Rai richiamata da Agcom per i ritardi sistematici del prime time,
tra sforamenti d'orario, affollamenti pubblicitari
e violazioni del Contratto di Servizio.
Il confine tra flessibilità editoriale e disservizio pubblico si è fatto pericolosamente sottile per la Rai , finendo sotto la lente d'ingrandimento dell' Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni . Nella riunione di Consiglio dello scorso 28 gennaio 2026, l' Agcom ha ufficializzato un richiamo formale nei confronti della televisione di Stato, contestando il mancato rispetto degli orari di programmazione , una pratica che, secondo l'Autorità, avrebbe ormai assunto i contorni di un' abitudine sistematica piuttosto che di una gestione episodica degli imprevisti di palinsesto.
La vicenda affonda le radici in una serie di segnalazioni giunte nell'autunno del 2025, quando numerosi telespettatori hanno denunciato ritardi ricorrenti nella messa in onda dei programmi di punta della prima serata . Tra i casi più emblematici citati dall'Autorità figura la fiction "La ricetta della felicità", trasmessa il 2 ottobre 2025 con un differimento di venti minuti rispetto all'orario annunciato delle 21:30. Analoga sorte è toccata a format di grande richiamo come "Affari tuoi" e "Tale e Quale Show", i cui ritardi sono stati imputati dagli utenti anche a interruzioni pubblicitarie giudicate eccessivamente prolungate. Il malumore del pubblico , tradotto in esposti formali, ha evidenziato come tale discrepanza non sia soltanto un fastidio tecnico, ma una lesione dei diritti dell'utente che, finanziando il servizio tramite il canone, si aspetta una programmazione ordinata e prevedibile.
La difesa di Viale Mazzini, affidata a una nota di riscontro dell'ottobre 2025, ha cercato di derubricare la questione invocando il principio dell' indipendenza gestionale . Secondo la concessionaria, le previsioni del Contratto di Servizio non andrebbero riferite al minuto esatto della messa in onda, poiché «l'autonomia editoriale della Rai consente una flessibilità e discrezionalità in relazione alle esigenze di programmazione». La Rai ha inoltre sostenuto che gli orari comunicati al pubblico tramite stampa o promozioni televisive possano naturalmente variare a causa dell' effettiva durata di programmi e notiziari.
Tuttavia, il monitoraggio tecnico effettuato dall'Agcom nel trimestre settembre-novembre 2025 ha restituito un'immagine diversa della realtà. I dati hanno rivelato scostamenti sistematici , in particolare su Rai 1 e Rai 2, con ritardi che superano frequentemente i dieci minuti , arrivando in certi casi a oltrepassare la soglia dei venti minuti se si escludono le consuete anteprime dell' access prime time . L'indagine ha inoltre fatto emergere una correlazione tra questi ritardi e la gestione degli affollamenti pubblicitari : sebbene i limiti di legge siano stati formalmente rispettati grazie ai meccanismi di recupero orario, è stata rilevata una concentrazione massiccia di spot nella fascia 20:30-21:00. Questa strategia, che vede picchi di affollamento superiori al 12% , allinea di fatto il comportamento del servizio pubblico a quello dei principali operatori commerciali come Canale 5, nonostante la Rai sia soggetta a vincoli normativi più stringenti .
A complicare la posizione dell'azienda è emerso un cortocircuito comunicativo interno . Mentre gli uffici legali della Rai negavano l'esistenza di un problema sistematico, il Direttore Rai Intrattenimento Prime time diffondeva un comunicato il 27 ottobre 2025 annunciando la volontà di « tagliare alcuni minuti al programma "Affari Tuoi", in modo da ottimizzare l'inizio dei programmi di prime time». Tale iniziativa, descritta come una scelta «orientata al rispetto dei telespettatori al fine di poter godere della programmazione in orari più accessibili a tutti», non ha però trovato un riscontro effettivo nei dati di monitoraggio successivi, restando di fatto una dichiarazione d'intenti non seguita da un reale cambio di rotta nei palinsesti.
Per l'Agcom, la nozione di "orari di trasmissione " inserita nel Contratto di Servizio deve essere interpretata in modo rigoroso , riferendosi agli orari di effettiva messa in onda comunicati ai cittadini. Lasciare l'utente in una condizione di sospensione prolungata non solo compromette la qualità percepita del servizio , ma intacca l' affidabilità e l' immagine stessa della Rai come istituzione pubblica. Nel richiamare solennemente la società al rispetto dell' Allegato 1 del Contratto di Servizio , l'Autorità ha ribadito che la trasparenza e la puntualità sono tratti distintivi e irrinunciabili del mandato pubblico . Resta ora da capire se Viale Mazzini saprà ristabilire quel patto di fiducia con i telespettatori o se la questione diverrà oggetto di ulteriori contenziosi davanti al TAR del Lazio , opzione quest'ultima prevista dal provvedimento stesso .