Dtt: Calabrò: "Non possiamo espropriare le frequenze"
Più interessante è stata, ieri, la presa di posizione del Garante Corrado Calabrò sul fronte delle frequenze digitali terrestri, magicamente finite nelle mani dei soliti noti (Mediaset in testa), alla faccia degli intenti di pluralismo promessi dalla moltiplicazione degli spazi televisivi rispetto al vecchio analogico. L'Antitrust europeo, a quanto pare, sta per intervenire su questa ennesima anomalia italiana per cercare di ripristinare un po' di mercato anche quaggiù, ma non è chiaro come si riuscirà a sfilare di mano un le frequenze a chi se l'è già accaparrate. Calabrò si barcamena come può: «Le frequenze non si possono espropriare, ma si può fare un piano regolatore che contenga aggiustamenti ragionevoli e provi a individuare quali frequenze appaiano al di là delle necessità».
Con quali conseguenze? «Punto di partenza di questa sorta di piano regolatore che culminerà nel nuovo piano di distribuzione delle frequenze è il catasto delle frequenze stesse e degli impianti, che definiremo. È chiaro che, per un ragionevole utilizzo dello spettro, le frequenze sovrabbondanti dovranno tornare nella disponibilità dello Stato per essere riassegnate». Bene! Nessun problema, allora? «Il problema è che ora come ora non c'è una sola frequenza che lo Stato possa riassegnare e quindi all'Autorità sembrerebbe essere preclusa ogni possibilità di redistribuzione e di ampliamento della platea degli operatori televisivi». Ah, ecco.