Mediaset attende cda odierno Vivendi. Per Telefonica quota 11% Premium non strategica

Mediaset attende cda odierno Vivendi. Per Telefonica quota 11% Premium non strategica

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Fonte: Ansa

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Economia
  giovedì, 25 agosto 2016
 06:00

Tanto sta tuonando che probabilmente non pioverà: in quest'estate di inaspettato scontro tra Mediaset e Vivendi sulla vicenda Premium l'attesa era concentrata sul Cda in convocazione del gruppo media francese, che dovrebbe affrontare anche la spinosa questione del mancato acquisto della pay tv dopo aver firmato un contratto vincolante. Ma una nuova proposta è ritenuta improbabile, anche perché lo scontro in questo momento appare dentro Vivendi: tra parte degli azionisti e Vincent Bolloré, che aveva architettato un'operazione geniale, ma non gradita a tutti a Parigi.

Il finanziere controlla infatti circa il 15% di Vivendi (con il 30% dei diritti di voto secondo la legge francese) e lo dirige insieme al fidato amministratore delegato Arnaud De Puyfontaine, ma non ne è il 'padronè come invece di Mediaset lo sono ancora i Berlusconi. Ecco che in primavera procede all'acquisto di Premium, pagandola di fatto quanto chiesto dal Biscione, con l'ingresso reciproco al 3,5% nelle capogruppo. Con la quota di Mediaset, in quel momento fortissima alleata, che in 18 mesi avrebbe raddoppiato al 7% i suoi diritti di voto dentro il gruppo francese, di fatto garantendone il controllo assoluto. Ma qualcuno, cioè Vivendi, doveva 'pagarè oltre 700 milioni un soggetto che non ha mai fatto utili e a Parigi, dove diversi fondi non concordano con la campagna italiana, qualcuno si è opposto e ha costretto Bolloré a scegliere: ovviamente il finanziere bretone ha scelto il suo cda e ha provato a ricontrattare con Mediaset, alzando pero' la posta proponendo di acquisire fino al 15% delle quote del gruppo italiano. E qui è scoppiata la grana, con il mondo Berlusconi che si è sentito tradito, anche dai modi, e si è spaventato: secondo molti osservatori vicini alla vicenda il problema non sarà né di facile né di rapida soluzione.

Nel mondo finanziario un accordo si ritiene possa essere trovato, che una pace alla fine sia possibile e forse inevitabile, ma gli analisti non sanno in quale modo l'intesa possa essere trovata e tutti si mantengono neutri sulla vicenda, confermando rating e prezzi obiettivo dei titoli. Le mosse d'anticipo di Cologno monzese prima e di Fininvest dopo, con il differito deposito degli atti della prima causa civile, hanno ottenuto l'effetto desiderato: non farsi trovare fermi e rafforzare il titolo in Borsa, con il titolo Mediaset che in cinque sedute ha recuperato il 10%. Sullo sfondo, una volta risolte le questioni aperte nel Cda di Vivendi, rimangono i veri obiettivi di Bolloré. Secondo il settimanale francese Challenges, il finanziere alla guida di Vivendi e Orange starebbero trattando un ingresso del gruppo Tlc al 20% nella televisione francese Canal plus, con una possibile acquisizione anche di azioni di Telecom Italia. Un portavoce di Orange interpellato da Bloomberg ha smentito che vi sia un qualsiasi accordo in questo senso, ma nessuno ha mai parlato di un'intesa già trovata. Un'operazione, Antitrust permettendo, nella quale sarebbe potuta rientrare anche Mediaset. Almeno prima del grande litigio.

Con Mediaset e Vivendi 'ai ferri corti' il mercato scommette su un possibile nuovo investitore per Premium, la pay tv diventata il pomo della discordia. Telecom si è già chiamata fuori mentre Telefonica, che ha in portafoglio l'11% di Premium, «non commenta i rumors». Per l'operatore spagnolo pero', secondo quanto apprende l'ANSA, la quota non è strategica e Telefonica non solo non sarebbe intenzionata ad incrementare la sua partecipazione ma nemmeno a mantenerla. Nel 2015, quando è stata perfezionata la cessione dell'11,1% di Mediaset Premium per 100 milioni di euro agli spagnoli Mediaset era già da tempo in cerca di un partner e già due anni fa si parlava di un interesse di Vivendi. I patti parasociali prevedevano pero' per Telefonica una put, da esercitare se entro 6 mesi fossero entrati nuovi soci nell'azionariato. Gli spagnoli viceversa, era emerso, sono obbligati a vendere la loro quota in caso di richiesta al Biscione, che ha pure un diritto di prelazione sulla partecipazione. Nuovi rumors, riportati da Milano Finanza, guardano ora a un possibile interesse di broadcaster cinesi, e cita Phoenix di Hong Kong e LeTv. L'attesa ora è tutta sul cda di Vivendi in agenda per giovedì 25 che ha all'ordine del giorno i conti del secondo trimestre ma il dossier Premium, essendo l'Italia un business importante, non potrà non finire sul tavolo della discussione.

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