Primo produttore mondiale di telefonini, con il 34% del mercato, Nokia è leader anche nell'innovazione tecnologica: solo tra aprile e giugno di quest'anno ha venduto oltre 18 milioni di smartphones. A Helsinki, però, preferiscono chiamarli «computer multimediali portatili»: sono apparecchi con cui è possibile scrivere testi ed elaborare fogli di calcolo, scattare fotografie e girare filmati, ascoltare musica, giocare, connettersi ad Internet. Possono essere usati per acquistare il biglietto di un concerto o come navigatori satellitari. E, da qualche tempo, perfino per guardare la tv.
Mark Selby, lei è vicepresidente del settore Multimedia di Nokia. Pensa che la gente voglia seguire i programmi tv su uno schermo così piccolo?
«Crediamo proprio di sì, ma ci sono alcuni punti da chiarire. Bisogna innanzi tutto distinguere il tipo di trasmissione: i nostri studi ci mostrano come un utente medio dedichi da 2,5 a 4 minuti alle trasmissioni in streaming, e arrivi invece ai 20 e anche 30 nel caso di programmi tv con lo standard Dvb-H. Poi ci sono le partite di calcio, e voi italiani dovreste saperne qualcosa...».
Come spiega la differenza?
«Soprattutto con la migliore qualità del Dvb-H, che è pari a quella del digitale terrestre. Poi, ovviamente, con i programmi stessi, che nel secondo caso sono in versione integrale, e non adattati per la visione su cellulare».
Ma la domanda resta.
«Il grande parallelo è la musica: la gente usa lettori Mp3 e ascolta più musica di una volta, in casa e fuori, ma il cellulare o l'iPod non hanno ancora sostituito lo stereo. Le nostre ricerche hanno mostrato che molti seguono la tv sul cellulare anche se lo stesso programma è disponibile in un'altra stanza della casa. Questo significa una sola cosa: la gente non vuole essere controllata dalla tecnologia, ma controllarla, vuole essere in grado di ascoltare musica o vedere la tv dovunque e in qualunque momento».
C'è una differenza nei contenuti tra la tv in streaming e quella trasmessa via Dvb-H?
«Il format deve essere assai più breve nel primo caso: penso ad esempio ai video musicali. Nel secondo, invece, possiamo avere esattamente quello che c'è sul grande schermo. Bisogna però ricordare che ogni telefono può supportare entrambi i servizi, e il futuro è proprio nell'interazione tra trasmissione televisiva e broadcast».
Ovvero?
«Immaginiamo una trasmissione in digitale terrestre, per i normali televisori. Con un impegno economico minimo è possibile portarla anche sui cellulari predisposti per il Dvb-H. E possiamo inserire per questi clienti spazi pubblicitari ad hoc, a seconda di dove si trovano, ad esempio. A loro volta, gli utenti hanno la possibilità di inviare un feedback: possono dire se hanno apprezzato lo spot e richiedere altre informazioni. Che verranno trasmesse in streaming e saranno personalizzate al massimo. Ci sarà un'enorme frammentazione dell'offerta, nascerà finalmente la vera pubblicità interattiva».
Una rivoluzione o un modo per spremere ancora di più le tasche dei clienti?
«Quella tv-telefonino è una delle più interessanti fusioni inventate dalla tecnologia negli ultimi anni: implica la creazione di un nuovo modo di pensare per produttori, distributori, ma anche per gli utenti. Quasi tutti i cellulari oggi possono realizzare filmati e scattare fotografie, ma possono anche metterle online direttamente, senza passare per il computer. Potenzialmente, ognuno è fotoreporter, giornalista, regista cinematografico: è questa la vera rivoluzione».
E' successo a Londra, con l'attentato alla metropolitana del 2005: le prime immagini furono scattate con i cellulari.
«Già. E questo pone in primo piano un aspetto spesso trascurato quando si parla di tv sul telefonino, ossia la sicurezza: tutte le reti telefoniche, nelle prime tre ore dopo l'attentato, non funzionavano e la gente vagava in cerca di informazioni che non arrivavano. Se invece avessimo avuto già il servizio Dvb-H, sarebbe stato possibile seguire in diretta gli eventi e comunicare immediatamente le informazioni per evacuare l'area o raggiungere l'ospedale più vicino».
Non bastava una radio?
«Certo, e infatti quasi la metà dei nostri terminali ha una radio incorporata. Ma c'è un altro campo in cui la tv sul cellulare potrebbe offrire enormi vantaggi. E' l'educazione: il prezzo dei terminali sta scendendo e molti Paesi emergenti si stanno dotando per la prima volta di una rete telefonica mobile e di infrastrutture tv. Perché non usarle insieme per trasmettere sui cellulari le lezioni scolastiche o universitarie dove non ci sono aule?».
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