbero irrisori quanto ad affitto della banda satellitare, mentre il numero di utenti da raggiungere rappresenta un bacino potenziale tutt'altro che trascurabile. E c'e' chi vede nella rimozione di Franco Ricci al vertice di Premium, un segnale possibile. Ricci, conclude il giornale, e' l'uomo che alla nascita della pay tv di Mediaset punto' tutto sul terrestre, opponendosi senza mezzi termini al satellite.

PRIMA UDIENZA -  Oggi intanto al via la prima udienza del procedimento legale fra Mediaset e Fininvest contro la francese Vivendi per la vicenda Premium. Il caso verra' discusso davanti al giudice della sezione specializzata in materia d'impresa del Tribunale di Milano, Vincenzo Perozziello. Al centro della vicenda vi é l'accusa' mossa a Vivendi di non aver rispettato gli accordi per l'acquisizione della pay tv e di aver acquistato 'soltanto' il 20% del capitale della societa' rispetto al 100% originariamente concordato. Il 19 agosto Mediaset ha depositato un atto presso il Tribunale di Milano per «l'effettiva esecuzione del contratto vincolante concluso tra le parti l'8 aprile 2016». Il gruppo ha chiesto «l'esecuzione coattiva del contratto per ordine del giudice e il risarcimento dei danni sin qui subiti stimati per ora in un importo pari a 50 milioni per ogni mese di ritardo nell'adempimento da parte di Vivendi a partire dal 25 luglio 2016» stimando pero' un danno complessivo «non inferiore a un miliardo e mezzo di euro» Fininvest ha invece chiesto «il risarcimento dei gravi danni gia' subiti» che «ammontano a una cifra non inferiore a 570 milioni di euro, correlati fra l'altro alla diminuzione di valore delle azioni Mediaset in conseguenza dell'accaduto, al mancato apprezzamento delle stesse ove si fosse dato corso all'esecuzione del contratto, nonché all'evidentissimo danno di immagine». Si tratta formalmente di due cause distinte.

LE DUE CAUSE - La prima e' quella intentata da Mediaset contro il gruppo francese per richiedere «l'esecuzione coattiva» del contratto per l'acquisto di Premium da parte di Vivendi e il risarcimento dei danni subiti. La seconda e' quella di Fininvest. Alla vigilia della prima udienza della causa negli ambienti giudiziari non si esclude che il giudice possa anche valutare la riunione in un'unica causa. Ma non nell'immediato. Salvo sorprese dell'ultima ora, l'udienza sara' interlocutoria e verra' aggiornata ai prossimi mesi per dare tempo alle parti di depositare, studiare e scambiarsi memorie. Significative saranno le conclusioni di Agcom che ha avviato un'istruttoria, che dovrebbe concludersi in aprile, per determinare se Vivendi puo' detenere sia la quota di Mediaset che di Telecom. In questo ambito, secondo indiscrezioni, i francesi sarebbero stati convocati dall'Authority il 23 marzo e sempre giovedi' si riunisce a Roma il cda di Telecom per l'approvazione dei conti 2016. All'assemblea del 4 maggio che approvera' il bilancio verra' chiesto anche di rinnovare il board e sul tema della governance il cantiere e' gia' aperto, con una partita che si intreccia a quella che il socio di maggioranza sta giocando al tavolo con Mediaset.

LE INDISCREZIONI -  Ufficialmente a Parigi nessuna decisione e' stata presa e nessuno commenta le indiscrezioni di stampa che vedono tra le indicazioni quella di un board piu' snello, che potrebbe tornare a 12 dagli attuali 17 componenti. La riconferma di Flavio Cattaneo come a.d sembra scontata mentre Giuseppe Recchi potrebbe lasciare il gruppo ma non e' scontato che la poltrona venga occupata dal ceo di Vivendi Arnauld De Puyfontaine (peraltro gia' vice presidente di Telecom). Il 'toto nomi' e' aperto e indiscrezioni di stampa indicano Amos Genish, ex numero uno di Gvt, Carlo Cimbri e Luigi Roth. «e' probabile che Vivendi non voglia avere la maggioranza dei seggi di sua nomina per difendere la sua posizione di secondo azionista in Mediaset» commentano gli analisti di Intermonte. Il velo si alzera' dopo il 9 aprile, termine per la presentazione delle liste. I fondi presenteranno, come indicato nel protocollo del Comitato Gestori, una lista squisitamente di minoranza, a cui spettano dunque 1/3 dei posti in cda, che non ha vincoli nel numero dei candidati ma che ha l'impegno di non occupare ruoli esecutivi.

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