Per le tv nazionali ''ospiti'' di mux locali nessuna certezza sulla copertura

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Fonte: Il Sole 24 Ore

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Digitale Terrestre
  martedì, 04 gennaio 2011
 00:00
Un programma nazionale veicolato su multiplex locali non avrebbe la sicurezza del raggiungimento della diffusione nazionale. Si potrebbero, inoltre, generare conflitti di numerazione nel caso di sovrapposizione delle coperture delle reti locali che trasmettessero quel programma.
 
Sono questi i due motivi principali contenuti nel parere fornito dall'Agcom al Ministero dello Sviluppo, su richiesta di quest'ultimo. A seguito di tale parere, il Ministero ha assegnato, a partire dalle regioni del Nord Italia passate al digitale, a tv nazionali come Virgin Radio Tv, la numerazione sul telecomando di quelle emittenti locali che trasmettono su più di due regioni.
 
Il parere, firmato dalla direzione contenuti audiovisivi e multimediali, è stato approvato il 28 ottobre scorso dal Consiglio dell'Agcom. Un programma nazionale può sì essere veicolato su multiplex diversi da quelli nazionali - tutti gestiti, peraltro, da editori di contenuti concorrenti - ma, in tal caso, mancherebbe la sicurezza della copertura nazionale. E si potrebbero generare conflitti di numerazione, se il decoder degli utenti ricevesse due dati differenti per lo stesso programma e generasse quindi un conflitto. Il Testo unico dei servizi media audiovisivi prevede un ordine predefinito alla numerazione automatica della tv digitale per non danneggiare gli utenti. Ecco, allora, la decisione di equiparare i fornitori di contenuti nazionali alle emittenti pluriregionali.
 
Quando sono state assegnate le numerazioni per le regioni del Nord passate al digitale, a partire dalla Lombardia a novembre per finire alla provincia di Udine a metà dicembre, il "caso" è esploso. Il Ministero ha applicato alla lettera il parere dell'Agcom.
 
L'effetto, secondo gli operatori locali, è di rendere meno appetibile, a livello commerciale, l'offerta di banda trasmissiva da parte degli operatori di reti locali. A ciò si aggiunga quanto previsto dalla legge di stabilità 2011: il Ministero e l'Agcom, entro trenta giorni dalla sua approvazione, dovranno fissare «ulteriori obblighi» per valorizzare e promuovere «le culture regionali e locali». Molti operatori regionali hanno costituito da tempo dei consorzi per trasmettere sull'intero territorio nazionale i programmi di fornitori di contenuti nazionali. Gli «ulteriori obblighi» sembrano a tali operatori ispirati dalla volontà di impedire l'avvio di tale mercato della capacità trasmissiva.
 
Quella sulla numerazione automatica - la "guerra del telecomando", com'è stata chiamata - è solo uno degli interventi legislativi o regolamentari che hanno portato le associazioni delle emittenti locali ad uscire dall'associazione Dgtvi e a preparare clamorose azioni di protesta. Un altro intervento è la previsione della legge di stabilità sulla "gara" per le frequenze televisive dei canali 61-69 della banda UHF. Canali tutti assegnati, nelle regioni digitali, alle emittenti locali (in alcuni casi ad Europa 7). Il tutto, mentre altre cinque frequenze nazionali saranno assegnate, senza asta, ad altrettanti operatori nazionali, tra i quali quelli con maggior potere di mercato.
 
Marco Mele
per "Il Sole 24 Ore"
(02/01/11)

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