L'avvocato Domenico d'Amati, consulente di diritto del lavoro, rintraccia nel testo il progetto eversivo e l'obbrobrio giuridico: "L'affidamento dei poteri all'Agcom e al ministero delle Comunicazioni finisce per attribuire al governo un potere di intervento sull'informazione e la programmazione televisiva, in contrasto con i principi ripetutamente affermati dalla Corte Costituzionale, secondo cui l'emittente pubblica deve essere soggetta soltanto al controllo del Parlamento. Con la creazione dell'organismo esterno si realizzerebbe l'obiettivo di reincarnare, dopo 70 anni, il defunto MinCulPop". Ai telespettatori sarà impedito di giudicare cambiando canale oppure protestare tramite le associazioni di consumatori; l'Agcom s'arroga il diritto di interpretare la "sensibilità" e tutelare "i principi di completezza e correttezza, obiettività, lealtà, imparzialità, pluralità dei punti di vista e osservanza del contraddittorio da raggiungere nelle trasmissioni di informazione quotidiana e di approfondimento". Il messaggio è obliquo eppure chiaro: attenzione, voi che fate informazione - Annozero? - se pronunciate un pensiero "a" dovete ritrattarlo con un pensiero "b ". Non basta? "Ciò esige un'applicazione attenta della deontologia professionale del giornalista, coniugando il principio di libertà con quello di responsabilità".
Sul cucuzzolo che introduce la censura svetta l'Agcom, sorretta dal governo, ma in fondo s'ammassano confusione e masochismo. I giornalisti della Rai saranno legati dal nuovo contratto di servizio e osservati speciali dal comitato di controllo: poco importa, l'azienda pubblica rinuncia ai dati di ascolto. Non le interessa sopravvivere, perché ormai ha deciso di morire. Nonostante nei conti Rai siano scomparsi i previsti 300 milioni di pubblicità, coperti dal canone e da mutui bancari, l'Agcom consiglia di invertire la tendenza: "Più trasmissioni di programmi che non rientrano nell'offerta delle emittenti commerciali, anche at traverso la predisposizione di un piano strategico per il recupero dei generi culturali di nicchia, compresi il teatro, la musica sinfonica, la lirica, nelle tre reti generaliste, diversificando e segmentando l'audience". Calabrò non teme l'esilio di Pirandello e Beckett, semmai annuncia una resa incondizionata a Mediaset: quale tv promuove le nicchie incurante dell'audience? Era previsto.
per "Il Fatto Quotidiano"