SatCafé ha fatto una lunga chiacchierata con il Vice Ministro dello Sviluppo Economico, Antonio Catricalà, sui temi chiave del comparto broadcast italiano.
Uno dei temi chiave di questi giorni è lo schema del Contratto di Servizio Rai-MISE. Il dibattito è centrato sulla questione del bollino per i programmi interamente prodotti con i proventi del canone. Cosa succederà al testo dopo il parere della Commissione di Vigilanza?
"La questione è molto dibattuta, in alcuni casi anche in modo strumentale. Ribadisco che l'interesse del Ministero e dell'Autorità, che per prima ha formulato la richiesta nelle sue linee guida, è quello di rendere riconoscibili agli utenti i programmi finanziati con il contributo del canone per una questione di doverosa trasparenza. Non vi sono altre finalità e sono fiducioso che la Commissione di Vigilanza saprà valutare la questione nei giusti termini".
Tra le altre cose il contratto di servizio chiede a Rai un incremento dell'offerta in Alta Definizione. Quale visione ha ispirato questo punto?
"L'importanza dell'innovazione tecnologica come elemento caratterizzante e di obbligo per il servizio pubblico è sempre stata preminente in tutti i contratti e nelle linee guida dell'autorità. La Rai ha necessariamente un ruolo fondamentale e di traino per lo sviluppo delle nuove tecnologie e tra queste l'Alta Definizione è quella di più immediata percezione".
Di recente Rai ha varato la versione HD di Rai Uno, Rai Due e Rai Tre attraverso i satelliti Eutelsat HOT BIRD, che saranno ricevibili attraverso decoder satellitari abilitati senza costi aggiuntivi. Si parla poco di questa svolta. Lei come la valuta?
"Mi riporto in parte alla precedente risposta. Più sarà vasta la platea di utenti che possono godere dei benefici di una visione più definita e di maggiore qualità, più sarà giustificato il pagamento del canone non solo per la normale fruizione dei contenuti, ma anche per poterne godere al meglio, sfruttando le più evolute tecnologie di trasmissione oggi a disposizione".
La scadenza dei vertici Rai è fissata nel 2015 oppure si andrà oltre?
"Suscitando qualche polemica, in una trasmissione radiofonica ho indicato nel 2016 la scadenza dell'attuale consiglio di Amministrazione della Rai che in realtà scadrà già nel 2015. Il pensiero non espresso era che, data la scadenza nel 2016 della concessione e della necessità di legiferare prima, in una logica di buon senso, si potrebbero nominare i nuovi amministratori con le nuove regole. Ma sarà comunque una questione che dovrà essere valutata al momento da parte del Parlamento e del Governo in carica".
Sono tante le questioni sul tavolo anche in merito al rinnovo della concessione Stato-RAI che scade nel 2016. Che tipo di percorso ci dobbiamo aspettare?
"Sulla proposta di indire una consultazione pubblica per fornire al legislatore gli elementi utili per un intervento, ho registrato in questi mesi un ampio consenso da parte delle istituzioni, del Parlamento e della stessa Rai. Il modello, adattato, potrebbe essere quello seguito nel Regno unito nel 2007 per il rinnovo del Royal charter act alla BBC".
Quale sarà il ruolo delle sedi regionali Rai nel futuro assetto dell'Azienda Pubblica?
"È certamente un tema da approfondire, anche per una valutazione dei costi, da qualcuno ritenuti eccessivi, ed è già oggetto di discussione nell'ambito della Commissione parlamentare di Vigilanza. L'informazione legata al territorio deve comunque continuare a rappresentare un momento fondamentale per il servizio pubblico".
A proposito di territorio. Parliamo dell'emittenza locale e delle misure di sostegno. Lei più volte ha sottolineato l'importanza di questa misura. Però nel bilancio pluriennale dello Stato c'è un sostanziale dimezzamento della voce a partire dall'anno prossimo. Il comparto dovrà rassegnarsi alla fine del sostegno pubblico?
"È intenzione del Governo, e soprattutto del Ministro dell'Economia, rimodulare il sistema dei trasferimenti diretti alle imprese; e in questa logica sono purtroppo rientrati anche i tagli alle emittenti locali. Continuerò a battermi per cercare nuove risorse, ma certamente si deve cominciare a pensare a forme alternative di sostegno anche attraverso forme di defiscalizzazione, come già avviene in altri settori, come ad esempio il cinema".
Radiofonia digitale. Senza il canale 13 appare davvero complicato garantire spazio a tutti nel nascente sistema digitale, con rischi soprattutto per le radio locali. Il Ministero della Difesa ha dato qualche segnale?
"L'interlocuzione con il Ministero della Difesa non è semplice. A breve riprenderemo le trattative. Bisognerà anche valutare quali possono essere le soluzioni per individuare forme alternative di utilizzo delle risorse frequenziali, in parte necessarie per garantire la sicurezza nazionale".
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