Un segno distintivo, una filosofia identica per tutte le discipline. E' questo il criterio secondo il quale Giancarlo Tomassetti, classe 1945, esperienza plurinennale in Rai come regista di eventi sportivi, vorrebbe vedere in tv i Giochi olimpici di Pechino. In un'intervista esclusiva a Datasport, Tomassetti ripercorre l'evoluzione della regia televisiva sportiva, in particolare con riferimento alle Olimpiadi, ricorda le sue esperienze professionali personali e rivela quali sono le sue attese per Pechino 2008. Come e` cambiato nel corso della storia della televisione il modo di riprendere un evento sportivo, con riferimento, in particolare, all'evoluzione che c'e` stata nell'ambito dei Giochi olimpici?
"In linea assolutamente generale, quello che cambia, sul piano delle riprese, e` l'avvento di nuove tecnologie (passaggio dal bianco e nero al colore, dal colore al digitale, il formato 16/9 e l'alta definizione), la moltiplicazione delle telecamere e, generalmente, una nuova concezione del linguaggio (accanto al gesto tecnico, oggi e` immediato vedere anche la reazione emotiva dell'atleta, e del pubblico). Questa e` la prima cosa. Un secondo elemento, invece, e` quello rappresentato dal passaggio da un broadcast generico a una cosiddetta televisione olimpica (TVO), che, sotto il controllo di un gruppo, in questo momento soprattutto quello di Manolo Romero, raccoglie i contributi di vari broadcast, service o settori tecnologici".
Le Olimpiadi, per la regia televisiva di un evento sportivo, sono state nel corso gli anni una palestra per sperimentazioni e novita` oppure sono state il raggiungimento di un traguardo, nel senso che si e` sperimentato prima e, al momento dei Giochi, si e` raccolto quanto seminato in precedenza?
"L'una e l'altra cosa, perche` c'e` una dialettica fra industria e tecnologia da una parte e l'evento televisivo dall'altra. Una cosa influenza l'altra".
Nella sua esperienza professionale, a livello di Olimpiadi, ci sono Barcellona 1992, Albertville 1992 e Torino 2006. Quali sono le sue considerazioni su queste esperienze?
"Dal momento in cui un solo host broadcast non e` stato piu` in grado di fare un'intera Olimpiade, ma c'e` stato il bisogno di un consorzio di molti soggetti per riuscire a coprire tutte le discipline, bene, da quel momento, essendosi sviluppata parallelamente una regia di personalizzazione dell'evento olimpico (come fa la Rai da quindici anni a questa parte), io ho preferito dedicarmi alla regia di una singola disciplina all'interno di un evento. Cosi` e` stato a Barcellona per la scherma, ad Albertville per il chilometro lanciato e a Torino per slalom speciale e gigante. L'esperienza interessante e` la seguente: a me piace teorizzare sulla regia e, man mano che vado avanti, mi rendo conto che c'e` un passaggio ineluttabile dalla figura del regista che ha in mano il progetto e l'esecuzione dell'evento nello stesso tempo, al regista specializzato in una sola delle due cose. In questo momento c'e` una divisione fra i due momenti: da una parte si progetta e dall'altra si realizza, si esegue".
Dal punto di vista televisivo, che cosa si aspetta da Pechino 2008?
"Mi aspetto alcuni caratteri fondamentali. Soprattutto, come sempre ha fatto l'equipe guidata da Manolo Romero, mi aspetto un'unica regia, ovvero un segno distintivo, una modalita` di ripresa che segua una filosofia identica per tutte le discipline. Inoltre, accanto all'aspetto tecnico, mi aspetto che vengano sottolineati anche i valori umani dello sport, e questo in maniera unitaria in tutte le discipline. Infine, mi aspetto un innalzamento dello standard di ripresa, con l'introduzione di nuove tecnologie".
Intervista realizzata
da "Datasport.it"