Murdoch e Branson, riparte il duello per il controllo di Itv

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Fonte: Repubblica Affari e Finanza

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Satellite / Estero
  lunedì, 08 ottobre 2007
 00:00

L’80% della sentenza è ormai scontata: Rupert Murdoch dovrà fare macchina indietro su Itv, il maggiore broadcaster privato britannico finito al centro di una contesa tra due personaggi carismatici come lo stesso Rupert Murdoch, appunto, e il tycoon della Virgin Richard Branson.
In sintesi, per bloccare un’opa lanciata un anno fa da Branson attraverso la Virgin Media su Itv, BSkyB, il braccio britannico di NewCorp, acquisì il 17,9% di Itv, diventandone così di fatto uno dei primi azionisti. Risultato: il cda di Itv nella versione già comprendente i rappresentati di BSkyB, ha ovviamente respinto l’opa di Branson.

Che ha risposto accusando BSkyB di comportamenti anticoncorrenziali e rivolgendosi all’OFcom, l’Authority britannica per le tlc, e alla Fair Trade Commission, in pratica l’Antitrust.

Lunedì scorso l’Ofcom ha reso nota la sua decisione in materia. Che non è favorevole a BSkyB. Intanto Ofcom ha fissato il principio base: la quota di BSkyB in Itv pregiudica a tutti gli effetti la concorrenza sul mercato tv britannico perché può condizionare le strategie di un soggetto concorrente.

Il mercato tv nel Regno Unito è ormai un buon esempio di come funziona un mercato multimediale e multipiattaforma. Da un punto di vista di valore economico, il mercato è nettamento dominato da BSkyB, con i suoi 9 milioni di utenti via satellite, a cui si stanno aggiungendo quelli a banda larga che il gruppo sta iniziando a raccogliere attraverso Easynet. La tv via cavo è presidiata da Virgin Media, con circa 3milioni e mezzo di abbonati.

La tv in chiaro è invece appannaggio di Bbc, Itv e Channel Four. Una tv in chiaro che è sempre meno analogica e sempre più digitale terrestre: è proprio qui che Itv ha il suo punto di forza, con quattro canali (Itv 1, 2, 3 e 4). Ma più ancora dei canali, quello che rende Itv appetibile sono i suoi contenuti, quelli con cui realizza i suoi palinsesti e in cui non gioca certo un ruolo minore la titolarità dei diritti di trasmissione in chiaro delle partite di calcio della Champions League (i diritti pay li ha invece Sky).

E’ proprio questa la ragione che aveva portato Branson a mettere nel mirino Itv. La sua Virgin Media, che poi non è altro che la ex Ntl, da tempo non riesce a veder crescere il numero dei suoi utenti, a fronte di una BSkyB che riesce a conquistare 1,2 milioni di nuovi utenti l’anno (la crescita netta è però ovviamente più bassa perché deve fare i conti con gli abbonati che non rinnovano).

Per questo Branson aveva messo gli occhi su Itv, fondamentalmente per i suoi contenuti. Virgin Media, assieme a Itv avrebbe potuto essere il primo vero concorrente per BSkyB nella tv a pagamento. E la contromossa di Murdoch, rapidissima e radicale, dice da sola quanto in casa BSkyB temessero il confronto diretto con Branson.

Adesso la decisione dell’Ofcom riapre la partita. Che la quota di Murdoch in Itv riduca la concorrenza è ormai un dato di fatto acquisito. Quello che resta da vedere sono le misure correttive che Ofcom proporrà. E per questo si dovrà attendere ancora qualche mese: esattamente entro febbraio. Quali scenari si possono a questo punto immaginare? «Fondamentalmente due – spiega Alessandro Araimo, managing partner di Spectrum Value Partner, società di consulenza londinese del settore media e convergenza – O imporrà a BskyB la vendita della sua quota in Itv, oppure ne imporrà la sterilizzazione».

In sostanza questa seconda opzione potrebbe significare per BSkyB di rinunciare alla presenza di suoi rappresentanti nel cda di Itv o anche, più direttamente, la perdita dei diritti di voto. In entrambi i casi la società, di fatto, torna sul mercato. Ma non solo. «Prima dell’estate si parlava di una possibile vendita di Virgin Media – spiega ancora Araimo – Ma ora per Virgin la strada di una fusione con Itv torna in pista».

Non solo se Murdoch dovrà vendere, ma anche nel caso in cui dovesse perdere i soli diritti di voto: Virgin potrebbe tornare a lanciare un’opa sul capitale che non fa capo a Murdoch.

Stefano Carli
per "Repubblica - Affari e Finanza"

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