Il digitale terrestre cresce e avvicina il satellite preparando il sorpasso: gli abbonati alla parabola sono 4,5milioni, mentre le tessere attive per il digitale sono arrivate a 2,5 milioni, ma i decoder prodotti superano i 7 milioni, così come la copertura della popolazione è salita al 70 per cento. Una situazione che pochi avrebbero immaginato, ma che forse era nei piani dell'Authority quando alla nascita di Sky Italia nel 2003 (dalla fusione tra Stream e Tele+) impose al network di Rupert Murdoch il divieto di acquisire diritti su piattaforme diverse dalla propria «per consentire lo sviluppo di altri operatori».
Una decisione che di fatto ha spinto le reti nazionali a investire sul digitale «anche se con strategie diverse», osserva Fabio Sisi, senior manager di Kpmg, esperto del settore media. E sì perché per la Rai il digitale resta dree to air, disponibile cioè a tutti in quanto mera evoluzione del servizio pubblico nazionale destinato ad abbandonare definitivamente la piattaforma analogica nel 2012: «Una data che sembrava un miraggio, invece nell'ultimo anno è stato trovato il modo di procedere, basta pensare alle frequenze in Sardegna», spiega il manager. E lo ha confermato ieri il sottosegretario con delega alle comunicazioni, Paolo Romani, che ha presentato il calendario della digitalizzazione spiegando che «per il 70% degli italiani lo switch off avverrà nel 2010» grazie anche agli incentivi per l'aquisto dei decoder.
Diversa invece la situazione per i broadcaster commerciali che hanno fallito il tentativo di proporre canali digitali gratuiti.
I primi esperimenti europei -falliti - risalgono al 1999, nel Regno Unito e in Spagna, «ma è diventato evidente che l'unico modello possibile fosse la pay tv, anche per il tipo di contenuti premium che vengono proposti: calcio e cinema».
Per il momento i player della pay tv in digitale - attivi però anche free to air - sono Mediaset e Telecom Italia Media (alla prese però con un taglio dei costi per fronteggiare una perdita annua di circa 100 milioni di curo), ma il mercato sta per aprirsi a nuovi operatori. L'Agcom ha indetto una gara per rilevare il 40% delia-capacità trasmissiva delle reti digitali terrestri e ad agosto ha pubblicato la prima graduatoria.
Al primo posto Digital Tv Channel, seguita da Nbc Universal con il progetto cinema e Nbc Universal per il progetto "factual". In gara - tra gli altri - anche il gruppo Turner Entertainment con i canali Cartoon Network e Boomerang, Walt Disney, Infront e la rete sportiva Espn.
«Da questa gara emerge però un segnale preoccupante: tutti i grandi gruppi editoriali, da Rcs e De Agostini si sono chiamati fuori», Una decisione che secondo il manager è spiegabile in due modi: 0 non ritengono il mercato ancora maturo, oppure il modello del digitale terrestre gratuito non è sostenibile economicamente «e i giochi per i contenuti premium sono già fatti almeno fino al 2010, quando si apriranno le trattative per la cessione collettiva dei diritti del calcio».
Possibile quindi che accada qualcosa tra il 2010 e il 2012. Intanto nel 2011 cadrà il divieto per Sky di trasmettere solo sulla propria piattaforma e i vertici della pay tv non hanno mai nascosto le loro intenzioni: «Siamo una pay tv, non un canale satellitare», ripetono da tempo e la discesa in campo sul digitale terrestre di Murdoch potrebbe dare un'altra scossa al settore. E sì perché fino ad oggi in Italia la figura di editore, gestore e distributore si è sovrapposta, «una situazioneche non ha eguali in tutta Europa - sottolineano da Kpmg - ma è sintomatica di un mercato ancora in evoluzione dove si preferisce non spezzettare i ricavi».
Giuliano Balestrieri
per "Il Sole 24 Ore"
(11/09/08)