Da deepfake a bolle informative,
il confronto tra esperti
evidenzia i rischi per informazione e democrazia
nell’era dell’intelligenza artificiale.
L'elegante cornice del teatro di Villa Torlonia è diventata il palcoscenico di un dibattito cruciale sul confine, sempre più labile, tra realtà e simulazione digitale. In un’epoca in cui l' intelligenza artificiale non è più una promessa del futuro ma una presenza pervasiva, la capacità di orientarsi nel mare magnum dei contenuti sintetici rappresenta la nuova frontiera della cittadinanza attiva. Il tema della media literacy, al centro del progetto SkyUp Edit che ha già coinvolto oltre 36.000 studenti italiani, emerge non solo come una necessità educativa, ma come un imperativo per la salvaguardia della salute mentale e della stabilità democratica.
Il fenomeno dei deepfake ha recentemente colpito persino i vertici istituzionali, come dimostrato dai casi che hanno coinvolto la Presidenza del Consiglio italiana, spingendo le autorità a invocare un rapido aggiornamento delle normative. La facilità con cui immagini e video manipolati possono diventare virali è stata esemplificata dal recente caso della nevicata nella penisola russa della Kamchatka: video spettacolari che hanno ingannato non solo gli utenti social, ma anche diverse testate giornalistiche. Come evidenziato dalla professoressa Tiziana Catarci, docente di ingegneria informatica alla Sapienza di Roma, la qualità tecnica di queste produzioni ha raggiunto livelli tali da rendere difficile una distinzione immediata. «I video oggi sono incredibilmente credibili perché realizzati con una perizia tecnica superiore rispetto al passato», osserva Catarci, sottolineando come la prima difesa debba essere la consapevolezza della fonte: «Bisogna verificare chi ha prodotto quel contenuto e con quali intenti, anche se ricostruire la provenienza non è un'operazione semplice per il cittadino comune».
Sul fronte della regolamentazione, il confronto si sposta sulla responsabilità delle piattaforme digitali. Massimiliano Capitanio, commissario AGCOM, paragona la rete a una strada che necessita di regole condivise per evitare incidenti fatali. Se in passato si tendeva a garantire alle piattaforme la massima libertà per favorirne lo sviluppo, oggi questo approccio non appare più sostenibile. Secondo Capitanio, è necessario che i social media accettino una vera e propria responsabilità editoriale: «Non è più tollerabile che sulle piattaforme circolino venditori di merce contraffatta, finti chirurghi o notizie infondate create per il semplice clickbaiting ». L'autorità sta intervenendo con sanzioni e rimozioni per violazioni del diritto d'autore e protezione dei minori, ma il commissario ribadisce che la normativa europea deve diventare più tempestiva ed efficace.
Un altro aspetto insidioso della vita digitale riguarda il potere degli algoritmi nel condizionare le opinioni personali attraverso la creazione di eco-chamber o bolle informative. Eleonora Viscardi, tech influencer ed imprenditrice, descrive questo meccanismo come un flusso che tende a riproporre costantemente contenuti simili ai nostri interessi, confermando i nostri pregiudizi e impedendo il confronto con idee divergenti. «Quando ci sentiamo all'interno di una bolla in cui tutto sembra trattato con lo stesso tono, dobbiamo interrogarci perché probabilmente siamo dominati dall'algoritmo», spiega Viscardi. Per sfuggire a questa trappola, la tech influencer suggerisce di forzare il sistema cercando attivamente punti di vista differenti o utilizzando nuovi strumenti di reset degli interessi introdotti da piattaforme come Instagram.
Il dibattito, moderato da Sarah Varetto, Executive Vice President Communications, Inclusion and Bigger Picture di Sky Italia si fa ancora più stringente quando la manipolazione digitale tocca temi etici profondi, come la rappresentazione della violenza. Un video diffuso dall'account della Casa Bianca ha destato scalpore per aver mescolato filmati reali di attacchi bellici con sequenze tratte dal videogioco Call of Duty. Per la professoressa Catarci, questo accostamento è «orrendo» perché rischia di smarrire la concretezza e la tragicità della vita reale, riducendo la guerra a una sorta di prodotto estetico vincente. Anche per il commissario Capitanio, tale commistione tra realtà e finzione è inaccettabile sotto il profilo giornalistico ed etico, evidenziando come la politica e la stampa debbano mantenere ben distinti i messaggi di comunicazione dalla rappresentazione fantasy.
In definitiva, sebbene si discuta di divieti più stringenti per l'accesso dei minori ai social — come il limite dei 16 anni in Australia o le proposte italiane per i quindicenni — la vera sfida resta quella dell' educazione digitale. Eleonora Viscardi sostiene che troppi divieti possano essere controproducenti se non accompagnati da una formazione consapevole che permetta ai giovani di riconoscere i pericoli. La conclusione del percorso SkyUp The Edit, prevista per il 27 maggio durante gli Sky Inclusion Days, celebrerà proprio questo impegno nel coltivare un pensiero critico e indipendente, l'unico vero antidoto contro l' inganno digitale. Come sintetizzato dalla professoressa Catarci, il consiglio fondamentale resta quello di «crearsi dei meccanismi cognitivi per un ragionamento aperto e fuori dagli schemi », perché la tecnologia può evolversi, ma la responsabilità finale appartiene sempre all' essere umano.
Articolo a cura di Simone Rossi
per "Digital-News.it"
(twitter: @simone__rossi)
