Satellite: più utenti e conti in crescita
Strategia simile per la filiale italiana delle pay tv satellitari del gruppo Murdoch. Anche Sky ha iniziato a praticare riduzione di prezzi per controbattare l'offensiva del digitale terrestre (che nel frattempo, dallo scorso autunno ha quasi raddoppiato il costo di visione della singola partita di calcio in payperview). E ha poi iniziato a sottolineare maggiormente il resto dell'offerta con la distribuzione dei nuovi decoder dotati di memoria e della possibilità di registrare programmi in modo da sganciare progressivamente gli abbonati dalla contemporaneità di trasmissione e visione dei contenuti dei canali pay, realizzando una specie di «near video on demand». Il risultato è stato anche da noi una crescita di abbonati, che sono arrivati a 3,5 milioni a fine 2005 e poi subito a 3,6 milioni a febbraio.
Quale impatto possa avere questa «offensiva pay» sul mercato europeo della pubblicità è uno dei nodi cruciali che i prossimi mesi andranno progressivamente a chiarire. L'erosione dell'audience che l'attacco concentrico di ben quattro piattaforme alternative (satellite, payperview sul digitale terrestre, Internet tv e tv mobile) al modello di business attuale è come lo sfondamento di una trincea:una volta aperto il primo varco e creata incertezza tra gli investitori pubblicitari le cose tendono ad accelerare. Anche perché accelera la stessa tecnologia. Di fatto la tv via Internet è ancora allo stato nascente. In Italia in questo momento ci sono, in sostanza, solo i 191 mila abbonati ai canali Fastweb. Ma entro la fine dell'anno si potranno misurare i risultati ottenuti dalla Alice Home Tv di Telecom Italia e anche della tv di Tiscali. In Spagna Telefonica conta già 200 mila abbonati alla sua IpTv Imagenio. In Francia, tra Free e France Telecom siamo già a quasi mezzo milione di abbonati: possono sembrare numeri molto piccoli, ma non è così. Intanto perché sono numeri che conteggiano utenti effettivamente paganti, non quelli che hanno il decoder ma di fatto non lo attivano: per fare un esempio italiano, vanno rapportati non ai 3,6 milioni di settopbox del digitale terrestre installati nelle case degli italiani, ma agli 800 mila utenti unici che comprano programmi in payperview. La seconda ragione per non sottovalutare quei numeri è nel fatto che le grandi telecom europee hanno iniziato a muovere i primi passi sulla IpTv solo negli ultimi mesi del 2005, ad autunno inoltrato. Ben altri risultati sono immaginabili quando avranno finito di innalzare la capacità delle loro reti con i nuovi server Adsl 2+ o, meglio ancora, con i nuovi VDsl, che porteranno la capacità di banda offerta dai vecchi doppini a 50 mega.
Infine la tv mobile. Giovedì scorso la 3 di Vincenzo Novari ha acceso la sua rete Dvbh. La qualità delle immagini è ottima e anche gli scettici sulla possibilità di vedere la tv in uno schermo grande come mezzo pacchetto di sigarette si sono dovuti ricredere. Le immagini sono davvero notevoli per nitidezza e definizione, il cambio di canale è rapido (non tanto più lento dello zapping su un telecomando satellitare). Insomma, dopo averla vista all'opera non sembra più una follia che possa davvero fare concorrenza alla tv tradizionale. Si vedrà che cosà potrà succedere con i mondiali di calcio di giugno in Germania. Chi volesse vedere tutte le partite avrebbe due sole alternative: Sky o la 3. Potrebbe trattarsi di un trampolino di lancio definitivo.
A quel punto il mercato della pubblicità inizierebbe davvero a rivedere le sue certezze. Perché il digitale è, anche per la pubblicità, un altro mondo. L'Authority ha costretto Mediaset a non raccogliere la pubblicità sui suoi canali digitali tramite Publitalia ma tramite un'altra sua controllata, Promoservice: in sé vuol dir poco, ma assieme ad altri dettagli, come il fatto che la 3 raccoglie e insierisce la «sua» pubblicità anche all'interno del canale Mediaset che manda sui suoi cellulari, rafforza l'idea che il vecchio mondo si avvia alla fine.