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Focus - Progetto Vivendi 'latino' sfruttera' catalogo e nuove produzioni

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Fonte: Ansa / RadioCor

Satellite / Estero

Muovera' i primi passi sul web il grande gruppo di produzione e distribuzione di contenuti dell'Europa 'latina' a cui Vivendi vuole dare vita. Secondo quanto rivela il quotidiano Le Figaro, il gruppo guidato da Vincent Bolloré ha gia' elaborato il progetto di lancio di una «Netflix paneuropea», un servizio internazionale di video on demand a pagamento che integri le piattaforme del gruppo francese con quelle di Mediaset, grazie agli accordi siglati a inizio primavera.

Il nuovo servizio dovrebbe essere pronto a partire per il quarto trimestre dell'anno, non in Francia ma in Germania, dove Vivendi controlla la piattaforma Watchever. In questo modo, almeno per il primo periodo l'emittente non dovra' sottostare alle rigide regole di Parigi sull'eccezione culturale, ovvero l'obbligo di dare spazio a una determinata quantita' di contenuti di produzione nazionale, né versare l'oneroso contributo al fondo per il sostegno all'audiovisivo, imposti anche alle piattaforme digitali nonostante le forti pressioni dei provider di telecomunicazioni negli anni scorsi. Il progetto di Vincent Bolloré prevede poi di espandere il progetto alla Francia, usando la piattaforma CanalPlay, e poi a Italia e Spagna, usando in particolare il portale Infinity del gruppo Mediaset. Per i contenuti, la nuova entita' potrebbe contare sugli ampli cataloghi del gruppo del Biscione e di StudioCanal, la societa' di produzione del gruppo Canal+, che saranno poi integrati da una decina di serie nuove all'anno per tre o quattro anni.

Il bacino di abbonati di partenza sarebbe gia' vicino al milione e mezzo, di cui 600 mila a testa portati in dote da Infinity e CanalPlay e 300 da Watchever. Nella sfida a Netflix il canale di Vivendi potrebbe avere inoltre un piccolo, involontario aiuto dalla Commissione europea. A Bruxelles e' infatti in discussione la nuova direttiva sui servizi di media audiovisivi, che dovrebbe imporre a tutte le piattaforme video on demand attive in Europa, incluse quelle americane, l'obbligo di dedicare almeno il 20% dello spazio a produzioni realizzate in Paesi dell'Unione. Tra tempi di approvazione e trasposizione nelle legislazioni nazionali, però, le nuove regole non dovrebbero essere attive prima di un anno e mezzo, e potrebbero farsi attendere anche tre anni.

Intanto la famiglia Guillemot depone le armi: «con dispiacere» apporterà le azioni detenute in Gameloft all'Opa ostile lanciata da Vivendi che ha già permesso al gruppo presieduto da Vincent Bollorè di ottenere il controllo dell'editore di videogiochi. «In questo contesto, poichè non si può sperare nella creazione di valore da parte di un azionista di maggioranza con cui è in profondo disaccordo sulla strategia, la famiglia Guillemot annuncia che ha deciso con dispiacere di apportare l'essenziale delle sue azioni all'Opa ostile lanciata da Vivendi», spiega in un comunicato la famiglia che ha fondato Gameloft e ne detiene poco meno del 30%. Vivendi ha reso noto il primo giugno di avere il controllo del 61,71% del capitale e del 55,61% dei diritti di voto al termine del periodo di offerta che è stata riaperta fino al 15 giugno «per permettere agli azionisti che non avevano ancora apportato i propri titoli di farlo». Pur riconoscendo la propria sconfitta, i Guillemot, che hanno alzato le barricate contro Vivendi fin dall'ingresso del gruppo nel capitale lo scorso ottobre, ribadiscono che «l'atteggiamento ostile di Vivendi è contrario agli interessi di Gameloft» e che «il controllo esercitato dal gruppo non è compatibile con la necessità di indipendenza creativa che è alla base del successo di Gameloft». Inoltre Vivendi «non ha una visione strategica coerente, nè l'esperienza settoriale necessaria per avere successo in un settore molto competitivo come i videogiochi su telefonia mobile».

Vivendi, in realtà, è uscito dal settore nel 2013 - prima dell'arrivo di Bollorè alla presidenza - con la cessione della filiale americana Activision Blizzard, proprietaria di giochi di successo come «Call of Duty» e «Candy Crush», acquisita nel 2007. I Guillemot non precisano quale sia la loro quota complessiva che alla fine di marzo, secondo le dichiarazioni del capo-famiglia Michel Guillemot (oltre che presidente e ceo di Gameloft) era salita dal 22% al 29% circa. I fondatori di Gameloft non precisano inoltre se continueranno l'azione giudiziaria con cui hanno chiesto l'annullamento del via libera dell'Amf all'Opa di Vivendi. Michel Guillemot potrebbe lasciare gli incarichi alla fine di giugno, secondo quando ha riferito oggi 'Le Figaro' citando una lettera inviata ai dipendenti. Vivendi ha lanciato la sua Opa a febbraio e la ha alzata due volta portandola a 8 euro per azione, per un valore complessivo di circa 700 milioni di euro. Il gruppo dei media ha inoltre il 17,7% di Ubisfot, l'altro (e più importante) editore di videogiochi che fa capo alla famiglia Guillemot.

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