David Ellison sceglie l'Italia per rilanciare
la sfida su Warner Bros. Discovery:
più film, sale al centro e autonomia creativa
contro il modello streaming
Nella complessa scacchiera delle grandi fusioni mediatiche globali, David Ellison ha deciso di muovere un pedone inaspettato, scegliendo il mercato italiano come palcoscenico per un'offensiva che unisce diplomazia industriale e visione creativa. Il Presidente e Amministratore Delegato di Paramount-Skydance ha affidato alle pagine dei principali quotidiani nazionali, tra cui il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore, una lettera aperta che suona come un vero e proprio manifesto programmatico. L'appello, rivolto alla comunità creativa, agli appassionati e all'intera filiera dell'audiovisivo, non è soltanto una mossa d'immagine, ma un tentativo deliberato di spostare il baricentro del confronto: dal freddo terreno delle cifre finanziarie a quello, ben più sensibile, della tutela dell'arte cinematografica e del futuro della sala.
Il contesto in cui matura questa iniziativa è quello di una sfida serrata per il controllo di Warner Bros. Discovery (WBD). Mentre la concorrenza, rappresentata dal binomio tra la stessa WBD e Netflix, procede spedita verso una ristrutturazione dell'accordo interamente in contanti -- valutata circa 82,7 miliardi di dollari -- Paramount ha risposto prorogando al 20 febbraio la scadenza per l'adesione alla propria offerta ostile. In questo clima di incertezza, Ellison ha scelto di parlare direttamente a chi il cinema lo produce e lo consuma, presentandosi come un produttore e appassionato che vede nel racconto audiovisivo un pilastro vitale della società.
Il nucleo della proposta di Ellison poggia su un impegno produttivo di proporzioni massicce, pensato per rassicurare chi teme che il consolidamento possa portare a una contrazione dell'offerta. Se l'acquisizione andasse in porto, la visione di Ellison prevede che Paramount Studios e Warner Bros. Studios operino con un obiettivo minimo di quindici lungometraggi di alta qualità all'anno ciascuno. Questo porterebbe il gruppo a immettere sul mercato almeno trenta pellicole annue, garantendo non solo intrattenimento costante per il pubblico, ma anche una stabilità occupazionale duratura per i professionisti del settore. Una strategia che Ellison rivendica citando i risultati già ottenuti con l'operazione Paramount-Skydance.
Un altro pilastro fondamentale riguarda la salvaguardia dell'identità dei marchi e la pluralità della distribuzione. In un passaggio cruciale della lettera, il CEO assicura che HBO continuerà a godere di una gestione indipendente, preservando quell'autonomia creativa che l'ha resa celebre nel mondo. Parallelamente, l'impegno è quello di mantenere un mercato aperto, continuando a concedere licenze a piattaforme terze e restando acquirenti attivi di contenuti indipendenti.
È però sul fronte della distribuzione cinematografica che la proposta tenta di segnare la distanza più netta rispetto ai modelli dello streaming. Ellison promette una difesa rigorosa della sala cinematografica, stabilendo che ogni film prodotto avrà una distribuzione completa con una finestra di esclusività minima di 45 giorni, estendibile a 60 o 90 giorni per i titoli di maggior richiamo. Un'impostazione che mira a rafforzare la concorrenza industriale, ponendosi in contrasto con l'approccio di Netflix.
In definitiva, la mossa di Ellison trasforma la scalata a Warner Bros. Discovery in una battaglia ideale per il futuro della narrazione. Nel suo appello finale, il numero uno di Paramount ribadisce la volontà di garantire alle prossime generazioni l'accesso a storie straordinarie sul grande schermo, cercando il consenso della comunità creativa per legittimare un progetto che ambisce a ridefinire le regole dell'industria globale dei media in vista dell'assemblea decisiva della prossima primavera.
