La Coppa Italia senza copertura televisiva ha scatenato, oltre alla delusione dei tifosi, anche la bufera politica sulla Rai. La mancata chiusura dell'accordo con la Lega, infatti, è stato interpretato come un mancato recepimento delle direttive politiche del Governo impegnato nel ritorno alla vendita collettiva dei diritti tv. Così è stato ritenuto perlomeno "imbarazzante" che l'azienda di stato non abbia acquisito l'unico torneo la cui acquisizione avviene ancora a carattere collettivo. Un nervosismo che si aggiunge a quello " pregresso" per la mancata trasmissione della sfida del Chievo a Sofia nei preliminari di Champions League.
Il clima " politico", insomma, è il più adatto a introdurre l'incontro al vertice che si terrà oggi in viale Mazzini tra il direttore generale della Rai, Claudio
Cappon, e Antonio Matarrese.
Il presidente di Lega si presenterà al summit "scortato" dalla pressione di chi vuole dimostrare come siano più appetibili i tornei venduti in maniera collettiva. Lui, peraltro, in questo fine settimana ha smosso le sue numerose conoscenze politiche per cercare di avere ulteriori punti d'appoggio nella trattativa con Cappon: non vuole correre il rischio di arrivare senza copertura tv anche al secondo turno della Coppa Italia in programma mercoledì.
Ma non è affatto certo che la volontà politica sia sufficiente a superare le resistenze della Rai determinate dalla ristrettezza del budget. Al di là delle questioni politiche, infatti, lo scoglio più grosso da superare è sempre quello economico: la richiesta della Lega è quella della base d'asta fissata a 26 milioni, la Rai sembra disposta per contro ad arrivare al massimo a 15 milioni. Una distanza davvero notevole per pensare che oggi si riesca ad arrivare a un accordo. Un primo contatto ai massimi livelli per limare le rispettive posizioni: la Lega potrebbe inserire nel "pacchetto" anche i diritti per Internet e per le nuove tecnologie per la telefonia mobile, la Rai cercherà di alzare un poco l'offerta.
Perché la Coppa Italia interessa sia dal punto di vista tecnico sia da quello del palinsesto, ma in viale Mazzini hanno poco margine di manovra dopo lo sforzo compiuto per assicurarsi i diritti in chiaro della Champions: 55 milioni l'anno per tre stagioni. Una somma tutt'altro che trascurabile se si considera che permette la trasmissione di 13 gare a stagione (non in esclusiva perché altri network possono avere il diritto sul satellitare e sul digitale terrestre) e soprattutto che la Champions di quest'anno rischia di essere pesantemente deprezzata dall'assenza della Juventus.
La Coppa Italia, invece, si propone come un prodotto appetibile soprattutto dal terzo turno (nel quale, ad esempio, potrebbe esserci un gustoso Juve- Napoli) in poi. Con le gare di maggiore interesse, quelle dei quarti e delle semifinali, in programma a gennaio: un periodo tradizionalmente povero nella programmazione di eventi sportivi.
Tanto è vero che anche altri network cominciano a fare due conti sulla convenienza o meno di partecipare alla "corsa" per la Coppa Italia: se la Rai non si schiodasse dall'offerta di 15 milioni, infatti, anche Mediaset è pronta a mettere sul tavolo la propria offerta. Ma è certo che se Matarrese venderà la Coppa a quella cifra, non potrà certo farla passare come un successo, a fronte della cifra incassata dalla Lega lo scorso anno. E qualche presidente in più potrebbe cominciare a rimpiangere Adriano Galliani alla faccia dei suoi conflitti di interesse. O, forse, proprio per quelli.