L’Aquila conquista il Palio di Siena dopo 34 anni.
La7 racconta la Carriera in diretta con Pierluigi Pardo
tra tradizione, storia e la vittoria di Tittia su Diodoro.
Il racconto televisivo del Palio di Provenzano 2026, trasmesso da La7, si è configurato come un esercizio di narrazione popolare, capace di trasformare un evento secolare in un prodotto mediatico di rara intensità. Pierluigi Pardo, volto di punta di DAZN e attualmente impegnato nel racconto dei Mondiali di Calcio, ha temporaneamente abbandonato il palcoscenico della competizione sportiva più seguita al mondo per tornare, per la sua nona esperienza, nella "purpurea buca" di Piazza del Campo a Siena ad immergersi in una liturgia che possiede una dignità storico-culturale speculare a quella di una finale mondiale che tra quindici giorni lo vedrà al microfono negli Stati Uniti. La lunga diretta esclusiva in chiaro su La7 ha messo in campo una struttura narrativa giornalistica solida, sostenuta dal rigore storico di Giovanni Mazzini e da un apparato tecnico che ha saputo restituire la tensione di un pomeriggio di inizio luglio baciato dal sole dopo l'incertezza meteorologica dei giorni precedenti.
La cronaca ha saputo bilanciare l’adrenalina della competizione con una profonda analisi sociologica e storica, restituendo l’immagine di una Siena che pur nella moderna contemporaneità non rinuncia alla propria identità rituale. Pardo ha aperto la diretta tv con un omaggio colto, definendo la città «un concentrato di umane sublimità e di estreme follie», citando il poeta Mario Luzi. La scelta di seguire in «religioso silenzio» la Carica dei Carabinieri a cavallo ha immediatamente stabilito il tono della trasmissione: un rispetto quasi deferente per i tempi del cerimoniale, interrotto solo per fornire coordinate storiche essenziali, come il rinnovo della convenzione con il 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo fino al 2027. La struttura del programma ha beneficiato della costante interazione tra la verve ritmica di Pierluigi Pardo e l’autorevolezza accademica di Giovanni Mazzini, il cui compito era quello di decodificare per il grande pubblico i simboli di una liturgia complessa. Mazzini ha saputo tessere un filo conduttore tra il presente e il passato glorioso della Repubblica di Siena, spiegando ad esempio come la divisione della piazza in nove spicchi sia un tributo al Governo dei Nove, definito l'età dell'oro della città. Come ricordato dallo stesso Mazzini, quel regime politico restò alla guida di Siena per quasi ottant'anni, garantendo una stabilità che permise la costruzione dei monumenti che ancora oggi la rendono celebre nel mondo.
Il ritmo della trasmissione è stato scandito da incursioni costanti nel tessuto sociale delle Contrade, grazie ai collegamenti di Elena Testi dalla Sala del Mappamondo e di Andrea Milluzzi dal cuore pulsante di via Duprè e dal backstage di Piazza del Mercato. Questa tripartizione spaziale ha permesso al telespettatore di percepire la complessità della macchina organizzativa, citata a più riprese, una struttura che, a causa della pioggia, era stata costretta a fermarsi il giorno prima per «buon senso», come sottolineato dalla sindaca Nicoletta Fabio in un intervento che ha ribadito la linea della prudenza e della tutela degli animali. Particolarmente incisivo è stato il segmento dedicato alla funzione civile delle Contrade, descritte non solo come associazioni legate al Palio, ma come autentiche reti di sussidiarietà. Riccardo Coppini, neo presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, ha sottolineato questo aspetto parlando di una città che apre i suoi cancelli e il suo cuore a chiunque sappia rispettarne le tradizioni. Coppini ha evidenziato come la Contrada rappresenti un luogo di socialità unico, dove si trovano amicizia, solidarietà e, talvolta, anche un sostegno concreto per chi attraversa momenti di difficoltà.
Un tema centrale della narrazione giornalistica è stato il dibattito sulla sicurezza della pista e sulla possibile modernizzazione del tracciato, acceso dai tre rinvii consecutivi subiti dal Palio di luglio a causa del maltempo. La telecronaca ha affrontato con rigore la proposta di adottare terreni alternativi, come la sabbia silicea all-weather, trovando però la ferma opposizione delle istituzioni locali. Nicoletta Fabio è intervenuta con decisione, affermando che «il Palio meno si tocca e meglio è», definendolo un meccanismo secolare talmente oliato che qualunque cambiamento rischierebbe di diventarne il granello capace di incepparlo. Secondo il primo cittadino, il tufo di Piazza del Campo rappresenta un elemento identitario impossibile da sostituire con soluzioni tecnologiche mutuate da altri contesti. L'estetica del racconto televisivo ha trovato il suo apice nella presentazione del Drappellone, l'opera destinata alla Contrada vincitrice. Il pittore Ismaele Nones ha spiegato ai microfoni di La7 la genesi di un lavoro complesso, nato dalla necessità di reinterpretare i canoni obbligatori, come l'effigie della Madonna di Provenzano e il tributo a San Francesco d'Assisi. Nones ha descritto la sfida creativa di destreggiarsi tra regole e obblighi storici, utilizzando la tipica lamiera ottocentesca come spazio narrativo per inserire la figura del Poverello d'Assisi in un formato pittorico del tutto inconsueto.
La telecamera ha poi indugiato sulla dimensione umana e intergenerazionale della festa. Il racconto della famiglia Mazzini, con due fratelli appartenenti a Contrade diverse — Tartuca e Onda — ha offerto uno spaccato autentico della vita cittadina, mentre il servizio dedicato a Luciano Ghezzi, il centenario della Contrada della Torre, ha toccato corde emotive profonde. Ghezzi, nato nel 1926 e ancora «meravigliosamente lucido», ha incarnato la continuità storica di Siena, ricordando il braccio rotto durante i festeggiamenti del 1939 e testimoniando come la Contrada sia una comunità capace di «mettere insieme i neonati e i centenari». La qualità della produzione si è manifestata anche nell'uso sapiente degli archivi televisivi. Il ricorso alle immagini del 1992, anno dell'ultima vittoria dell' Aquila, e ai recenti rinvii per pioggia ha creato un ponte temporale necessario per comprendere l'ansia per la tanto attesa "scuffia" della Contrada di via del Casato. Il dialogo tecnico tra Pardo e Mazzini sulla "fiasca" e sul complesso meccanismo dell'ordine ai canapi ha mantenuto alta la tensione fino all'uscita dei cavalli dall' Entrone, momento in cui la regia ha saputo valorizzare il silenzio della piazza con inquadrature studiate per esaltare l'attesa.
La fase culminante della diretta, la mossa, è stata gestita dai telecronisti con una tensione crescente che ha rispecchiato l'elettricità di Piazza del Campo. Pierluigi Pardo ha guidato lo spettatore attraverso le lunghe schermaglie tra i canapi, mentre Giovanni Mazzini analizzava i sottili giochi psicologici dei fantini e le strategie di rincorsa dell' Onda, con la Torre ripetutamente richiamata dal mossiere Renato Bircolotti per non aver rispettare la propria posizione. La telecronaca ha saputo spiegare con chiarezza ogni dinamica tattica e psicologica tra i protagonisti. Il momento della partenza è stato descritto come un'autentica liberazione collettiva. La cronaca della corsa di circa 90 secondi si è trasformata in un crescendo emozionale che ha visto l' Aquila prendere immediatamente il comando. Pierluigi Pardo ha sottolineato la perfezione tecnica di Tittia su Diodoro, capace di cogliere l'istante esatto in cui il canape è stato abbassato per involarsi in una cavalcata solitaria, in un monologo tecnico che la regia ha seguito con una pulizia d'immagine impeccabile, documentando anche le cadute dei fantini di Torre, Giraffa e Drago senza mai perdere il filo della competizione.
Il finale della trasmissione è stato un omaggio alla gioia incontenibile della Contrada dell'Aquila, capace di interrompere un digiuno lungo trentaquattro anni. La regia ha indugiato sulle immagini del giubilo dei contradaioli gialloblù, in un racconto di rinascita, richiamando l'allegoria del "ciuccio" e dei "cittini" con i contradaioli che tornano bambini davanti alla vittoria. Come sottolineato dallo stesso Pardo nel commento finale, « la nonna non c'è più », e l'immagine del cavallo in trionfo tra le bandiere ha chiuso il cerchio di una trasmissione capace di essere, nello stesso tempo, cronaca sportiva, documentario antropologico e grande spettacolo popolare.
Dal nostro inviato a Siena
Simone Rossi
per "Digital-News.it"
(twitter: @simone__rossi)