A Livorno Ancelotti e Seedorf hanno avuto uno scambio di opinioni un po' vivace. «Una volta succedeva di peggio, ma non c'erano così tante telecamere», ha minimizzato Galliani. «Sky ha occhi ovunque, ma io sono un uomo di tv e non posso che comprendere, anche se alla fine devo stare attento pure io. Questa volta ho avuto una telecamera fissa che mi stava addosso tutto il tempo».
Trentacinquesimo del secondo tempo, il Milan va a andamento lento, il movimento senza palla latita e il Livorno cresce. Preoccupato, Ancelotti richiama Seedorf, con il quale si era già punzecchiato prima. «Siete troppo lenti», dice. E l'olandese, stizzito: «Invece di urlare venite a aiutarci voi che siete in panchina». La frase si conclude col lancio di una bottiglietta verso l'allenatore.
Nello spogliatoio, l'allenatore è ancora scocciato: «Sei stato fortunato perché non avevo più cambi, sennò uscivi». Dopo, naturalmente, Ancelotti appare ancora arrabbiato, ma fornisce una versione classica: «Quella fra me e Seedorf è stata una discussione sul campo, la questione finisce qui. Se lo avevo ripreso per cose sue o di tutta la squadra? È un affare fra me e Seedorf».
«Ancelotti era ancora arrabbiato? È logico, ma chiudiamola qui. Ci siamo dati la mano alla fine. Io mi sono sfogato in quel momento, lui si è sfogato; non ci sono problemi. Lavoriamo insieme da quattro anni e mezzo, ci conosciamo. Lavoriamo con lo stesso obiettivo, ci arrabbiamo, ci confrontiamo, e anche questo dimostra che siamo uniti. Cose del genere succedono sempre in campo, non è stata la prima volta e non sarà l'ultima. Questo rapporto chiaro è una bella cosa».