Nils Hartmann racconta Rosa Elettrica su Sky:
adattamento del romanzo di Giampaolo Simi,
cast, strategia e uscita della nuova serie crime on the road.
La sfida della qualità passa attraverso la capacità di osare, scardinando i generi e puntando sull'autenticità dei personaggi. Durante la presentazione ufficiale di Rosa Elettrica – In fuga con il nemico, la nuova produzione originale Sky in arrivo l’8 maggio, Nils Hartmann, Executive Vice President di Sky Studios Italia, ha delineato i contorni di un progetto che segna diversi debutti importanti per la media company. Hartmann esplora le ragioni dietro la scelta di un "light crime thriller on the road" e riflette sull'evoluzione del racconto criminale in Italia, tra l'eredità di Napoli e il ritorno della mala milanese.
Nils, cosa ha spinto Sky a puntare su un adattamento del romanzo di Giampaolo Simi e cosa rappresenta questa serie per Sky Studios?
«Rosa Elettrica è, per molti versi, una sfida vinta in partenza grazie a una scrittura che definirei bellissima; per noi è stata fin da subito quella che chiamo "una figata". Abbiamo lavorato in stretta sinergia con un team di grande valore, che include Emanuele Marchesi e Davide Marengo, con cui avevamo già collaborato con eccellenti risultati in passato. Si tratta di un progetto significativo perché segna la nostra prima vera esperienza produttiva "on the road", un viaggio fisico e narrativo che attraversa l'Italia da Napoli al Trentino. Ma è anche un debutto atteso: è la prima volta di Maria Chiara Giannetta in una nostra produzione, e posso dire con convinzione che era davvero ora che succedesse».
Il cast di questa serie sembra quasi una riunione di famiglia per Sky, con volti che hanno segnato i vostri successi più recenti. Come si è costruito questo gruppo di lavoro?
«È vero, c’è un legame profondo con molti dei protagonisti. Francesco Di Napoli ha praticamente iniziato con noi, muovendo i primi passi in quel "proto-latino" che ha caratterizzato le sue origini professionali. Davide Marengo è un regista di casa: realizza una serie con noi, si dedica ad altro e poi torna puntualmente nella nostra squadra. Lo stesso schema si ripete con Elena Lietti: la sua presenza è una costante, quasi una regola non scritta che la vede protagonista su Sky ogni due produzioni. Questo clima di fiducia reciproca ha permesso di valorizzare al meglio il lavoro della Cross Production e di tutto il comparto editoriale, che ha saputo cogliere l'anima del libro di Simi».
Negli ultimi anni Sky ha raccontato magistralmente la criminalità organizzata, spesso focalizzandosi sul contesto napoletano. C'è una strategia specifica dietro questo asse geografico?
«Il crime è un genere che abbiamo esplorato in profondità, partendo da Roma con Romanzo Criminale per poi spostarci altrove. È vero che Napoli ha avuto un ruolo centrale, ma stiamo ampliando costantemente l'orizzonte. Stiamo per iniziare a giugno le riprese di Mala, una serie ambientata a Milano che racconterà un periodo storico estremamente affascinante. Sarà un crime atipico, capace di mescolare figure come Valanzasca e Turatello con il clima surreale del "Derby" e della controcultura comica di quegli anni, citando Cochi e Renato. Anche in passato, con le due stagioni di Gangs of Milano o con la linea crime innestata nel racconto politico di 1992, abbiamo cercato di mappare le diverse declinazioni della malavita italiana. Ci manca forse..... ancora un racconto sulla criminalità tirolese, ma stiamo coprendo tutto il territorio».
Come si colloca "Rosa Elettrica" rispetto alle grandi produzioni internazionali del genere action-crime?
«È fondamentale fare delle distinzioni basate sull'identità del racconto. A novembre, ad esempio, trasmetteremo Prisoner, una serie dei nostri colleghi inglesi che è un action crime puro, sostenuto da un budget decisamente diverso. Tuttavia, la forza di Rosa Elettrica non risiede nella pura azione, ma nella sua profonda umanità. I personaggi e le loro relazioni rendono questa serie unica nel suo genere. Il programma di protezione testimoni, che fa da motore alla trama, è in realtà solo il punto di partenza per esplorare le fragilità e le ferite di una giovane generazione».
Sky ha scelto per questa serie un rilascio cadenzato di due episodi ogni venerdì, allontanandosi dal modello del binge-watching integrale. Qual è la filosofia?
«Sono un grande appassionato di "slow food" e credo che l'analogia gastronomica spieghi perfettamente la nostra visione. C'è una differenza sostanziale tra consumare velocemente un panino da fast food e godersi un pranzo completo di quattro portate: la differenza sta nella qualità dell'esperienza e del racconto. Sappiamo che un prodotto di valore spinge l'abbonato a voler vedere tutto subito, ma crediamo che l'attesa per l'appuntamento del venerdì successivo alimenti un sano desiderio che è, in fondo, la migliore testimonianza della bontà di una serie. È un modo per dare il giusto peso al lavoro narrativo e produttivo che è stato fatto».
Articolo a cura di Simone Rossi
per "Digital-News.it"
(twitter: @simone__rossi)
