La presentazione dei palinsesti autunnali di Mediaset che avverrà domani, giunge in un momento un po' complicato. E non solo per l'azienda di Cologno Monzese. Non è un mistero infatti che sia imminente un cambio della guardia alla direzione della rete ammiraglia del gruppo, quella di Canale 5 che se dal punto di vista degli ascolti tutto sommato continua reggere il confronto con Rai Uno, sta soffrendo un appannamento dal punto di vista dell'immagine. La mancanza di contenuti nuovi, la rivisitazione costante e comunque di programmi e formati ormai visti e conosciuti, i disastri a raffica sul fronte della fiction - fino a un paio di anni fa vero fiore all'occhiello della rete - hanno portato alla decisione finale. Certo, che al posto dell'attuale timoniere - un Giovanni Modina seriamente candidato alla poltrona di vice direttore generale dell'azienda - si siedano Fatma Ruffini, Giorgio Restelli o Giancarlo Scheri, diventa irrilevante se la strategia del network non cambia. Il problema è che le linee guida dei tre palinsesti vengono decise dal board - Piersilvio Berlusconi, il suo direttore generale Alessandro Salem e il capo del marketing Marco Paolini - e che ai direttori non resta che ratificare le decisioni prese e condurre la barca senza troppi scossoni.
Per questo, dall'analisi dei palinsesti che verranno presentati, si potrà capire se e come Mediaset sarà in grado di reggere l'urto autunnale di una Rai carica invece di fiction coi fiocchi, di star come Fiorello o la Hunziker che faranno la loro comparsa sugli schermi di stato, ma anche di diatribe politiche che imbriglieranno con lacci e laccioli idee e programmazione delle tre reti. Il tutto mentre Sky si sta ormai accaparrando le fasce pregiate del pubblico televisivo, complice anche un investimento sui mondiali di calcio che mai avevano reso tanto ad un network che ne aveva acquistato i diritti. Il trampolino tedesco - sfruttato alla grande dagli uomini di via Piranesi - permetterà all'azienda di Murdoch di "spaccare" nel prossimo autunno, grazie alla credibilità ed alla fiducia guadagnata in questi due mesi di lavoro. Quello che si aspetta invece, è il passaggio di Telecom Italia Media - ovvero La Sette ed MTV - al gruppo De Agostini-Telefonica, che tutto vorranno fare con la montagna di soldi investiti, tranne che conservare la nicchia d'ascolto attuale. Il tre per cento per oltre mezzo miliardo di Euro appare davvero pochino.