
Questa sera alle
ore 23.15, in
esclusiva su
Sky Sport 1, andrà in onda
"10 + Speciale Alex Del Piero". Uno show televisivo interamente dedicato al Capitano della Juventus che farà rivivere, attraverso le immagini ed i ricordi del numero 10 bianconero, i momenti più importanti della sua lunga carriera calcistica: dagli esordi con la maglia del Padova ai gol più belli in bianconero, passando per il Mondiale di Germania 2006.
A condurre la serata, il giornalista di Sky Sport Marco Cattaneo, Valeria Ciardiello, volto di Juventus Channel e il "disturbatore" Max Pisu. Ospiti in studio l'ex portiere di Juventus e Lazio Angelo Peruzzi, il cantante Paolo Belli e l'attore Michele Placido.
Nel corso della serata, che vedrà la partecipazione anche di Ciro Ferrara e Biagio Antonacci, dieci tifosi juventini si sfideranno in un quiz sulla carriera di Del Piero.
Appuntamento con "10 + Speciale Alex Del Piero" per sabato 21 marzo alle ore 23.15 in esclusiva su Sky Sport 1, al termine del post partita di Roma-Juventus. Lo show verrà riproposto anche domenica 22 marzo alle ore 9.45 e mercoledì 25 marzo alle ore 21.00, sempre su Sky Sport 1.
Di seguito le dichiarazioni rilasciate da Alex Del Piero:
Il tuo sogno è sempre stato quello di indossare la maglia numero 10. Come hai fatto nella Juventus ad ereditarla in maniera definitiva da Baggio?
Quando non giocava Baggio, siccome Vialli giocava con il 9, gli altri con l'11, io usavo il 10. Invece, da quando Baggio è andato via, è subentrata la regola dell'assegnazione dei numeri definitivi per tutto l'anno, ero l'ultimo che l'ha portata. Che facevo, non la tenevo?
Hai una tua classifica personale dei migliori numeri 10 di sempre?
Io sono sempre stato attratto dai numeri 10, ma anche dai numeri 9. Sono cresciuto guardando Maradona, Platini, Van Basten, Careca, Gullit, giocatori magari molto diversi da me, però il piacere di vederli giocare era enorme.
E nel calcio di oggi?
Ho giocato con Zidane che è stato un grandissimo numero 10, ma anche nel campionato italiano di oggi ci sono attaccanti fortissimi e in Europa c'è ottima scelta.
Nel tuo libro parli di un "momento di grazia assoluta" che viene vissuto in maniera individuale nel calcio: cosa fai in quel particolare momento?
In realtà nel calcio ci sono infiniti momenti in cui sei da solo, sebbene sia uno sport di squadra, perché la concentrazione è personale, tutti i pensieri della notte prima li condividiamo con noi stessi, quindi la gioia, oltre che condividerla con i compagni, è anche personale. I momenti di estasi e di grazia avvengono dopo i gol, quando non capisci niente, si esulta, si buttano le mani a destra e sinistra, si chiudono gli occhi, i compagni ti saltano addosso. E questo succede se segni o se segna un tuo compagno, nel momento in cui vinci una gara importantissima, una finale o coroni un cammino trionfale. Quelli sono momenti sublimi che lo sport, nel mio caso il calcio, mi ha regalato tante volte.
Sulla sfida contro la Fiorentina, in cui Del Piero segnò un gol memorabile.
Quella partita ci diede una spinta enorme, ci diede la consapevolezza di poter rimontare e di vincere contro chiunque.
Cosa ti fa arrabbiare di più delle telecronache delle partite?
Esalto coloro che sono riusciti a fare telecronache trasmettendo oltre al gesto sportivo, qualcosa di eccezionale. Credo che il bello, anche per i telecronisti, sia farsi coinvolgere: quando sono coinvolti, anche la castroneria, è sentita; quando è un po' forzata non va bene, diventa noiosa ed inopportuna.
C'è qualche rimpianto per le tre finali di Champions League perse?
C'è il rimpianto per tutte e tre, perché eravamo preparati in tutte e tre, ma questo accade quando ci sono le partite secche, quando magari l'avversario dimostra di essere un pizzico più di te. Vuoi per il destino, vuoi per tanti altri fattori, una volta ce la siamo meritati, un'altra volta l'abbiamo persa ai rigori, un'altra sul campo, anche immeritatamente, però l'abbiamo persa, purtroppo merito agli altri e demerito a noi.
Che momento è stato l'infortunio?
Quel momento è stato bruttissimo, profondamente difficile, era a rischio la mia carriera. Sono stati 9 mesi molto lunghi, ma è stato un percorso importante sotto l'aspetto umano.
Hai mai pensato "mollo tutto"?
No, ero convinto fin da subito che tutto sarebbe tornato a posto, anche se ci sono stati molti momenti pesanti.
Dopo aver segnato il gol contro la Germania nel Mondiale 2006, cosa è successo?
Ho trovato mia moglie con i miei amici, che non dovevano essere lì, ma venti file più in alto, ma il destino ci ha visti di fronte e, se già non capivo niente prima, poi è stato peggio. Quel momento è stato molto emozionante e toccante, era inaspettato, come anche il gol, perché in quei due minuti che mancavano alla fine, pensavamo a difendere, invece poi è uscito il contropiede e sono partito.
Hai chiesto la palla a Gilardino?
Sì, lui ha anche detto di avermi sentito e questo significa che a volte ci sono momenti in cui va tutto liscio.
Dove saresti andato se fossi andato via dalla Juve prima di andare in Serie B?
Sono felicissimo di essere rimasto e di aver continuato con la Juventus, perché era il mio primo obiettivo. Ci sono stati degli eventi che mi portavano più lontano dalla Juve in quel momento, però è andata così e io sono felice.
Sei a quota 257 gol, ma c'è qualcuno che ha fatto 1281 reti, Pelè: com'è possibile?
Ha fatto un record indescrivibile, forse nel mondo sport è il record più irraggiungibile.
C'è chi dice che tu abbia fatto un gol in più però: quale?
Con il Brescia, due anni fa.