Ma la rivoluzione è dietro l'angolo: dal 2010 i diritti saranno venduti collettivamente per via della legge Melandri che annulla i criteri soggettivi introdotti dieci anni prima e ridona - questa almeno l'intenzione - democrazia all'intero sistema calcio, garantendo introiti minimi ripartiti tra tutte le società, con bonus per le più meritevoli e blasonate.
La democrazia in Lega però potrebbe non essere un vantaggio per il telespettatore italiano, appassionato di calcio tanto da essere disposto - negli anni che furono - a mantenere un doppio abbonamento alle pay-tv. Sembrerebbe essere al vaglio, lo rivela stamane il quotidiano "La Stampa", l'idea di non trasmettere in tv alcune partite di Serie A a partire dal 2012.
Già in Inghilterra questo accade, per esplicità volonta della Football Association al fine di garantire la presenza sugli spalti del maggior numero di telespettatori e per non dipendere in senso assoluto dalle tv, e nel testo del Decreto Legislativo del 9 gennaio 2008 era già messa in preventivo questa possibilità. All'art. 7 comma 3 infatti si legge: «L'organizzatore della competizione non è tenuto a commercializzare le dirette relative a tutti gli eventi della competizione. Le linee guida di cui all'articolo 6 indicano il numero minimo delle dirette destinate alla commercializzazione».
Tutto dipenderà quindi dalle linee guida approvate recentemente sia dall'Agcom che dall'Antitrust e che dovrebbero essere svelate la prossima settimana quando saranno pubblicati i primi bandi di concorso che metteranno in vendita i diritti per i primi due anni (2010/2011 e 2011/2012).
Da quell'anno infatti tutto il sistema televisivo cambierà a causa dello switch-off al digitale terrestre e per la caduta dei "paletti" imposti a Sky nel 2003. Per quella data lo scontro si preannuncia totale e il calcio ovviamente non farà eccezione. Sperando che alla fine a rimetterci non sia il telespettatore...
per "Digital-Sat.it"