Boom europeo per la pay-tv

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Fonte: Il Sole 24 Ore

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Satellite / Estero
  giovedì, 21 giugno 2007
 00:00

La pay tv "traina" la crescita del mercato televisivo. Il 41% delle famiglie, inoltre, riceve la tv digitale. È quanto rivela il quinto rapporto annuale di ITMedia Consulting.

Il mercato televisivo in Europa occidentale (la Ue senza i nuovi paesi dell'Est, più Svizzera e Norvegia) è cresciuto del 6,2%, in leggera frenata rispetto al +7,4% del 2005 e vale quasi 80 miliardi di euro.

Il mercato marcia a due velocità: la pubblicità è cresciuta del 3,4%, la tv a pagamento del 12,7% annuo. La prima vale 36,3 miliardi di euro, la seconda è arrivata quasi a 30 miliardi (29,5). Nel 2001 il rapporto era 31 a 17.

Alla fine del 2006, secondo il rapporto di ITMedia Consulting, il 30% delle abitazioni europee era abbonata a un servizio premium a pagamento, come il Calcio o il Cinema di Sky.

Tuttavia, fatti 100 gli introiti della pay tv, gli abbonamenti premium valgono 34 e quelli ai canali "di base" (il basic) 59, grazie soprattutto alla Germania, dove una buona parte delle famiglie paga una cifra fissa per l'accesso alla multicanalità via cavo, tv generalisti comprese. Il Video on demand vale per ora l'1% degli introiti pay, la pay-per-view un 3-4 per cento.

Vi sono paesi, come la Gran Bretagna, dove la pay tv,con il 45% delle risorse, rappresenta quasi la metà del mercato. ITMedia prevede il sorpasso della pay rispetto alla pubblicità, in Europa, intomo al 2010.

La pay tv, del resto, attirate fa crescere anche la pubblicità, che, fatti 100 i suoi introiti, ne vale il 3 per cento. Nel 2006 i canali a pagamento hanno raccolto 706 milioni di ricavi pubblicitari. La tv mobile, invece, è ancora in fase di lancio: a fine 2006 circa 450mila persone ne erano utenti, in Italia, Germania e Regno Unito.

La pay tv,piuttosto, deve far fronte alla crescente competizione delle televisioni analogiche. I broadcaster televisivi lanciano nuove offerte su piattaforme a pagamento? Gli operatori pay aumentano l'offerta di contenuti gratuiti, come BskyB in Gran Bretagna.

La moltiplicazione delle piattaforme, insomma, aumenta la concorrenza ma riduce,in prospettiva,i margini degli operatori concentrati su una sola piattaforma, per scelta o per necessità. È il caso di Sky, costretta dalla Ue nella prigione"dorata",almeno finora, del satellite.

Marco Mele
per "Il Sole 24 Ore"

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