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Tatti Sanguineti racconta la Maratona Mario Monicelli su IRIS

• 4 min lettura
Fonte: Digital-Sat (com.stampa) | Condividi 📲

Immagine nel testo correlata a: Tatti Sanguineti racconta la Maratona Mario Monicelli su IRISIl (sempre più raro) cinema d'autore, valorizzato da precise scelte di programmazione a tema, è uno dei chiodi fissi di Iris, canale che sin dagli esordi predilige e propone la settima arte e le sue eccellenze. Seguendo questo impulso, ancora una volta, la rete diretta da Miriam Pisani affida una delle sue operazioni culturali più importanti a Tatti Sanguineti.

Per "Cinema ritrovato", l'eclettico critico e autore torna su Iris per svelare, ricordare e commentare, sotto una luce inedita, la produzione del maestro della commedia all'italiana Mario Monicelli.

Sanguineti si addentra nel mondo monicelliano attraverso una maratona di sei opere - Capriccio all'italiana, Romanzo popolare, La mortadella, l'episodio Renzo e Luciana da Boccaccio '70, La moglie ingenua, il marito malato, Il marchese del grillo e Caro Michele - e l'apporto delle testimonianze della scenografo Lorenzo Baraldi, della costumista Gianna Gissi, del direttore della fotografia Sergio D'Offizi, dell'aiuto regista Rinaldo Ricci, dell'attrezzista Luciano Tarquini, della costumista Lina Nerli Taviani, raccolte da Alberto Consarino.

Un'occasione assolutamente imperdibile cui ogni appassionato che voglia dirsi tale, non mancherà di cogliere...
"Credo che la parola maratona sia stata inventata all'epoca di Massenzio, e di alcuni cinefili romani della mia generazione che inventarono un sacco di altre cose, fra cui la famosa etichetta di "ladri di cinema" che era un modo scaltro con cui degli autori giovani rendevano omaggio ad opere di vecchi maestri saccheggiati, essendo il cinema arte di saccheggio risaputo. Le maratone di Massenzio erano nottate en plein air sotto le stelle, un film dietro l'altro come ciliegie. Insomma l'ideale per un palinsesto digitale magari estivo, come nel nostro caso, di una rete con una immensa biblioteca di film. Anche se oggi bisogna chiamarla library. Monicelli fece la gavetta più ricca intensa e varia di tutto il cinema italiano e lavorò con svariati registi: per Machaty, il regista di Estasi, con Hedy Lamarr (di cui fu aiuto per Ballerine); per l'inventore della commedia così detta "piccola borghese" e dei telefoni bianchi, Mario Camerini; per il regista di guerra e propaganda Augusto Genina (Lo squadrone bianco); per il regista delle avventure Freda, di cui fu sceneggiatore e per il regista delle lacrime, Matarazzo, di cui fu sceneggiatore. Monicelli è stato anche l'inventore dei più grandi attori del cinema del Dopoguerra come Gassman e Sordi e non volle mai essere prigioniero dei divi. Preferiva metterli uno contro l'altro come in Guardie e ladri, come ne La grande guerra o in film corali come Brancaleone. Monicelli pensava che il cinema fosse un prodotto industriale, oltre che un'opera d'arte. E pur nel rispetto della gerarchia, degli orari, del rigore e della disciplina, ebbe sempre un senso collettivo della produzione. Pochi esaltarono come lui il lavoro dei collaboratori, come si vede dalle interviste girate per Iris da Alberto Consarino con alcuni suoi collaboratori: l'aiuto regista Rinaldo Ricci, lo scenografo Lorenzo Baraldi, la costumista Lina Nerli Taviani, l'organizzatore Andrea Tarquini. Ma Monicelli era soprattutto contro la prosopopea, la tromboneria e la mitologia dell'autore con la A maiuscola, dei cosiddetti "reggistoni"... Monicelli fu profondamente ferito dal tradimento di Ponti, che tolse il suo episodio Renzo e Luciana dall'edizione internazionale di Boccaccio '70 e ne ricavò più che mai una lezione di modestia, ma anche di diffidenza verso le superstar e i produttori. Il regista viareggino fu un maestro del lancio di attoretti sconosciuti, come Carlo Pisacane e Tiberio Murgia (Capannelle e Ferribotte) e della mescolanza disinvolta dei professionisti con i dilettanti. Quando Monicelli si separò da Vanzina, avendo poi molto più successo di lui, il quale pure era più colto, spiegò semplicemente di essere più forte fisicamente e che Vanzina non avrebbe retto un set come La grande guerra. Ripensando a Totò, negli ultimi tempi, Monicelli dichiarò di essersi pentito di averne fatto uno straccione del Dopoguerra e che forse sarebbe stato meglio lasciarlo nei canovacci delle farse napoletane dell'800. Monicelli pensava che i registi devono salutare per primi, non devono provarci con le attrici, non devono riempire di figli e nipoti il cinema che verrà dopo di loro; che agli attori bisogna sempre dare qualche cosa da fare, perché sennò sembra che pensino o che stiano per cominciare a recitare. I film di Monicelli sono pieni di funerali e di suicidi, veri e finti... Monicelli diffidò Walter Veltroni dal fargli dei funerali di Stato o di Municipio in Campidoglio, come era avvenuto con le bare di alcuni suoi amici. Monicelli riuscì a far recitare persino un "gallinaccio" come il sottoscritto..."
Tatti Sanguineti
"Cinema ritrovato" è una trasmissione a cura di Annamaria Fontanella. Produzione esecutiva di Daniele Boschetto. Regia di Elva Ciampi.

IL PALINSESTO:

ore 12.20
Capriccio all'italiana
di Steno, M. Monicelli, P.P. Pasolini, P. Zac, M. Bolognini
con Totò e Ugo d'Alessio

ore 14.00
Romanzo Popolare
con Ugo Tognazzi e Ornella Muti

ore 16.15
La mortadella
con Sophia Loren e Gigi Proietti

ore 18.30
Renzo e Luciana (ep. di Boccaccio '70)
con Marisa Solinas e Germano Gilioli

ore 19.30
La moglie ingenua, il marito malato
con Stefania Sandrelli e Carlo Giuffre'

ore 21.00
Il Marchese del Grillo
con Alberto Sordi e Paolo Stoppa

ore 23.30
Caro Michele
con Mariangela Melato e Lou Castel

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