Auditel: Mediaset (e TgCom) esultano, Sky non fa drammi

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Fonte: opinione.it

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Sky Italia
  mercoledì, 04 aprile 2007
 00:00
A Via Salaria il colpo l’hanno sentito, eccome. Se dal punto di vista della fredda analisi i primi dati di ascolto dei canali satellitari certificati Auditel rispecchiano, tutto sommato, quanto pubblicitari e addetti ai lavori si potevano aspettare, sul piano dell’immagine quel solco impressionante tra i due colossi tradizionali della nostra televisione e le percentuali da prefisso telefonico dei canali portabandiera di Sky è difficile da salutare con una sincera esultanza.
 
“Siamo tranquilli – mettono le mani avanti gli uomini di Murdoch - Essendo una pay tv, sappiamo che i nostri indici di ascolto li facciamo quando i telespettatori ci rinnovano l’abbonamento”. E di certo, se oltre quattro milioni di italiani pagano qualche decina di euro di abbonamento ogni mese, di quando in quando un’occhiata ai canali satellitari la daranno pure. Brucia, però, la lettura severa che parte della stampa ha dato e soprattutto brucia l’articolo quasi irridente pubblicato da TgCom, il portale di casa Mediaset, nel pomeriggio di lunedì, quando i dati non erano stati ancora ufficializzati.

“Ma era prevedibile che quella testata desse un’interpretazione del genere – spiegano a Sky –. Da parte nostra c’era il timore che potessero prevalere letture distorte dei dati di ascolto: se si parte dal presupposto che lo 0,8% di share fatto da un film su Sky Cinema sia un fallimento, senza rendersi conto che gran parte del pubblico nella serata di domenica era diffuso su decine e decine di altri canali satellitari, non si comprende il senso della multicanalità. I giornalisti devono scegliere gli indicatori che spieghino ai lettori qualcosa sugli aspetti rilevanti”. I numeri dicono che circa il 9,5% dei telespettatori era sintonizzato domenica sera sul satellite, una percentuale sostanzialmente eguagliata nella giornata di lunedì, con una media, almeno in prime time, di un milioncino di telespettatori.
 
Da Sky fanno notare come ci sia una stratificazione di share molto buona, come cioè la fascia tra i 15 e i 54 anni, quella appetita dagli inserzionisti, sia fortemente rappresentata. L’ultimo dato sulle 24 ore di lunedì segna un buon 13% di share nel target commerciale 15-54 anni e un 17,9% del target socio-economico alto. Numeri da terzo polo televisivo, se segmentati così. D’altra parte, anche chi va a spiluccare quotidianamente tra gli ascolti delle televisioni dovrà abituarsi a scelte strategiche di palinsesto totalmente diverse da quelle che caratterizzano il consueto braccio di ferro tra Rai e Mediaset.
 
I dati dimostrano infatti che gli spettatori che fuggono dalla tv generalista si diffondono a macchia di leopardo tra le mille opzioni di scelta che che la pay satellitare offre. Insomma: se Tom Mockridge decidesse di fare la corsa su Cologno e cercasse di concentrare l’audience su un singolo evento in maniera sistematica, potrebbe forse ottenere risultati di share più lusinghieri, ma aprirebbe un problema con gli abbonati, che non troverebbero più nella piattaforma satellitare un grande vantaggio rispetto alla vecchia tv.

Chi si abbona alla tv a pagamento, in genere, lo fa proprio per avere la libertà di guardarsi in prima serata un programma tagliato su misura per sé e quindi concepito già in partenza per catalizzare circoscritte fasce di pubblico. “Per noi – si consolano a Sky - la frammentazione dell’ascolto è un obiettivo raggiunto, perché dimostra la capacità di appagare tante nicchie, prese tutte nella loro specificità. Guardando gli ascolti di domenica, si scopre una lista che al suo apice non presenta grosse sorprese, premiando l’evento sportivo in diretta, il film in prima visione su Sky Cinema 1 e la serie televisiva su Fox. Più si scorre verso il basso, però, più si scoprono quelle nicchie che sono la vera forza di Sky, cioè i canali tematici più specifici”.
 
Unica macchia davvero inattesa, gli esigui ascolti di Sky Tg 24, premiato di recente da un meritato Oscar della Tv ma massacrato dalle percentuali Auditel. “Come numero di contatti, però, non va male”, provano a eccepire a Sky. Sarà, ma la delusione resta tutta.
 
Ed eccoci alla reazione degli operatori pubblicitari. Che i centri media non guardassero ai dati Auditel sulle satellitari come a una “bibbia”, è cosa nota: da tempo infatti le stime elaborate autonomamente per i propri clienti rappresentano una realtà. Nondimeno, la pubblicazione dei numeri è servita da conferma. "I dati non ci hanno nè sorpreso – è stato il commento di Norina Buscone, Managing Director Carat Expert, la divisione ricerche del Gruppo Aegis Media Italia -, nè spaventato: le nostre stime andavano in quella direzione. Interrogativi restano sulle audience del calcio, ma si trattava di una domenica di campionato non troppo “calda”, visto che ci siamo persi l’evento clou, ovvero l’anticipo". Sky, che ha raccolto le audience più elevate, rappresenta anche la “star” della raccolta pubblicitaria. "Le nostre stime sul 2005 e 2006 – prosegue la Buscone – parlano di un 65% del totale investimenti raccolti complessivamente dal satellite".

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