«C'è gente che a settant'anni passati parla di Chromecast, di router, di devices, di simulcast. Persone che raramente aprivano un computer, che non avevano mai fatto un acquisto online in vita loro hanno messo la carta di credito pur non di non perdersi una partita. È bello vedere che partendo dallo sport si possa dare un contributo anche alla digitalizzazione». Da poco è arrivata alla guida della divisione italiana di DAZN (clicca qui e attiva il servizio gratis per un mese), Veronica Diquattro, una che di rivoluzioni digitali se ne intende si racconta oggi al supplemento economico del Corriere della Sera.
Adesso anche lei insegue un pallone che rotola come milioni di italiani, un salto triplo per una trentacinquenne cresciuta fra algoritmi, server e library.
«Ma anche il mondo della musica non che quando ho cominciato con Spotify nessuno sapeva che cosa fosse lo streaming: non esisteva neanche Netflix. Oggi, invece, c'è molta più consapevolezza del fenomeno e questo aiuta. La spinta a cambiare lavoro mi è stata data dall'opportunità di poter gui dare un'altra rivoluzione socio-culturale in un ambito diverso. Ma con potenzialità simili, perché anche qui si tratta di raggiunge un modello di business simile a Spotify.»
La molla scatta nel tentativo di trasformare «un settore maturo» con l'innovazione:
«Partiamo dal concetto di rendere lo sport accessibile a tutti, noi la chiamiamo "democratizzazione"».
Che vuole dire superare il tradizionale modello delle pay-tv e dall'altra parte far pagare quel pubblico che scroccava le partite sui siti illegali offrendo un'alterna tiva
«C'è gente che non avrebbe mai pagato un abbonamento a costi elevati e altra che si muove nel territorio, fuorilegge, della pira teria: noi diamo un prodotto di qualità, accessibile, flessibile e a costi contenuti. Non tutti hanno capito che questo è solo l'inizio di un percorso. Che è un cambiamento di abitudini rispetto alla tv tradizionale: che c'è molto di più con i contenuti che andremo ad aggiungere quest'anno e il prossimo (dai campionati esteri: dalla Liga, alla boxe passando per il rugby ndr)»..
Ora è lei a salire in cattedra
«Da Zone» ha scelto il cuore di Milano (San Babila) per stabilire la sua base italiana , entro fine anno vi lavoreranno cento persone inclusi i giornalisti.
E i problemi tecnici di cui tanti si sono la mentati all'inizio?
«Sono stati caratterizzati da una serie di fattori nei primi weekend e poi risolti. Gli investimenti c'erano e ci sono per ottimizzare il servizio e potenziare ancora la infrastruttura in modo indiretto insieme ai nostri provider globali in termini di content delivery network. E inpiùlavoriamo sull'integrazione con le varie applicazioni».
Da pochi giorni la piattaforma è disponibile anche nell'ambiente di SkyQ. I numeri per ogni singola partita sono top secret, gli ultimi resi noti risalgono al 1° settembre, a Parma-Juventus, con più di un milione di spettatori.
«Non ci vuole un genio per capire che all'ottava giornata di campionato si viaggia su livelli più alti: le ore in streaming nell'ultimo mese sono 8,3 milioni. È il totale di quanto hanno visto gli utenti negli ultimi trenta giorni. È leggermente inferiore al dato di Paesi dove Dazn è più affermato, come la Germania, ma non è lontano. Bisogna considerare che lì siamo presenti da due an ni, qui da pochissimo. Le prospettive di cre scita in Italia sono molto alte e anche il passaggio dalla fase gratuita (un mese di prova ndr) a quella a pagamento è in linea con le aspettative».
Altre statistiche, inedite..
«Il 45% utilizza Dazn dalle smart tv ed è un trend in crescita. Smartphone, tablet, pc e altri di spositivi contano per il 55%, a conferma che la flessibilità del "mobile" è particolarmente apprezzata».
Ma non è che partendo dallo sport Dazn punta ad allargarsi, magari per fare concorrenza a Netflix e Amazon?
«No, lo sport è nel nostro dna. Ci saranno nuovi contenuti, sempre più personalizzati. Documentari e altro. Ma non vedrete film e serie tv».
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