LALIGA e 36 operatori europei
sollecitano una legislazione uniforme e obbligatoria
per salvaguardare calcio e contenuti audiovisivi
dal danno economico e reputazionale.
La battaglia contro la pirateria audiovisiva, in particolare quella che erode il valore degli eventi sportivi in diretta, è arrivata a un punto di svolta critico nell'Unione Europea. Con reti criminali sempre più veloci e tecnologicamente avanzate, le misure attuali, basate sulla cooperazione volontaria, si sono dimostrate tristemente inadeguate. In questo contesto di crescente frustrazione, LALIGA ha alzato la voce, chiedendo con urgenza alla Commissione Europea non semplici raccomandazioni, ma un pacchetto di misure legislative vincolanti e con effetti tangibili.
Il mondo dello sport professionistico e dell'industria audiovisiva attende con determinazione un rafforzamento sostanziale della Raccomandazione della Commissione Europea sulla lotta alla pirateria online di eventi sportivi e in diretta. Questo appello fa seguito alle recenti conclusioni emerse dal monitoraggio approfondito condotto dall'Ufficio dell'Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO). L'EUIPO ha chiaramente riconosciuto l'inefficacia intrinseca della Raccomandazione pubblicata nel 2023, sottolineando come l'aumento delle frodi audiovisive online continui ininterrotto in tutto il blocco, con una concentrazione particolarmente marcata durante i picchi degli eventi sportivi.
Nonostante l'esistenza di strumenti legali, la cruda realtà ha rivelato che l'applicazione privata e le disposizioni volontarie non sono più sufficienti per contenere la minaccia. La velocità e la sofisticazione esibita dalle reti di pirateria hanno superato la capacità di risposta degli strumenti legali esistenti, rendendo indispensabile un supporto legislativo europeo che possa fornire un quadro comune ed efficace per tutti gli Stati membri. Il nocciolo del problema, evidenziato chiaramente da un recente rapporto, risiede in un grave difetto strutturale: l'evidente mancanza di collaborazione da parte degli intermediari tecnologici. Attori chiave del panorama digitale come servizi di hosting, reti di distribuzione di contenuti (CDN), proxy e servizi cloud, agiscono spesso come veri e propri "scudi digitali". Questi servizi consentono di oscurare l'origine esatta dello streaming illegale e di aggirare con facilità le misure di blocco.
LALIGA ha espresso pubblicamente e con forza questa preoccupazione di lunga data, portando la questione all'attenzione della Commissione Europea e denunciando in particolare la riluttanza di entità come Cloudflare a cooperare con i detentori dei diritti.
La necessità di un cambiamento normativo non è solo un'istanza solitaria di LALIGA. L'organizzazione sportiva, affiancata da ben 36 tra le principali aziende e organizzazioni operanti nell'ecosistema sportivo e audiovisivo, ha formalmente inviato una lettera congiunta alla Commissione Europea. L'obiettivo di questa coalizione era esortare l'adozione celere di misure legislative che fossero vincolanti e in grado di produrre risultati misurabili. La Commissione Europea ha parzialmente recepito queste richieste nel suo rapporto. Tra gli elementi cruciali che si ritiene debbano essere inclusi nella futura legislazione, spiccano l'esigenza di fissare termini perentori e chiari per la rimozione delle trasmissioni piratate e l'obbligo di conformità che deve estendersi a tutti gli intermediari. Ciò significa imporre la cooperazione non solo ai servizi di hosting tradizionali, ma anche a CDN, reverse proxy, DNS alternativi e VPN.
Un elemento di fondamentale importanza riguarda l'efficacia delle misure di blocco dinamico. La Commissione Europea ha infatti concluso che il numero di episodi segnalati di blocco di contenuto legittimo risulta "minimale" in rapporto al numero complessivo di misure di blocco dinamico implementate dall'adozione della Raccomandazione. Questo dato ha portato l'organo esecutivo europeo a confermare che tali misure incorporano già garanzie sufficienti, fornendo di fatto un avallo alle strategie di blocco dinamico messe in atto da LALIGA e da altri operatori del settore.Nonostante questo riconoscimento, l'analisi sul campo evidenzia una disomogeneità profonda nell'applicazione degli ordini giudiziari di blocco dinamico: l'applicazione varia "significativamente" tra gli Stati membri. Se alcuni Paesi vantano sistemi avanzati e funzionanti, altri mostrano una carenza di meccanismi adeguati, creando di fatto un ambiente normativo favorevole e sicuro per i pirati. Il contrasto tra l'efficacia dimostrata e la frammentazione normativa è lampante se si guarda all'esperienza domestica di LALIGA. Grazie a una strategia anti-pirateria rafforzata da diverse sentenze giudiziarie all'interno della giurisdizione spagnola, LALIGA ha registrato una diminuzione del tasso di consumo della pirateria del 60% in Spagna durante la stagione 2024/25. Questo successo sottolinea l'importanza cruciale di un quadro legale coeso e applicato con rigore.
La posta in gioco per il mancato intervento a livello comunitario è enorme. Si stima che la pirateria audiovisiva infligga perdite annuali comprese tra i 600 e i 700 milioni di euro ai soli club professionistici e all'industria sportiva in Spagna. Questi danni non si limitano ai bilanci delle grandi squadre, ma si ripercuotono su aree di interesse generale fondamentali. Le perdite economiche minano i contributi destinati al Consiglio Superiore dello Sport (CSD), alla Federazione Calcistica Spagnola (RFEF), al calcio di base, al calcio femminile e, non da ultimo, al gettito fiscale. Mentre la Commissione Europea prosegue la sua valutazione sull'opportunità di espandere le misure attuali e affrontare la palese "riluttanza di certi intermediari, come Cloudflare, a cooperare con i detentori dei diritti", LALIGA riafferma la propria piena disponibilità a collaborare con le autorità e gli stakeholder. L'obiettivo finale, come ribadito dall'organizzazione, è quello di "muoversi verso una cooperazione transfrontaliera autentica, efficace e in tempo reale che protegga il valore degli sport in diretta e dei contenuti audiovisivi".
LALIGA, in linea con la maggior parte degli stakeholder audiovisivi europei, nutre la fondata speranza che una nuova legislazione europea venga presto adottata, permettendo così a tutti gli Stati membri dell'UE di operare finalmente sotto un quadro legale unificato. Secondo LALIGA, solo in questo modo sarà possibile rendere l'applicazione della legge "più efficiente e garantire l'unità tra tutte le parti colpite dalla frode audiovisiva". La lunga attesa per uno storico cambio di rotta nel panorama regolatorio europeo sembra avvicinarsi.