LaLiga avvia una nuova offensiva contro la pirateria sportiva
chiedendo il blocco delle VPN in Spagna,
coinvolgendo ProtonVPN, NordVPN e Telefónica
come intermediari tecnologici.
Il confine tra la tutela della neutralità della rete e la protezione della proprietà intellettuale si sta facendo sempre più sottile, delineando un nuovo campo di battaglia legale che vede contrapposti i colossi dell'audiovisivo e i fornitori di servizi di anonimato digitale . In un contesto in cui la fruizione illecita di contenuti sportivi evolve costantemente, le autorità giudiziarie europee hanno impresso un’ accelerazione significativa , spostando il mirino dai singoli siti web agli intermediari tecnici finora considerati intoccabili: le Virtual Private Network (VPN) .
L’ultimo e più rilevante capitolo di questa offensiva arriva dalla Spagna , dove il Tribunale Mercantile di Córdoba ha emesso un provvedimento cautelare destinato a fare scuola. Accogliendo una richiesta congiunta presentata da LaLiga e dal gigante delle telecomunicazioni Telefónica , il giudice ha imposto a due dei principali operatori del settore, ProtonVPN e NordVPN , l’obbligo di inibire l’accesso a una lista di indirizzi IP specificamente legati alla trasmissione illegale di eventi sportivi . La particolarità della misura risiede nella sua natura dinamica : il blocco non è statico, ma deve essere applicato in tempo reale durante lo svolgimento delle partite, impedendo agli utenti situati in territorio spagnolo di utilizzare questi canali crittografati per aggirare le restrizioni .
Questa decisione poggia su una visione giuridica che vede nelle VPN non più semplici strumenti di privacy, ma intermediari tecnologici responsabili della circolazione dei contenuti. Secondo quanto dichiarato ufficialmente da LaLiga , i provvedimenti sono stati concessi "inaudita parte" , ovvero senza una consultazione preventiva con i fornitori dei servizi, riconoscendo esplicitamente la responsabilità degli intermediari tecnologici nel processo di pirateria delle partite . Per l’organizzazione calcistica spagnola, le VPN rientrano pienamente nel perimetro del Regolamento europeo sui servizi digitali (DSA) , con obblighi stringenti nel prevenire l’uso illecito delle proprie infrastrutture. Tuttavia, la reazione delle società coinvolte non si è fatta attendere, sollevando dubbi sulla legittimità procedurale di tali ordini. Proton , attraverso una nota ufficiale, ha espresso ferma contrarietà , sottolineando di non aver ricevuto alcuna notifica formale . L'azienda ha ribadito un principio cardine del diritto , evidenziando come l’assenza di contraddittorio violi i principi fondamentali del giusto processo .
Il fronte spagnolo non è però isolato. Un precedente rilevante arriva dalla Francia , dove CANAL+ ha ottenuto una vittoria storica presso il Tribunale Giudiziario di Parigi nel maggio 2025. In quel caso è stato ordinato il blocco di 203 domini legati allo streaming illegale di competizioni come UEFA Champions League , Premier League e TOP 14 , coinvolgendo numerosi provider VPN e confermando una tendenza continentale verso la responsabilizzazione degli intermediari di rete. Secondo CANAL+ , la decisione rappresenta una svolta strategica all’interno di un percorso progressivo che ha già colpito ISP , DNS alternativi , CDN e proxy , con l’obiettivo di difendere diritti audiovisivi considerati la linfa vitale del sistema sportivo ed economico . L’evoluzione delle tecniche di contrasto riflette un mutamento profondo nella gestione della sicurezza digitale . Il passaggio dal blocco dei domini al controllo degli indirizzi IP introduce rischi concreti, come l’ oscuramento accidentale di servizi legittimi , e apre a una strategia che punta sempre più direttamente all’ utente finale . In Spagna, già nel 2025, era stata autorizzata l’ identificazione dei titolari delle linee internet , mettendo in discussione l’ anonimato percepito garantito dalle VPN.
Il quadro che emerge è quello di un sistema che non accetta più zone d’ombra . I tribunali, sollecitati da soggetti come Telefónica e CANAL+ , chiedono ora prove digitali rigorose , imponendo la conservazione delle evidenze . Le VPN, definite nelle sentenze come strumenti estremamente efficaci per aggirare le limitazioni geografiche , si trovano a dover bilanciare la protezione dei dati con una conformità normativa sempre più stringente. Mentre la battaglia legale prosegue e si profilano ricorsi basati sulla violazione delle procedure di notifica , la direzione intrapresa dalle corti europee appare chiara: la protezione dell’industria dell’intrattenimento e dello sport sta ridefinendo il concetto stesso di libertà digitale , trasformando i guardiani della privacy in potenziali sentinelle del copyright .