Diliberto si oppone al reality di Costanzo sulla vita carceraria
La replica di Costanzo non si fa attendere: "Vorrei precisare che la lettura della parola 'reality' non è nell'accezione corrente, come se si parlasse del Grande Fratello. Reality si intende realtà, e cioè documento, documentario che racconta la vita delle persone detenute e quella della polizia penitenziaria. Noi facciamo una trasmissione per capire e per conoscere".
Altrove, questo il titolo del programma, dovrebbe andare in onda nella prossima stagione, per l'esattezza dal 3 ottobre, su Italia Uno per "raccontare la vita di detenuti e guardie carcerarie", spiega Costanzo. Una striscia di mezzora in seconda serata, seguita da un talk show sugli incontri con i familiari.
Ma Diliberto e Crapolicchio contestano l'iniziativa. Chiedono "se sia compatibile con il dettato costituzionale relativo all'esecuzione della pena", paventano il rischio "elevato e grave" di "violare la riservatezza dei detenuti, spettacolarizzando con la formula del reality show la loro vita quotidiana e i loro sentimenti" e di "banalizzare il lavoro dei detenuti e l'azione di recupero fatta dagli assistenti sociali che lavorano nelle carceri.
Inoltre, aggiungono, "è offensivo verso l'istituzione parlare dell'utilità sociale del carcere attraverso la formula del reality che spettacolarizza e incentiva inadeguate curiosità". Infine l'interrogazione chiede "in forza di quali requisiti, relativi al 'trattamento dei detenuti', il responsabile del Dap abbia affidato l'incarico di curare il progetto proprio al commissario Santoro e al vice ispettore Lo Cascio".