In questi tempi di switch off riscontrare dei problemi è quasi la normalità, ma un caso come quello di Milano è abbastanza significativo per come è stato gestito a livello comunicativo. Una lezione che la Rete ha dato a chi intende di gestire in modo unidirezionale l'informazione di servizio. Di questo e dello stretto legame tra Web e Tv si parla oggi nel consueto spazio del VENERDÌTORIALE di Digital-Sat.
«E' la prima volta che mi capita di "vivere" uno switch off», così scrivevo venerdì scorso. Beh, non l'avessi mai detto! I disagi di cui tanto si parla sui giornali li ho "vissuti" anch'io in prima persona. Nella mia esperienza, sono tuttora privo della visione di canali come La7, Mtv, Rai4, Iris, Boing, Sportitalia, e la lista potrebbe continuare per molte righe ancora. Non so con esattezza cosa non abbia funzionato, ma di sicuro una situazione del genere era non solo evitabile ma semplice da risolvere.
Nella maggioranza dei casi infatti i problemi non dipendono dalle emittenti e dai trasmettitori, ormai ampiamente sistemati forse con ancora qualche sporadico malfunzionamento della SFN. Riguardano invece gli impianti, specie quelli - e sono la maggioranza - condominiali e centralizzati, a filtri, ottimizzati per il vecchio scenario analogico e che pochi, pochissimi, avevano già predisposto per il nuovo panorama digitale.
Evitando di scendere troppo in dettagli tecnici (per quelli c'è il nostro
Digital-Forum dove si può anche segnalare il proprio problema o condividere la propria esperienza), quello che ho potuto toccare con mano è stata
la carenza informativa generale, specialmente per i giorni immediatamente successivi allo switch off di venerdì scorso. Per tutto il weekend nessuno sapeva da cosa dipendesse la mancata visione di un gran numero di programmi e contattare i centralini appositamente predisposti serviva a poco.
Chiamando ad esempio il numero verde del Ministero, le risposte più gettonate indicavano l'attesa come principale soluzione consigliata oppure la storia, ormai conosciuta ai più (almeno per chi ci legge costantemente), della canalizzazione europea e il trucco della Germania su alcuni decoder.
Mai nessuno che fosse in grado di dirti se un certo ripetitore avesse attivato un certo multiplex o se un dato broadcaster avesse ultimato il settaggio della SFN. Anzi, riguardo alcuni termini troppo tecnici gli operatori andavano nel pallone e iniziavano a riferire di come era stato affrontato lo switch off in Campania o nel Lazio.
In questi, come in altri casi, la Rete ha battuto l'informazione mainstream. Uno dei punti di riferimento più consultato è stato infatti il nostro
Digital-Forum dove un numero enorme di persone ha cercato e, a volte, anche trovato soluzioni ai loro problemi, di cui si cercava anche di giungere alla causa.
Un'altra importante funzione è stata (ed è ancora per le zone in via di passaggio) la catalogazione delle frequenze e di mux già attivati da determinati ripetitori, molto utile per chi voleva essere certo che non ci fossero ritardi a livello di emittente, prima di metter mano al portafogli e chiamare un antennista. E con la medesima finalità possiamo ricordare anche
L'Osservatorio RadioTv e
OtgTv, altri due siti molto attivi in periodi come questo. Insomma, per una volta bisognerebbe che chi di dovere ammettesse l'errore e che
imparasse ad entrare nella logica della Rete, sempre più diffusa e sempre meno invisibile.
Una Rete che, scandalo
Wikileaks a parte, molti vorrebbero ignorare e, perché no, limitare sempre più perché scomoda al potere. Non parliamo necessariamente di politica, ma anche (visto quello di cui ci occupiamo quotidianamente) di
televisione: se ne parlava proprio ieri all'
Università Iulm di Milano dove è in corso la due giorni "
Paese che vai", il meeting annuale delle
micro web tv, organizzato da
Giampaolo Colletti e dalla
FEMI. Qualora arrivassimo - e la strada è già tracciata - ad una vera integrazione tra la tv tradizionale e le
web tv, quale sarebbe la reazione del mercato? Si può davvero paragonare giuridicamente una
web tv ad una tv tradizionale?
Tutte questioni aperte che dovranno essere affrontate, per forza di cose, nel prossimo futuro, quando la tecnologia
"Internet Tv" o progetti come l'
Hybrid Blobbox prenderanno piede e saranno diffusi nei salotti. E su cui ovviamente torneremo anche noi ad occuparci.
Giorgio Scorsone
per "
Digital-Sat.it"
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