I telecronisti soffrono lo stress da Tour

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Fonte: Il Giornale

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Sport
  venerdì, 27 luglio 2007
 00:00

Il Tour de France di quest'anno è un grande calvario non solo per il mondo del ciclismo ma anche per chi ha la sventura di doverlo commentare.

Le telecronache per bocca di Auro Bulbarelli, Alessandra De Stefano e Davide Cassani assomigliano tanto a quello sketch di tanti anni fa in cui Alighiero Noschese imitava il mezzobusto del tiggì Mario Pastore.

Il giornalista dava una notizia, subito dopo gli arrivava una telefonata e allora lui, con imbarazzata mestizia, era costretto ogni volta ad annunciare: «Mi dicono che non è vero».

Tutta così la storia di questa corsa: non fai in tempo a celebrare l'impresa di Vinokurov a suon di: «grande Vinokurov, eccezionale Vino, che tempra, che coraggio, che resistenza alle avversità», e il giorno dopo sei costretto alla pronta rettìfica dell'enfasi, al desolante «mi dicono che non è vero»: che delusione Vinokurov, che peccato Vino, questa proprio non ce la dovevi fare.

Hai appena finito di elogiare le fughe di Rasmussen, l'indomita voglia di dominare le montagne a dispetto di tutto e tutti, persino dei sospetti che da qualche giorno gli gravitavano addosso: grande Rasmussen, che determinazione nel voler vincere il Tour, chi se lo aspettava un Rasmussen così.

Questa volta passa appena mezza giornata per la retromarcia che avrebbe mandato in brodo di giuggiole Noschese: non è vero niente.

Rasmussen torna a casa (altro che maglia gialla in cassaforte) e con lui si cerca di far ritornare indietro tutti gli aggettivi che erano stati spesi in suo onore e gloria: no Rasmussen tu questo non ce lo dovevi fare, non dovevi raccontare il falso.

Già al giro d'Italia avevamo speso parole di solidarietà per il trio dei telecronisti in evidente difficoltà nel commentare uno sport col beneficio di inventario, a rischio continuo di smentita.

Ma quello che sta accadendo al Tour supera ogni immaginazione, anche perché avanti di questo passo altro che il «quasi gol» con cui Niccolò Carosio, ai tempi, dava lirica voce ai propri tentennamenti visivi.

Finirà che all'arrivo di una tappa il telecronista non potrà nemmeno scandire con sicurezza il nome del vincitore, se non tacendolo precedere da molteplici forme dubitative: forse ha vinto, ma chi può dirlo con certezza, meglio non sbilanciarsi, e tantomeno se mi chiedete chi è la vera maglia gialla.

Pare che Bulbarelli, alla fine del Tour, abbia già prenotato un bravissimo psicanalista per superare lo stress accumulato. Che la De Stefano abbia già chiesto agli organi competenti di considerare il commento al Tour come un lavoro usurante ai fini della pensione anticipata. Che Cassani abbia avvisato i parenti di voler partire subito per un lungo e solitario viaggio.

Roberto Levi
per "Il Giornale"

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