L'ultima frontiera del reality: 40 bambini da soli nel deserto (con video)

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Fonte: La Repubblica

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Televisione
  lunedì, 20 agosto 2007
 00:00
Chissà cosa avrebbe detto Alexander Neill, il pedagogista scozzese morto nel 1973, fondatore della leggendaria scuola inglese Summerhill in cui gli studenti erano incoraggiati a creare e gestire il proprio governo, nel vedere il prossimo reality show della CBS, Kid Nation, che andrà in onda a partire dal prossimo 19 settembre avvolto da un grande mistero (solo quattro minuti di trailer sono stati fatti vedere in televisione e su Internet). Di certo sono bastati quei quattro minuti a scatenare una polemica che promette di essere fra le più accese della prossima stagione televisiva, se non dell'anno.
 
Lo scorso aprile e maggio la CBS ha mandato 40 ragazzini dagli 8 ai 15 anni in una città fantasma in New Mexico, Bonanza City, per vivere da soli e costruire una società dalle fondamenta. Privi di telefono, i ragazzini hanno vissuto per 40 giorni lavorando fino a 14 ore al giorno di fronte alle telecamere: l'obiettivo, secondo il creatore Tom Forman (cui si devono altri reality show televisivi) era quello di «riuscire ad avere successo dove gli adulti hanno fallito».
 
Secondo psicologi, professori di comunicazione, mass media e difensori dei diritti infantili e della famiglia in realtà i bambini sono stati "costretti", se non altro da se stessi e dai loro coetanei, a lavorare indefessamente per costruire la loro società: hanno dovuto vivere senza elettricità o acqua corrente, dormire in sacchi a pelo per terra, cucinare i loro pasti, pulire le strade della città, gestire negozi, avevano solo tre cambi di vestiti e stabilivano le proprie regole e orari. E sebbene per alcuni sia stata l'esperienza più faticosa mai avuta nelle loro giovani vite, la cosa più difficile cui abituarsi, per molti di loro, sembra sia stata l'idea di essere costantemente filmati. A differenza di altri reality show nessuno viene eliminato e alla fine ci sono 20.000 dollari in palio per i più meritevoli.
 
Nello show i 40 ragazzini sono divisi in quattro distretti, e ogni tre giorni partecipano a una gara in cui vengono decisi i loro lavori e stipendi per quel particolare episodio. La squadra al primo posto guadagna status di "upper class", un dollaro di moneta cittadina e può fare quello che vuole. Al secondo posto i "mercanti" che guadagnano 50 centesimi e gestiscono i negozi, al terzo i "cuochi" che per 25 centesimi cucinano e lavano i piatti e all'ultimo i "lavoranti", che puliscono la città per 10 centesimi. Se i lavori vengono completati la città guadagna un premio, a scelta fra qualcosa di cui i ragazzini hanno bisogno e qualcosa che desiderano.
 
Ai critici che denunciano sfruttamento di minori la CBS ribatte che i ragazzini erano liberi di andarsene quando volevano (e alcuni lo hanno fatto ma i loro nomi sono stati tenuti segreti per
timore che "rovinassero la sorpresa") e che ognuno di loro ha ricevuto uno stipendio di 5.000 dollari. E i genitori, accusati di aver abbandonato a se stessi dei minorenni per 40 giorni, hanno sottolineato che i bambini non erano in realtà mai soli, visto che cameramen, impiegati della produzione, medici, psicologi ed esperti di animali selvatici erano sempre a portata di mano se necessario. «Non si può giudicare una cosa che non si è ancora vista» dice Suzanne, la madre di uno dei bambini di 10 anni coinvolti nello show. «Io so che mio figlio è tornato a casa più forte e più sicuro di se».
 
Ma i critici non sono convinti: «I ragazzini lavoravano e come», ha detto Mark Andrejevic, professore di studi della comunicazione all'Università dell'lowa e autore di "Reality TV: il lavoro di venir osservati", «e lavoro significa sottomettersi a condizioni imposte dai datori di lavoro per generare profitti. Per me è un vero e proprio sfruttamento». Non che questo preoccupi la CBS che, in attesa di grandi ascolti, ha già cominciato il processo di selezione di altri 40 ragazzini per la prossima stagione.
 
Silvia Bizio
per "La Repubblica"

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