Altro che processo al calcio: lo scontro e sui diritti tv
Pronti, via, il primo a scattare è il vicepresidente della Lega Calcio, Massimo Cellino, criticando il comportamento della società titolare dei diritti in chiaro del prossimo campionato di serie A: "Considero l'inadempienza contrattuale messa in atto da Rti (Mediaset, ndr), attraverso il mancato pagamento della scadenza prevista il primo luglio 2006 relativa ai diritti degli highlights del campionato 2006-07, una gravissima violazione resa ancora più sgradevole dalla pubblica dichiarazione tendente ad associare l'esito di un insindacabile giudizio sportivo ad eventuali possibilità di rinegoziazione". Il presidente del Cagliari, dopo le dimissioni del presidente Adriano Galliani, è il consigliere delegato per il rapporto con Rti ed il portavoce della Lega: "Non voglio pensare ad azioni tendenti ad orientare il giudizio di una Corte riunita per deliberare, ma l'infelicità di questa scelta è evidente. Per la Lega parlano, e in modo chiaro, i contratti siglati. Non esistono dubbi rispetto ai doveri e alle scadenze. Le regole si rispettano, non solo nello sport. Siamo pronti ad ascoltare i problemi di tutti, ma dopo il rispetto degli impegni e senza condizioni poco eleganti".
DIRITTI TV E MEDIASET/SKY - Piersilvio Berlusconi, vicepresidente di Mediaset, ha annunciato che la sua azienda intende "aspettare le sentenze" sul calcio prima di pronunciarsi sulla questione dei diritti televisivi. Se le sentenze, peraltro previste per questi giorni, fossero eccessivamente negative per le squadre coinvolte, Berlusconi non esclude che la cosa possa "avere una conseguenza dal punto di vista di un'azienda che sui diritti si deve tutelare. Ma per la programmazione non cambia niente". La tv berlusconiana, visto il processo a Calciopoli, ha sospeso il pagamento della rata del contratto tv (60 milioni all'anno) alla Lega Calcio. Si vuole prima sapere chi starà in serie A e chi in B per ridiscutere una cifra già giudicata alta lo scorso anno, figuriamoci adesso. Mediaset aveva chiuso un accordo oneroso con la Lega Calcio per il campionato di serie A in chiaro, tentando (invano) di rivendere una parte alla Rai. Chiaro che alla Lega ci sono rimasti male, appena hanno ricevuto questa lettera che blocca una rata di pagamento. "Prima saldate, poi trattiamo", la risposta a Berlusconi jr. da parte dei dirigenti che sostituiscono Galliani. Mediaset comunque potrebbe rivedere gli accordi anche sul digitale terrestre con i club (Milan compreso...) e lo stesso potrebbe fare Sky, anche se la tv di Murdoch per ora non ci pensa. C'è una clausola che lo prevede: in caso di retrocessione, si può ridiscutere l'accordo. Tagliando, ovviamente. L'unica a non aver previsto una clausola simile è la Juventus: deve prendere gli stessi soldi in serie A come in B. Diverso sarebbe se finisse in C: lì i diritti tv sono collettivi, anche se si può trovare una strada come fece il Napoli di Aurelio De Laurentiis. A Mediaset sono estremamente preoccupati perché se la serie B giocasse di domenica, allo stesso orario della A, non avrebbero canali sufficienti per il digitale terrestre. Stesso problema per Telecom-La 7. È molto probabile comunque che la B giochi davvero di domenica: del sabato pomeriggio molti presidenti (Preziosi del Genoa) e molti sindaci (vedi Piacenza, Verona, ecc.) non ne vogliono assolutamente sapere. Si sta studiando la possibilità di sfalsare gli orari. Sky non ha problemi di canali, ma vorrebbe che i due campionati non fossero concomitanti. Sino a verdetti definitivi, comunque, non si conoscerà il format dei tornei.
DIRITTI TV, IL NO DELL'ANTITRUST - È sbagliata la legge in esame sui diritti sportivi che vuole imporre la vendita collettiva perché è già prevista dalla normativa in atto. Lo ha affermato il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, nella sua relazione annuale. "Deve essere chiarito che oggi la legge non ne vieta la vendita in forma centralizzata - ha evidenziato - un'imposizione solo legislativa potrebbe apparire come una svolta dirigistica. In passato l'Autorità si espresse negativamente su un'intesa di vendita collettiva dei diritti di trasmissione delle partite di calcio". Secondo Catricalà, quello che serve è una riorganizzazione dell'intero sistema e "molti modelli convenzionali potrebbero dimostrarsi idonei a garantire una più equa distribuzione delle risorse - ha concluso - e quindi una maggiore contendibilità nei campionati". Sui diritti televisivi del calcio "è meglio lasciar fare ad un'autoregolamentazione da parte della Lega calcio, piuttosto che intervenire con un provvedimento di legge". A margine della relazione annuale al Parlamento, Catricalà ripropone e spiega la posizione dell'Autorità in tema di diritti televisivi dello sport: "Non c'è bisogno di una legge che introduca la possibilità della vendita centralizzata dei diritti del calcio, perché l'attuale normativa non la vieta", afferma Catricalà per il quale quindi non c'è bisogno di una nuovo provvedimento come ipotizzato da diversi parlamentari della maggioranza e dell' opposizione, e dallo stesso governo. "Bisogna poi lasciare alle squadre la decisione se cedere tutti insieme i diritti o se invece proseguire nella vendita separata - ha concluso il presidente dell'Autorità - Sono le squadre a dover decidere in autonomia, tra le due possibilità".