Nel Paese dei talent show si canta per cambiar vita

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Fonte: La Repubblica

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Televisione
  sabato, 26 aprile 2008
 00:00

Gli anni passano, cambiano i governi, le mode, i gesti e le parole in questa Italia che fa fatica spesso a riconoscersi. Ma c'è una cosa che ancora la unisce, dalle Alpi alla Sicilia, che mette insieme cuori e passioni, sogni e desideri. L'Italia canta.

E se negli anni Sessanta cantava alla "Festa degli sconosciuti" di Ariccia, o al concorso delle "Voci Nuove" di Castrocaro, dove generazioni di ugole in erba hanno depositato i loro sogni di gloria, oggi il palcoscenico è la televisione

Benvenuti nell'Italia dei "talent show", dove si costruiscono i sogni, dove nascono le star del futuro, benvenuti in un universo di speranze e canzoni dove legioni di adolescenti pensano di poter cambiare vita, diventare famosi, conquistare la fama e il successo.

Sono decine di migliaia i ragazzi che partecipano alle selezioni per poter avere accesso alla ristretta cerchia dei concorrenti, in ventimila hanno partecipato a quelle di "X-Factor", il programmadi Rai Due che da qualche settimana mette a confronto giovani cantanti, in trentamila sono andati ai provini di "Amici", che da sette anni macina ascolti su Canale 5, mettendo a confronto aspiranti ballerini, attori e cantanti. Un esercito.

Dietro al quale ci sono altrettanti aspiranti star, che prendono parte alle selezioni di "talent show" minori, come "Celebrity" che va in onda su Sky, storici come "Sanremo Giovani", o nei mille concorsi che continuano ad esistere in ogni regione.

Se fino a una decina di anni fa era ancora normale pensare di sfondare nel mondo dello spettacolo passando attraverso una inevitabile gavetta, dall'avvento in tv dei reality show il meccanismo di selezione delle star è stato abbondantemente rivoluzionato.

E se nel mondo del teatro o della danza gli effetti sono ancora limitati, in quello della musica l'effetto è stato dirompente. Negli Usa il talent show di maggior successo è "American Idol", il programma più seguito dal pubblico televisivo statunitense, e i suoi vincitori, come Kelly Clarkson o Carrie Underwood dominano già le classifiche. In Inghilterra la trasmissione di punta è "X-Factor", che lo scorso anno ha incoronato regina Leona Lewis, attualmente nella top ten sia in America che in Europa.

«È un evoluzione naturale», dice Simona Ventura, "giurata" eccellente della versione italiana di "X-Factor", in onda attualmente su RaiDue, «nella società italiana ci sono talenti incredibili che non ce la fanno, non hanno carattere, o semplicemente non ci credono più, perché pensano che tutto sia deciso a tavolino. Invece questi programmi dimostrano che ognuno può avere la possibilità di partecipare e magari di vincere. Se è bravo».

«Quella di "Amici" è una scuola seria», dice Maria De Filippi, «che non ha la pretesa di creare un cantante o un ballerino ma ha la pretesa di far uscire un talento e presentarlo alle case discografiche o alle compagnie di danza. Non presentiamo un prodotto, tant'è che i ragazzi nella scuola sono vestiti tutti uguali, non hanno look particolari da cantanti o artisti già formati. Il talent show "Amici ", inoltre, offre la possibilità ad autori sconosciuti di venir fuori, non costruiamo talenti ma li facciamo emergere».

I numeri parlano chiaro: "Amici" è arrivato alla settima edizione e marcia sulla solida base di un ascolto medio di 6.300.000 spettatori, ha fatto nascere 3 spettacoli musicali che hanno girato per tutta l'Italia, sette compilation discografiche, due libri (uno dei quali attualmente nella top ten dei libri più venduti in Italia).

E ogni volta che i "ragazzi di Amici" vanno in piazza con qualche serata, ad accoglierli ci sono decine di migliaia di persone. Insomma, un successo indiscutibile. E' il trionfo della "generazione talent", che canta in casa con il Singstar, suona la chitarra dei videogiochi, mette video su You-Tube facendo il playback della canzone di successo, che ama mettersi in competizione con gli altri pur di poter arrivare a dimostrare le proprie doti, cantando.

I critici della "generazione talent" sottolineano che, almeno per ora, in Italia nessuno dei ragazzi che hanno vinto questi concorsi hanno raggiunto poi un vero e proprio successo, non sono nemmeno entrati in competizione con i cantanti, gli attori o i ballerini del mercato "vero". Ma è solo questione di tempo.

Nei primi anni di "American Idol" non era successo nulla, oggi i discografici guardano persino i provini per cercare la star di domani. E domani, probabilmente guarderanno YouTube per cercare il nuovo divo di Hollywood.

Ernesto Assante
per "La Repubblica"
(24/4/08)

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