Cobolli Gigli: 'meno calcio in tv per riportare la gente allo stadio'

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Fonte: Tuttosport

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Sport
  martedì, 28 agosto 2007
 00:00
Vedere Parma-Juventus in tv, domani sera alle 21, si può. E' solo un po' costoso, visto che bisognerebbe avere 250.000 euro da spendere. D'altronde, il prezzo l'hanno trovato alto anche le tv, nessuna delle quali ha comprato i diritti venduti dalla Lega calcio e il cui prezzo è stato fissato in 250.000 per non svilire il prodotto complessivo della Coppa Italia, che verrà venduto in un pacchetto unico a partire dagli ottavi di finale.
 
Insomma, né la Rai, né Mediaset, né La7 e neppure i circuiti locali hanno ritenuto di spendere quella cifra per acquistare la partita dei bianconeri. Forse non solo perché timorosi che il ritorno in termini di audience non fosse buono (la Juventus e, soprattutto la Juventus euforizzata di questi ultimi giorni, garantisce sempre ottimi ascolti), ma anche nella logica di una trattativa serrata con la Lega per l'acquisto dei diritti della Coppa che negli anni è diventata la meno eccitante dal punto di vista mediatico.
 
Così, domani sera per i tifosi parmensi e juventini ci sarà la radio e la possibilità di vedere brevissime sintesi nei tg della notte, oppure quella di andare allo stadio. Come per altro si auspica il presidente bianconero Giovanni Cobolli Gigli in un'intervista al quotidiano economico Milano Finanza, nella quale tratta argomenti legati ai diritti televisivi.
 
In sintesi, Cobolli sostiene che l'effetto «rarità» dell'evento calcistico in tv, aumenterebbe il pubblico dal vivo, rendendo, per altro, più appetibile il prodotto partita per le tv che non vivono di sole azioni sul prato, ma anche di contorno e colore: uno stadio semivuoto è triste da vedere anche attraverso uno schermo.
 
Ma il discorso è più articolato: «L'unione fa la forza. Il calcio italiano deve valorizzare, il proprio prodotto: il modello credo possa essere quello inglese, dove il "prodotto" Premiership è migliorato per gli spettatori televisivi e per quelli allo stadio. Bisogna trovare un gruppo di fruitori che possano pagare di più i diritti delle squadre a fronte di un prodotto migliore, guardando anche molto ai mercati stranieri dove il calcio italiano ha perso posizioni proprio rispetto alla Premier League. L'obiettivo è quello di ottenere un miliardo di euro dalla vendita collettiva dei diritti, 300 milioni in più rispetto ai 700 di adesso. E' una cifra che secondo società che lavorano nel settore diventa realistica in una prospettiva di medio periodo. Se si vendessero meglio i diritti si potrebbe arrivare a un obiettivo di un miliardo. Se cresce la concorrenza con l'ingresso di nuovi attori sul mercato, bisogna vendere pacchetti e bisogna non vendere in maniera unica».
 
Questo, in sostanza, può anche volere dire che il prodotto calcio potrebbe essere spalmato su una miriade di mezzi di comunicazione. Una partita su Sky, una su Fastweb, una su Alice tv: una jungla tecnologica che renderebbe difficile l'orientamento al tifoso meno esperto. Ma Cobolli, sempre nell'intervista a MF, spiega: «Posso vendere tre partite della Juve, due partite del Genoa, una partita di Serie B a un'emittente che può essere interessata. E posso vendere altri pacchetti ad un'altra. Cioè posso ritagliare all'interno del palinsesto momenti di televisione sportiva che possano essere di interesse di una emittente piuttosto che di un'altra. Insomma, magari il calcio non sarà tutto solo su Sky, ma certamente quello che avrà Sky lo trasmetterà solo Sky. Quindi, per i consumatori, potrebbe non essere difficile orientarsi. Credo sia opportuno anche creare l'effetto rarità per portare più gente allo stadio: troppa offerta crea inflazione. Questo metodo ha portato un sacco di soldi in termini di diritti televisivi in Inghilterra».
 
Guido Vaciago
per "Tuttosport"

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