Ibarra: «La nuova sfida Sky WiFi è la simbiosi tra internet, tv e telefonia»

Ibarra: «La nuova sfida Sky WiFi è la simbiosi tra internet, tv e telefonia»

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Fonte: Il Sole 24 Ore

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Sky Italia
  domenica, 05 luglio 2020
 11:55

Ibarra: «La nuova sfida Sky è la simbiosi tra internet, tv e telefonia»«Il lancio di Sky Wifi segna l’ingresso nel mercato della banda larga ed è l’evento più importante per l’azienda dalla nascita, una vera sfida». Maximo Ibarra, CEO del gruppo Sky Italia, annuncia nell'edizione del 5 Luglio del Sole 24 Ore nell'articolo curato da Fabio Tamburini il passaggio dalle parole ai fatti che, spiega, «dà inizio a una fase nuova della sua storia, che lo porta a entrare in un mercato fortemente presidiato da pochi player di grandi dimensioni».

La prima domanda è scontata: «Mercato affollato significa vita dura. La preoccupa il rischio fallimento?». E la risposta arriva senza esitazioni: «Siamo tranquilli perché le dimensioni del mercato aumenteranno significativamente sia per il numero delle abitazioni collegate sia per la richiesta sempre maggiore di contenuti».

Qual è la carta vincente?
«La forza di un brand costruito sulla qualità dei contenuti e sulla innovazione tecnologica, con una soluzione unica nel mercato italiano. Noi la chiamiamo Triple play, che significa la simbiosi tra internet, tv, voce. Una caratteristica che ci pone su un piano diverso rispetto ai concorrenti, per i contenuti e per l’esperienza di visione. Sky parte da una ricca varietà di prodotti originali che abbracciano tutti i gli ambiti, dall'intrattenimento alle news, dalle serie tv allo sport. Migliaia di ore di produzioni che fanno la differenza rispetto a qualsiasi offerta televisiva alternativa e a cui vanno ad aggiungersi i contenuti esclusivi delle principali major cinematografiche internazionali e della Home box office (Hbo, l’azienda americana di Warnermedia, che gestisce l’omonima rete televisiva, ndr). Il tutto basandoci sull’esperienza che garantisce la piattaforma Sky sui diversi dispositivi e sulla possibilità di avere tutto ciò che si desidera in un unico posto, con l’accesso anche ai principali fornitori di servizi disponibili sul mercato.»

Come definirebbe la nuova Sky?
«L’operatore emergente del mercato, che allarga il raggio d’azione in Italia grazie a un solido know how tecnologico dell’azionista Comcast negli Stati Uniti e della stessa Sky in Gran Bretagna.»

Può fornire i numeri essenziali dell'operazione Italia?
«L’investimento supera i 230 milioni di euro e ha già portato all’assunzione di 270 persone, tra cui oltre 200 ingegneri che provengono  dal mondo delle telecomunicazioni. Si aggiungono alle 1.400 persone che hanno lavorato alla nascita e allo sviluppo del gruppo in Italia: 800 dipendenti Sky e 600 collaboratori occupati nell’indotto. Daremo un contributo significativo alla diffusione delle connessioni ultraveloci in pura fibra nel Paese, aiutando al tempo stesso il decongestionamento del traffico delle reti esistenti. Un aspetto da non sottovalutare visto che durante l’emergenza sanitaria alcune piattaforme di streaming sono state costrette a ridurre la qualità dei video trasmessi per evitare di mettere ulteriormente sotto stress le reti degli operatori telefonici..»

Il mercato è fortemente presidiato da grandi società. Come vi distinguerete?
«I contenuti, che sono da sempre il nostro punto di forza vero, diventano come mai in precedenza la killer application per stimolare l’attivazione di linee in vera fibra, attive attualmente solo nel 15% delle abitazioni cablate. Questo permetterà quel cambio di passo necessario al sistema Paese per avanzare sul fronte della digitalizzazione. La spinta verrà dagli utenti, che per utilizzare i servizi offerti chiederanno una rete più performante. Ciò è particolarmente vero per gli abbonati Sky, che sono abituati da tempo a utilizzare lo streaming e l’on demand..»

Può fornire qualche numero?
«La base abbonati fa ampio uso della banda larga con oltre 1,5 milioni di Sky Q (la piattaforma tecnologica per vedere le tv, ndr), 2,7 milioni di famiglie connesse a Sky on demand e 3,1 milioni a Sky Go, il servizio televisivo online. Numeri importanti, che generano consumi significativi e in continua crescita. Prima dell’emergenza sanitaria i download delle famiglie collegate con Sky avevano superato i 44 milioni di titoli al mese, mentre lo stesso periodo dell’anno precedente erano 36,5 milioni. Nel corso del lockdown questo dato è cresciuto addirittura del 50%, superando i 66 milioni. La pandemia , nella sua tragicità, è stata laboratorio di sperimentazione: dalle videoconferenze allo scambio di dati e documenti. Sky ha investito per realizzare ex novo una infrastruttura di ultima generazione interamente in fibra , battezzata Ultra Network, che garantisce una connessione eccellente e che raggiunge nell’ultimo miglio le abitazioni cablate avvalendosi della rete in fibra di Open Fiber. Un sistema particolarmente adatto per i contenuti audiovisivi. Già oggi lo streaming video assorbe più del 60% del traffico in download, una quota salita all’80% durante la crisi del Covid19, in cui è aumentata la richiesta di banda e traffico dati. Il 70% del consumo di banda internet è relativo alla fruizione di contenuti video, in Italia come nel mondo. Il sistema Sky è un hub unico che permette l’utilizzo simultaneo di tutti i dispositivi, dalla tv ai computer, dai tablet a smartphone e consolle da gioco..»

Chi sono partner, fornitori e start up coinvolti?
«Una ventina di aziende nazionali e internazionali per la fornitura delle tecnologie adottate nei data center, nei punti operativi distribuiti sul territorio, nelle infrastrutture d’interconnessione. Sono coinvolte realtà internazionali tra le più accreditate come Cisco e Infinera ma anche start up italiane specializzate. Tra queste le emiliane KPI6, specializzata nell’analisi dei comportamenti e delle abitudini degli utenti e Pigro, nel campo dell’intelligenza artificiale. Aggiungo Clariter, giovane azienda italiana, attiva nei test su prodotti o servizi digitali e l’Università del Sannio, che ha sviluppato per prevenire e gestire sovraccarichi della rete..»

L’approdo di Sky nelle tlc risponde all’esigenza di cambiare pelle e quindi di ridurre drasticamente l’impegno come pay tv?
«Esattamente il contrario. Restiamo presenti come pay tv, ma ci siamo resi conto che i driver principali dello sviluppo delle telecomunicazioni sono i contenuti, che passano dallo streaming e quindi dalla rete. Così abbiamo deciso di puntare sul loro matrimonio con l’infrastrut tura, passando dai canali televisivi tradizionali all’utilizzo on de mand, su richiesta..»

Che politica commerciale avete deciso?
«Al momento il servizio Sky Wifi è offerto in anteprima alle famiglie abbonate residenti in 26 grandi città, che diventeranno 120 entro l’estate, coprendo i capoluoghi italiani principali. In questo modo chi ha già scelto Sky può affiancare ai pacchetti di contenuti prescelti una connessione altamente per formante che valorizza nel modo migliore l’esperienza di visione offerta dalla piattaforma Sky e offre una connettività senza limiti su qualsiasi altra attività on line. Nei prossimi mesi Sky Wifi verrà offerto anche a chi non è abbonato a Sky con un contratto che combinerà il servizio di banda larga in fibra con l’offerta di contenuti televisivi di qualità e di Sky Q, i film di Sky. Tutto via fibra, senza necessità di utilizzare il satellite. Siamo convinti di poter dare la spinta decisiva alla diffusione della banda larga in Italia. Un passaggio decisivo è stata l’emergenza sanitaria, con milioni di italiani che hanno sperimentato il lavoro e lo studio a distanza, dalle loro case..»

È una strada di non ritorno?
«Il Covid19 ha rivoluzionato il modo di vivere delle persone e impresso una spinta notevole alla domanda di connettività. Il cambio delle abitudini lavorative e domestiche ha implicato l’aumento marcato del traffico. In Italia, secondo i dati dell’Osservatorio sulle comunicazioni di Agcom, i flussi di traffico sulle reti fisse nel mese di marzo è aumentato di oltre il 90% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo cambiamento radicale dello stile di vita ha portato gli utenti ad avere una consapevolezza maggiore della necessità di una connettività fissa efficiente e di qualità, evidenziando i limiti delle soluzioni basate esclusivamente sul broadband mobile, le più diffuse in Italia. Prima dell’emergenza, la lentezza nella diffusione della fibra nel nostro Paese era principalmente dovuta a un problema di domanda, per quanto vi siano da sempre ritardi anche sul fronte dell’offerta di connessioni in fibra. Nelle classifiche internazionali del 2019 l’Italia risultava ventitreesima nella classifica de Paesi europei. Sempre sul fronte dell’offerta, l’indice europeo che misura la copertura della banda larga ultraveloce (100 Mbps e oltre) conferma i ritardi italiani..»

In che misura?
«Risultano collegate appena il 30% delle famiglie, contro una media europea del 44% per cento..»

La guerra è persa?
«Tutt’altro. Stiamo recuperando terreno grazie all’accelerazione degli investimenti nella fibra vera, la Ftth. L’Italia, secondo un recente studio,  è tra i Paesi europei che hanno fatto maggiori passi avanti nella costruzione delle reti in fibra vera, portando a 8,2 milioni le famiglie cablate nel 2019, in aumento di 1,9 milioni rispetto al 2018. E il numero è destinato a superare i 20 milioni nel 2023. Dal lato della domanda, ad oggi gli abbonamenti a banda ultra larga in Ftth attivi sono poco più di  milione. La vera fibra Ftth rappresenta attualmente solo il 6,2% degli accessi totali anche se l’emergenza Covid ha accelerato l’attivazione di nuove utenze. Nel complesso l’Italia non è stata ferma. Non siamo ai primi posti in Europa, ma oggi non partiamo da zero e la traiettoria è virtuosa..»

La creazione di una rete unica in fibra gioverebbe al Paese?
«In astratto il progetto è auspicabile e, ormai, se ne parla da molto tempo, fin dal 2012. La rete unica significa aumento della massa critica degli investimenti e la loro accelerazione. Il risultato non potrebbe che essere la maggior diffusione dei servizi digitali, anche nelle aree a densità minore di popolazione, dove oggi la presenza è praticamente nulla. Ad una condizione: chi ha la maggioranza della società a cui fa capo la rete unica non può essere anche fornitore di servizi..»

Si riferisce a Telecom Italia?
«È una regola che deve valere per tutti. A meno che non venga separata la parte infrastrutture dalla vendita dei servizi, il che significa responsabilità e gestioni diverse evitando così conflitti d’interesse e mettendo gli operatori nelle stesse condizioni. Poi sarà il mercato a premiare i servizi migliori ai prezzi migliori..»

Come immagina l’azionariato della società per la rete unica?
«I soci ideali sono Cdp, fondi pensione, investitori istituzionali a lungo termine affiancati dagli operatori delle telecomunicazioni..»

Si sta andando in quella direzione
«Me lo auguro. Del resto è quella preferita a livello europeo..»

Può essere uno dei grandi progetti finanziati con i fondi europei?
«Con la logica che ho descritto e a quelle condizioni direi proprio di sì..»

È una occasione da non perdere?
«Certo, anche perché il mercato della banda larga offre ampie opportunità di crescita sia per gli operatori tradizionali sia per gli emergenti. Basti considerare che su un totale 8,2 milioni di abitazioni cablate alla fine del 2019 le linee attive, e quindi paganti, sono circa 1,2 milioni. Questo significa che c’è un potenziale di ben 7 milioni di abitazioni cablate che non hanno ancora attivato la connessione in fibra..»

Non teme che l’arretratezza dell’Italia sul fronte digitale possa compromettere i piani di Sky?
«Abbiamo analizzato molto bene i piani di Open fiber e non sono preoccupato. Negli ultimi tre anni sono stati fatti passi da gigante. In più le previsioni per i prossimi due, tre anni sono positive. Ci vorrà qualche tempo, ma colmeremo il gap con l’Europa. Già oggi il confronto con Paesi come la Gran Bretagna non è scoraggiante. Certo non bisogna fermarsi. Anzi, occorre accelerare. E Sky darà un contributo importante. Negli anni Cinquanta, quando in Italia sono state costruite le autostrade, non c’erano flussi di traffico adeguati. Poi l’offerta ha creato la domanda. Con le autostrade digitali accadrà lo stesso, incentivando i clienti a sottoscrivere contratti in misura maggiore rispetto a prima..»

In particolare possono crearvi problemi i ritardi sull’avanzamento di Open fiber nelle aree bianche?
«No. La colpa è della burocrazia, ma gli ostacoli saranno superati..»

Aiuterà il decreto semplificazioni?
«Va nella direzione corretta, con la previsione di regole molto più snelle che risulteranno decisive perché non è un problema né di risorse disponibili né tecnico..»

Nel mercato televisivo italiano sta montando la polemica sulla pubblicità, con la Rai accusata di fare concorrenza sleale e indiscrezioni su possibili accordi che potranno portare alla riduzione della pubblicità sui canali televisivi pubblici di cui anche voi potreste avvantaggiarvi. Lo ritiene uno scenario possibile?
«È uno scenario di buon senso. La Rai opera in regime di canone e la pubblicità è in aggiunta. Non può esagerare..»

Sta stracciando i prezzi di vendita degli spazi pubblicitari?
«Un po’ tutto il mercato sta cercando di recuperare il terreno perso durante l’emergenza sanitaria con politiche commerciali aggressive. Fa parte delle regole del gioco. È meno accettabile che lo faccia chi si finanzia con il canone..»

Sui diritti tv del calcio siete in piena bagarre legale con la Lega Serie A. Avete pagato la prima rata per la prossima stagione ma non l’ultima. È ancora possibile un accordo?
«Spero di sì. C’è una considerazione importante da fare. In Gran Bretagna e Germania Sky ha raggiunto accordi con le rispettive Leghe di calcio che danno valore aggiunto a entrambe le parti: sia a chi è titolare dei diritti televisivi, cioè le squadre, sia a chi trasmette le partite. Il mio augurio è che possa essere trovata una intesa e sono ottimista..»

A che punto siete?
«Abbiamo chiesto di aprire il confronto e siamo in attesa che decidano di sedersi al tavolo delle trattative..»

La decisione del Consiglio di Stato di evitarvi le esclusive sul web è un brutto colpo. Quanto Sky è ancora intenzionata a investire sul calcio in Italia?
«Gli investimenti di Sky Italia nel calcio italiano hanno superato i 7 miliardi e andremo oltre. Certo la decisione del Consiglio di Stato ci ha lasciato un po’ basiti. Ne prendiamo atto anche se non implicano che l’esclusiva venga meno. Fino al maggio 2022 valgono i vecchi contratti, che fanno parte della gara avvenuta nel 2018. Faremo il nostro dovere. La decisione del Consiglio di Stato riguarda la gara per le stagioni 2021-2022..»

Come giudica la presenza dei fondi d’investimento nella serie A?
«C’è un interesse forte degli investitori, che giudico positivamente anche se non conosco i contenuti delle offerte, né il modello delle proposte..»

Il canale della Lega calcio, sul quale punta il gruppo spagnolo Mediapro, vostro concorrente, è sempre un nemico da combattere?
«Ultimamente se ne è parlato poco e non mi pare un progetto chiaro. È una delle strade che la Lega può prendere. In proposito sono neutrale. L’importante per Sky è offrire sempre ai clienti le partite di calcio, non necessariamente in esclusiva. Sono entrambi scenari possibili, naturalmente a costi diversi. È già stato così in passato, nel 2015  2016. Il punto vero per noi è che abbiamo creato un rapporto con gli spettatori basato sulla qualità. Per questo preferiscono vedere le partite da noi..»

È arrivata prima la scelta di Sky della diversificazione nella banda larga o quella di Maximo Ibarra come amministratore delegato?
«La scelta di Sky, che ha richiesto molto tempo di preparazione. Il mio compito è guidarla al meglio..»

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