La Tsi si innova, non tradisce
Ma a ben guardare, questo addio della Tsi al pubblico italiano proprio addio non è stato. Andiamo con ordine. Dalle ore 12.45 di lunedì scorso, la Televisione svizzera ha spento i suoi ripetitori analogici. In parole povere, il suo segnale che arrivava in Lombardia e Piemonte attraverso il canale 36, oggi non arriva più.
Se ne sono accorti in tanti, soprattutto quelli che la ricevevano a Milano e dintorni. Ma in puro stile elvetico, non ci sono state esplosioni, demolizioni, cataclismi, non c'è stato alcun dramma. Da lunedì pomeriggio la Televisione svizzera si è completamente digitalizzata, e ora può essere ricevuta in tre modi: via cavo (in Svizzera), con la parabola satellitare (dagli svizzeri all'estero) e con il decoder digitale terrestre (in Svizzera e in parte del Nord Italia). E quest'ultimo decoder è lo stesso che molti di noi stanno già usando qui in Italia, per vedere Rai, Mediaset, La7 e tante altre emittenti. Non è un decoder speciale, svizzero: è proprio lo stesso che sta nelle nostre case, o in vendita sui banchi dei centri commerciali.
Qualcuno aveva annunciato disastri, disaffezioni, anatemi, raccolte di firme, petizioni pubbliche e private per questo distacco.
Un portale su Internet (Dax media) aveva giustamente raccolto i timori, le critiche, i problemi legati a questo passo tecnologico da parte della Tsi. Ma, a conti fatti, le cose (almeno in questi primi giorni) sembrano essere andate meglio di quanto previsto. Anche al di qua del confine: tanto che molti telespettatori nemmeno sapevano della fatidica data e così hanno continuato a vedere Tsi senza alcun problema con il decoder digitale terrestre. Come già facevano prima.
Il direttore della Rtsi, Remigio Ratti, l'aveva già dichiarato proprio su questo giornale alcuni mesi orsono: il passo tecnologico era necessario, doveva essere fatto, perché la regione Ticino era stata scelta dalla Svizzera come apripista, cioè come la prima regione in cui sopprimere il vecchio segnale tv analogico in favore di quello digitale terrestre (un sistema che garantisce un'assoluta qualità di immagine, priva cioè di scariche e righe).
Dopo il Ticino, toccherà all'Engadina, che a novembre riceverà i segnali della tv soltanto in digitale. Poi, entro il 2008, tutta la Svizzera sarà coperta da questa innovazione tecnologica. Senza tanti drammi, rispettando le date previste. Va bene, direte voi: ma il Nord dell'Italia come fa senza più il segnale della Tsi? E Milano sarà orfana della mitica Tv svizzera? Che faremo senza il meteo così affidabile? E quei famosi film in prima visione? E il tg così preciso, serio, ben fatto? E le inchieste di Falò? Qui è utile fare dei distinguo: chi scrive ha chiamato amici e conoscenti e ha verificato la visione della Tsi sul digitale terrestre. In Brianza uno su due la vede ancora. A Milano idem. Addirittura c'è chi continua a vederla nel province piemontesi di Alessandria e Novara. Sempre sul digitale terrestre. Sempre senza problemi. Certo, non stiamo parlando di statistiche ufficiali, di valide percentuali di campioni di rilevamento: ma c'è la prova, anche minima se volete, che non servono «investimenti di tempo e denaro per vedere ancora la Tsi» (come avevano scritto alcuni), che non servono «complessi ed effimeri sistemi d'antenna per vedere la Tsi in certe zone» (come altri hanno scritto su certi siti). Per favore, siamo concreti. Non facciamo del catastrofismo.
Certamente molti che vedevano la Tsi con il sistema analogico e oggi non ricevono più il segnale non avranno scelta: o si doteranno di un decoder oppure non la vedranno più la Televisione svizzera. Ma l'innovazione tecnologica va avanti in questo campo. A grandi passi. Insistere sull'analogico sarebbe stato controproducente. Ma ve l'immaginate cosa avranno detto i marinai a vela per contrastare il varo delle più veloci e comode navi a motore? E gli autisti delle diligenze a cavallo quali cattiverie avranno detto contro le corriere a motore? E coloro che scrivevano con le macchine da scrivere cosa avranno inventato per controbattere l'uso delle tastiere dei primi computer?
Dino Balestra, direttore della Tsi e da novembre prossimo sostituto del professor Ratti, non ha dubbi: per Tsi il passaggio al digitale terrestre era ed è un passo molto importante.
Non è un tradimento verso gli italiani. Perché la Tsi è sempre lì, dietro l'angolo, con il suo bagaglio di cultura, con il suo radicamento storico, con la sua lingua italiana, con i suoi ottimi programmi di informazione e di cultura. Oggi sta sul digitale terrestre. Certo la vorremmo vedere tutti, e magari (come un tempo, ricordate?) in mezza Italia, anzi, dato che ci siamo, in tutta la Penisola. Purtroppo al momento questo non è possibile: possiamo però sperare che questa piccola-grande Tv svizzera di lingua italiana, vero esempio di ottima televisione, non possa un giorno tornare alla grande da noi. Magari con un gesto di lungimiranza del mondo politico e imprenditoriale italiano. Nel segno magari della reciprocità: se in Svizzera si vedono le tv italiane, pubbliche e private, perché gli italiani non possono vedere la televisione elvetica che parla la nostra stessa lingua?
Nel frattempo, un consiglio: cari telespettatori del Nord, non disperate, provate a cercarla la Tsi prima di darvi sconfitti. E se proprio siete tra quelli che non la vedono più, state in qualche modo in contatto. Magari attraverso il suo sito (www.rtsi.ch).
La Televisione svizzera potrebbe quanto prima riapparire in una sorta del Meglio della Tsi, sempre sul digitale terrestre, ma all'interno di un bouquet (si dice così) di Rai o Mediaset. Le trattative ci sono. Magari non corrono rapide, ma vanno avanti.
La tradizionale serietà elvetica insegna che è meglio fare le cose bene (e con calma) piuttosto che in fretta (e male). Intanto, auguri alla Tsi, e che il digitale terrestre le serva non solo a recuperare i suoi gloriosi, appassionati utenti di sempre, ma anche a trovarne di nuovi. Padani sempre, ma stavolta anche digitali.